Potenziale progresso o bolla?

Anche a Bergamo è mania Bitcoin Vediamo di capirci tutto per bene

Anche a Bergamo è mania Bitcoin Vediamo di capirci tutto per bene
Cronaca 25 Ottobre 2017 ore 05:30

Anche a Bergamo il business delle cryptovalute, come i Bitcoin, si sta allargando sempre più, le molte pubblicità sui social, l’espansione dei Multi Level Marketing (le cosiddette vendite a piramide) fan sì che particolarmente i giovani si avvicinino a questo mondo di “nuova finanza” con tutti i rischi insiti in ciò che ancora non si conosce a fondo. Con questo non si vuole gettare fango su tutte le cryptovalute presenti sul mercato, ma si consiglia di porre attenzione in quanto sono già state scoperte alcune società estere che, applicando il “metodo Ponzi”, sono entrate in possesso dei patrimoni di clienti senza che questi avessero modo di recuperarli. Il consiglio è quello di affidarsi a consulenti abilitati e costruirsi una solida formazione finanziaria.

Un po’ di chiarezza. Probabilmente molti di voi avranno sentito parlare di Bitcoin, soprattutto negli ultimi mesi quando il loro valore di mercato è schizzato alle stelle. Coloro che amano navigare nel web, per esempio, avranno notato che sempre più store online di servizi e merci accettano questa valuta virtuale come mezzo di pagamento, che quindi sembra non essere più solo un investimento esotico. Ma alla domanda: «Che cosa è esattamente un Bitcoin», quanti saprebbero rispondere correttamente? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

 

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Il punto di partenza. La prima “moneta digitale de centralizzata” è stata lanciata nel 2009 da una misteriosa persona, la cui identità è tuttora segreta, conosciuta con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. Da allora il valore di un singolo Bitcoin è variato notevolmente, passando dai mille dollari di fine 2013, ai minimi sotto i trecento dollari nel 2015 per poi rimbalzare fino ai massimi di cinquemila dollari della scorsa estate. Possiamo dire che la volatilità sia una caratteristica fondamentale di questa “valuta”.

Come funziona. Diversamente dalle valute tradizionali, che sono emesse dalle Banche Centrali, Bitcoin non ha un’autorità monetaria centrale ma è sostenuta da una rete peer-to-peer composta dai computer degli utilizzatori della valuta, simile alle reti che sostengono i ben più conosciuti Skype e il sistema di file sharing BitTorrent. La valuta in sé è generata quando i computer di questa rete sono impegnati nel risolvere complessi problemi matematici, una procedura conosciuta come “mining” (estrazione). Il sistema è strutturato in maniera tale che diventa sempre più difficile risolvere questi problemi matematici composti da enormi calcoli e quindi la velocità di estrazione è sempre più lenta, così come la produzione di Bitcoin, fino ad arrivare al limite posto di ventuno milioni. Di conseguenza non esiste la possibilità per un’ipotetica banca centrale di iniettare moneta nel sistema e di svalutarne valore. L’intera rete, inoltre, è utilizzata per monitorare e verificare sia la creazione di Bitcoin sia il suo trasferimento tra utenti. Per adempiere a questo compito collettivamente viene mantenuto un registro dove vengono riportate tutte le transazioni e le operazioni. Attraverso questo meccanismo sono assegnati anche i nuovi Bitcoin, in quanto ogni dieci minuti viene assegnata una certa quantità fissa di valuta a un utente che abbia aggiornato il registro.

 

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Una crescita esplosiva. Se vi siete persi durante la spiegazione, vi capisco e credo sia abbastanza normale per i non addetti ai lavori ma questo sottolinea anche l’opacità del processo e la difficoltà nel regolarlo. Tuttavia, il motivo che ha riportato alla ribalta questa valuta virtuale negli ultimi tempi è il rapido aumento del suo valore e il sospetto che questa rapida crescita sia un’enorme nuova bolla speculativa. La crescita in dollari di un Bitcoin è stata straordinaria: se avessimo comprato mille dollari nel luglio 2010 oggi saremmo milionari con un conto in banca di circa sessanta milioni (avete letto bene, parliamo di numeri ad otto cifre). Anche le altre cryptovalute hanno avuto comportamenti simili, anche se non così esplosivi, portando il loro valore di mercato complessivo vicino ai cento miliardi di USD. Un’ascesa del genere è difficilmente sostenibile e sempre più spesso al termine Bitcoin viene associata la parola “bolla”. Ma al di là di tutto, diventa rilevante cercare il motivo di tale trend. Si tratta semplicemente di una follia speculativa o c’è la possibilità che il Bitcoin stia assumendo un ruolo più sostanziale di mezzo di scambio, bene rifugio? Siamo di fronte a qualcosa più simile ai tulipani d’Olanda del XVII secolo, all’oro, al dollaro statunitense oppure a qualcosa di completamente nuovo?

Analogie possibili. Cominciamo con la similitudine più estrema, associamo il Bitcoin ai tulipani, quindi a un’isteria di massa dove il prezzo crescente incentiva ulteriori acquisti indipendentemente dall’asset in sé. I trend di crescita della cryptovaluta è sicuramente pazzesco ma, diversamente dai tulipani, i Bitcoin hanno anche un uso concreto. Ora si può comprare quasi di tutto, dalla pizza ai personal computer. Forse il tulipano non è calzante come analogia, proviamo con l’oro. Senza dubbio qualche somiglianza c’è anche qui. Il valore dell’oro difficilmente è influenzato dalle politiche monetarie dei governi, così come il Bitcoin che una Banca Centrale proprio non ce l’ha. Tuttavia un bene rifugio come l’oro per definizione dovrebbe essere uno strumento relativamente poco volatile, mentre la nostra valuta virtuale è stata capace di passare dai 1.100 dollari del 2013 a meno di duecento dollari solo un anno dopo per poi schizzare quasi ai cinquemila dollari dei nostri giorni.

 

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Sfida al dollaro. A quanto pare, però, il Bitcoin sembra puntare a non essere solo una sorta di oro digitale, ma un vero e proprio mezzo di pagamento riconosciuto a livello internazionale come l’euro, lo yen o il dollaro. I regolatori stanno cominciando a prendere abbastanza sul serio questa nuova valuta e perfino parte del trend rialzista degli ultimi anni può essere giustificato dal fatto che il Giappone ha deciso di trattare il Bitcoin come qualsiasi altra valuta “fisica”. Tuttavia, il sistema che gestisce il mondo Bitcoin sta già operando al suo massimo e appare complicato riuscire a spingersi oltre come numero di scambi gestiti. Il risultato è che ora una transazione costa mediamente in commissioni cinque dollari e molte ore per essere confermata. In quanto a efficienza la sfida al dollaro statunitense sembra persa in partenza.

Boom come internet. Se il Bitcoin non rientra esattamente in nessuno degli schemi proposti, come possiamo inquadrare la nuova valuta? Probabilmente il paragone più adatto è quello con il boom di internet e delle dot com di fine Anni Novanta. Come internet, le cryptovalute incorporano sia innovazione che potenziale di crescita enorme. Hanno dimostrato che è possibile mantenere e gestire un database pubblico senza che nessuno, in particolare, ne sia a capo. Prendiamo come esempio Ethereum, un’altra valuta emergente, permette lo sviluppo di qualsiasi tipo di progetto attraverso la raccolta fondi tramite dei gettoni, essenzialmente una sorta di moneta privata che può essere scambiata e usata all’interno dei progetti stessi. Sebbene questi sistemi debbano essere gestiti con attenzione, potrebbero creare grossi vantaggi soprattutto decentralizzando il processo innovativo ora in mano a pochi giganti del settore. Questa potrebbe sembrare una via pericolosa per generare innovazione in quanto i progetti potrebbero fallire malamente portando gli investitori a perdere tutto e diffondendo tensioni sul mercato finanziario. Sebbene questo sia vero a livello generale, nel caso delle cryptovalute il rischio è limitato. Coloro che comprano questo tipo di asset difficilmente sono soggetti fortemente avversi al rischio, e poiché si tratta normalmente di sistemi chiusi, anche il rischio contagio resta residuale.

 

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Bolla a fin di bene. Possiamo addirittura sbilanciarci affermando che questa bolla potrebbe avere impatti positivi. Sicuramente i regolatori dovranno fare in modo che le valute virtuali non diventino un incentivo per le attività criminali ma dovrebbero pensarci molto bene prima di eventualmente strozzare con eccessiva regolamentazione un settore che fa d e l l’innovazione e sperimentazione il suo punto di forza. Usare eccessiva durezza sul mondo dei Bitcoin non solo infrangerebbe la bolla ma ci priverebbe, forse, di una sana ed utile spinta innovativa in campo “monetario”.