Intervista

Anche la montagna si organizza per ripartire: cosa cambia sui sentieri e nei rifugi

Il presidente Paolo Valoti: «Ci stiamo confrontando con vari tavoli: Provincia, Comunità Montana, Bim e Parco delle Orobie. Un’azione comune necessaria a rilanciare le nostre valli, che sono turismo ed economia». Il messaggio del Soccorso Alpino

Anche la montagna si organizza per ripartire: cosa cambia sui sentieri e nei rifugi
04 Maggio 2020 ore 09:49

di Angelo Corna

In questo momento difficile, il mondo delle Terre Alte getta la basi per una lenta ripartenza. Un focus su valli e montagne durante l’emergenza Covid-19, che viene condiviso dal Club Alpino Italiano, dalle Comunità Montane e dalla Provincia. «La montagna sa aspettare – commenta Paolo Valoti, presidente del Cai di Bergamo -. Fin dai primi di marzo abbiamo chiuso il Palamonti e chiuso i rifugi in attesa di nuove prescrizioni, mentre sono state sospese tutte le attività didattiche e formative fino al 2021. Dobbiamo prendere consapevolezza di una situazione che credevamo inimmaginabile, una bufera invisibile che purtroppo ci ha travolto in maniera improvvisa».

Il rifugio Calvi

Un problema che il Club Alpino bergamasco sta affrontando già da alcuni mesi. «Ci stiamo confrontando con vari tavoli: Provincia, Comunità Montana, Bim e Parco delle Orobie – continua Valoti -. Un’azione comune necessaria a rilanciare le nostre valli, che rappresentano turismo ed economia, e che naturalmente vanno sostenute in questo momento difficile. Abbiamo scoperto con piacere che i nostri rifugisti sono molto tecnologici: ci siamo incontrati virtualmente in videoconferenza e abbiamo iniziati a raccogliere le idee. La situazione si sta ancora evolvendo, servirà tempo per capire come e con che modalità i rifugi potranno riaprire. Qualsiasi attività si penserà di realizzare, non può che partire da quelle che saranno le prescrizioni nazionali, regionali e locali. Un concetto che da sempre ci sta a cuore è la sicurezza. In altri tempi veniva focalizzata sotto l’aspetto tecnico dell’andare in montagna. Oggi il concetto viene centrato sulla sicurezza sanitaria e sulla salute per tutti, che in caso di riapertura dovrà essere garantita in ogni struttura».

Nel frattempo, i rifugisti si apprestano ai lavori di manutenzione ordinaria, sapendo che, quando si presenterà il momento, si troveranno a gestire una situazione diversa e completamente nuova, che richiederà per tutti comportamenti adeguati. «I rifugi non sono solo un luoghi di aggregazione. Sono punti di riferimento, strutture che garantiscono un riparo e un ricovero, sopratutto in caso di emergenza. Sicuramente le strutture riapriranno, il presidio non mancherà, proprio per garantire la sicurezza a chi frequenta le nostre montagne. Restano da definire parametri e modalità».

#saveresources

La tentazione di andare in montagna è forte in questi giorni… ma perché è decisamente meglio restare a casa? Lo spiega bene questo video che vi chiediamo di condividere 😉#saveresources #iorestoacasaIl video è stato realizzato dal Soccorso Alpino Trentino, Soccorso Alpino Alto Adige, Soccorso Alpino e Speleologico Veneto – CNSAS, Bergrettung Tirol e Bergrettungsdienst im Alpenverein in collaborazione con Whiteroom Productions

Pubblicato da Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – CNSAS su Sabato 4 aprile 2020

Un secondo problema che potrebbe presentarsi è il sovraffollamento dei sentieri. «Stiamo valutando quali possano essere i comportamenti più adeguati per evitare una concentrazione di escursionisti lungo i percorsi più battuti. Fortunatamente le nostre montagne vantano una rete sentieristica che supera i duemila chilometri. Una soluzione potrebbe essere quella di rilanciare i percorsi ad anello, come il Giro delle Orobie, che vede il paese di Ardesio come punto di arrivo e di partenza».

Un ritorno alla normalità che avverrà in questi giorni, con una ripresa dell’attività sportiva e motoria all’aperto, anche fuori dal comune di residenza. «In questa fase di lenta ripresa riteniamo particolarmente importante avere, più di ogni altra provincia, un atteggiamento di prudenza e prevenzione. Questo perché la nostra provincia è stata tra le realtà più colpite al mondo. Come bergamaschi dobbiamo avere un supplemento di attenzione. Tutti sentiamo il bisogno di andare in montagna, ma dobbiamo anche ricordare che muoversi all’aria aperta comporta, come ben sappiamo, dei rischi. Gli incidenti comportano il serio impegno del soccorso alpino, esponendo al rischio di contagio tecnici, soccorsi e soccorritori. I prossimi giorni saranno sicuramente molto importanti – conclude il presidente del Cai bergamasco -. Oggi prevale la responsabilità di tutti noi. Solo il comportamento individuale permetterà di avere un effetto collettivo di ragionevole convivenza. Sono convinto che i bergamaschi sapranno riprendere a piccoli passi la normalità di sempre. Con pazienza ritorneremmo a fare montagna, a riassaporare tutti i piaceri e le emozioni che le nostre vette sanno regalarci».

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