La giuria era presieduta da Giuseppe Remuzzi

Se anche un premio per la ricerca diventa motivo di polemica

Se anche un premio per la ricerca diventa motivo di polemica
Cronaca 17 Luglio 2018 ore 12:40

Un milione di euro destinato alla ricerca. A tanto ammonta il finanziamento che Regione Lombardia ha destinato, la scorsa settimana, a Michele De Luca, Tobias Hirsch e Graziella Pellegrini attraverso l’assegnazione del premio “Lombardia è Ricerca”, giunto alla sua seconda edizione. C’è già chi lo ha rinominato «il Nobel lombardo», sottolineandone così non soltanto il peso economico (oggi come oggi, in Italia, un milione di euro per la ricerca non è proprio cosa da poco…), ma anche il peso scientifico. Ad assegnarlo, infatti, è una giuria composta da quindici scienziati di livello internazionale e presieduta dal nefrologo bergamasco Giuseppe Remuzzi, docente del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università degli Studi di Milano e coordinatore Ricerche dell’Istituto Mario Negri (la composizione della giuria la trovate QUI). Ma c’è anche chi ha avuto qualcosa da ridire su questo premio.

 

[I vincitori del premio: da sinistra, De Luca, Pellegrini e Hirsch]

 

La scoperta vincente. Nello specifico, il premio “Lombardia è Ricerca” assegna un milione di euro alla migliore scoperta scientifica nell’ambito delle scienze della vita. Quest’anno i vincitori, come detto, sono stati De Luca, Hirsch e Pellegrini, che hanno presentato la loro sperimentazione per la cura della cosiddetta “Sindrome dei Bambini Farfalla”. Una scoperta innovativa, diventata celebre negli ambienti medici (e non solo) per la sua applicazione clinica su un bambino di 7 anni, Hassan, rifugiato siriano accolto in Germania insieme alla sua famiglia che aveva perso quasi tutta la sua pelle e che grazie all’intervento del chirurgo Hirsch, in collaborazione con l’equipe guidata da De Luca, ha ripreso a condurre una vita normale. A distanza di tre anni, Hassan sta bene. La “Sindrome dei Bambini Farfalla”, clinicamente nota come Epidermolisi Bollosa, è una rara e invalidante malattia genetica che provoca bolle e lesioni sulla pelle e nelle mucose interne ed è accomunata alla fragilità delle ali di una farfalla proprio per come l’epidermide si stacca dal derma. Il team di ricerca italo-tedesco, per la prima volta al mondo è riuscito a rigenerare, mediante terapia cellulare e genica con cellule staminali transgeniche, l’intera epidermide del paziente. Oltre al risultato clinico, la ricerca ha aiutato a capire i meccanismi che regolano l’auto-rinnovamento e la rigenerazione dell’epidermide umana. Da qui la decisione della giuria di “Lombardia è Ricerca” di assegnare a loro il premio per portare avanti questo progetto di ricerca.

La voce controcorrente. Ad annunciare la vittoria è stato il vicepresidente e assessore alla Ricerca e Innovazione di Regione Lombardia, Fabrizio Sala: «Con questo riconoscimento premiamo una scoperta di rilevanza mondiale, premiamo il coraggio di rendere realtà un’intuizione da cui si aprono prospettive di cura anche per malattie più comuni: ai vincitori vanno le mie più vive congratulazioni. Il settanta per cento del premio sarà dedicato a sviluppare attività sul territorio in collaborazione con il sistema della ricerca lombardo. Si tratta di un riscontro significativo non solo in termini di competitività ma anche di occupazione. Con queste politiche stiamo rendendo la Lombardia sempre più un hub internazionale in materia di ricerca e innovazione». La cerimonia di consegna del riconoscimento si terrà al Teatro La Scala di Milano l’8 novembre, una data non casuale: sarà la Giornata della Ricerca istituita dalla Regione in memoria di Umberto Veronesi. Tutto molto bello, dunque. Eppure c’è anche chi ha criticato il premio “Lombardia è Ricerca”. E non è stata una persona qualunque, bensì Elena Cattaneo, professoressa di Farmacologia all’Università degli Studi di Milano e, dal 2013, senatrice a vita. Con un editoriale su Repubblica, la scienziata ha voluto aprire «una riflessione» su come «Regione Lombardia impegna risorse pubbliche».

L’attacco dalle colonne di RepubblicaCitando la stimata rivista scientifica Nature, Cattaneo sottolinea come «questi grossi premi, remunerando gruppi che hanno già finanziamenti», aumentino il divario con il resto degli scienziati. E questa distorsione è ancora più marcata nel momento in cui a finanziare questi riconoscimenti è un ente pubblico: «In questo caso si assiste a una “munificenza di Stato” che attribuisce risorse pubbliche ad una persona o a un gruppo per quel che ha fatto in passato». Soldi pubblici, dunque, che vanno a finanziare scienziati (o progetti di ricerca) già affermati, sottolinea Cattaneo. Questo perché al premio “Lombardia è Ricerca” possono concorrere solo scienziati in attività che presentano un H-index (un indice che tiene conto sia della produttività, sia delle pubblicazioni, sia delle citazioni) pari o superiore a 50. «Un giovane che volesse candidarsi con la sua scoperta non può farlo», scrive Cattaneo. Non solo, la senatrice a vita critica anche il fatto che il settanta per cento dell’ammontare complessivo del premio (settecentomila euro) venga destinato a sviluppare attività di ricerca sul territorio lombardo: «Questi soldi vengono erogati senza sapere su quale ricerca saranno investiti e senza vagliare in modo comparativo alcuna progettualità». Cattaneo, infine, spiega che quest’anno le era stato chiesto di candidarsi, ma che lei ha rifiutato: «Non ho dato seguito (alla richiesta, ndr) in assenza dell’unico modo che, da scienziata, conosco per scegliere cosa premiare con soldi pubblici, nonché l’unica garanzia per massimizzare un investimento istituzionale: la competizione pubblica, aperta a tutti, trasparente, che parta da una “application” e sia rendicontata».

 

La Regione tace. Al di là dello stile dell’editoriale, scritto “in punta di penna”, la posizione espressa da Cattaneo è molto chiara e suona come un attacco alla Regione, che starebbe operando da magnate piuttosto che da ente pubblico. L’impressione è che, tra le righe, la professoressa lasci intendere come il premio “Lombardia è Ricerca” somigli più a un modo per attirarsi le simpatie di un certo mondo piuttosto che un vero riconoscimento destinato ai più meritevoli scienziati. Non la tocca piano, direbbero i giovani oggi. E la Regione come risponde? Per ora tutto tace. Nessuno, da Palazzo Lombardia, ha risposto a Cattaneo. Una posizione di chiusura che, apparentemente, rafforza la posizione espressa dalla scienziata su Repubblica. Forse, anche solo precisare come verranno investiti quei settecentomila euro del premio non sarebbe male…

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