Cronaca
Le vittime sono salite a 43

Il sopravvissuto che ha salvato 150 escursionisti sull'Annapurna

Il sopravvissuto che ha salvato 150 escursionisti sull'Annapurna
Cronaca 20 Ottobre 2014 ore 16:19

Paul Sherridan è un sergente inglese che presta servizio nella polizia del South Yorkshire, nel Doncaster. È una delle 280 persone, tra scalatori e guide, che sono state salvate dai soccorsi, dopo la terribile bufera che si è abbattuta sull’Annapurna mercoledì. La tempesta di neve è stata probabilmente causata dal Ciclone Hudhud, scatenatosi sulla costa orientale dell’India. Il Telegraph ha raccolto la drammatica testimonianza di Mr Sherridan: «Ho visto un ragazzo nepalese la cui faccia stava congelando. Dalla sua guancia pendeva uno strato di ghiaccio. Mi sono avvicinato e gli ho detto: "La tua faccia sta congelando" e mi ha risposto: "lo so", e ha incominciato a piangere e abbiamo entrambi incominciato a piangere. Non sapevo se sarebbe sopravvissuto. Le ferite al suo volto erano molto gravi. (…) Mentre discendevo questo abisso di nulla, ho realizzato che le persone che stavo seguendo non sapevano dov’erano. È stato a quel punto che mi sono reso conto di essermene andato da un posto sicuro per entrare in una situazione di paura assoluta e di puro terrore». E ha aggiunto che, secondo lui, «la tragedia avrebbe potuto essere evitate se le autorità nepalesi avessero preso coscienza delle condizioni meteo in peggioramento e avessero proibito le escursioni».

Una squadra di soccorso in elicottero ha trovato 12 corpi sepolti nella neve: due di questi erano israeliani, uno era polacco, un altro vietnamita e tutti gli altri erano sherpa nepalesi. Una valanga ha sepolto un campo-base usato per le salite sul Dhaulagiri, la settima vetta più alta del mondo. Vi si trovavano due slovacchi e tre guide nepalesi. Nel distretto di Manang ha avuto luogo un’altra valanga, a causa della quale hanno perso la vita quattro canadesi e un indiano. Un’altra ancora è costata la vita a tre mandriani nepalesi.
Tra i dispersi c’è Lizi Hamer, 31 anni. Vive (o viveva) a Singapore e voleva scalare il circuito dell’Annapurna con l’amica Lisa Walton, una ex giocatrice olimpica neozelandese di hockey su ghiaccio. Non è ancora chiaro, tuttavia, se si siano avviate lungo il sentiero. Un gruppo di sopravvissuti ha detto che alcuni loro amici stavano andando incontro alla loro morte, dopo avere pagato 1200 sterline a proprietari di rifugi che avevano promesso di guidarle per poi sparire nel nulla. Eitan Edan, un israeliano di 31 anni, ha perso quattro dei suoi amici. «Ci hanno fatto credere che dovevano camminare se volevamo stare vivi, ma chi è rimasto all’interno del rifugio è vivo». Edan è sopravvissuto dormendo sotto una coperta nella neve per tre ore e mangiando una barretta per recuperare le energie prima di riprendere la discesa.

Mr Sherridan, il poliziotto, pensa invece che camminare li abbia salvati: «Qualcuno gridava, credo fosse una delle guide: “Andate avanti! Andate avanti!”, ma mentre stavamo camminando le condizioni sono peggiorate e a un certo punto il suolo è diventato dello stesso colore del cielo ed era difficile capire in quale direzione ci stavamo muovendo. C’era una donna spagnola vicino a me, terrorizzata come me, e le ho messo un braccio attorno alle spalle, dicendole, “non preoccuparti, non moriremo. Oggi ci salveremo, ci salveremo tutti”. Ci guardavano attorno, ma non vedevamo niente. Fortunatamente, c’è stata una pausa nella bufera e ho visto un palo. Questi pali sono stati la nostra via verso la salvezza. Abbiamo incominciato a scendere per due ore seguendo questa traccia, anche se qualche volta non riuscivamo a vederli per interi minuti. Comunque, sembrava che ci recassero conforto, conferendo ordine alla situazione. Camminare non soltanto ha salvato la mia vita, ma quella di almeno altre dieci persone che credevo fossero con me. Ma man mano che proseguivamo, mi sono reso conto che non erano solo dieci persone, erano probabilmente 150. Mi sono fermato, ho guardato in giro e ho pianto. È stato in quel momento che ho sentito il rombo di una valanga. È stato orribile».
Una volta al sicuro, Mr Sherridan ha telefonato ai suoi genitori, Henry e June, per informarli di quanto era successo e per fare sapere alla moglie, Lesley e ai figli Hannah (23) e Matthew (20) che era sano e salvo.