Com'è andata al Druso

Anni Novanta, operazione nostalgia Ma c’è chi se li ricordava migliori

Anni Novanta, operazione nostalgia Ma c’è chi se li ricordava migliori
25 Novembre 2017 ore 09:20

L’aggettivo «favolosi» lo si associa abitualmente agli anni Sessanta. Qualche volta Settanta. Se qualche ex paninaro vuole metterci gli Ottanta, da ricordare per il mallet (cappelli corti sopra e lunghi dietro, per uomini veri) e gli abiti con le spalline, ok. I Novanta ancora ci erano sfuggiti, ma del resto tutto quello che prende le distanze dal presente assume contorni mitici. Nostalgia canaglia. Forti di gigantografie di Willy, il principe di Bel-Air, telefilm con un giovanissimo Will Smith, Micheal Jordan, Britney Spears e via dicendo, sabato scorso sono arrivati al Druso di Ranica quelli di Hot Shot – 90 in da house, che con una formula semplice hanno colto nel segno. C’è la coda all’ingresso per fare un tuffo indietro di due decenni, nonostante si paghi dieci euro (senza consumazione). La selezione musicale non si fa scrupoli di attingere al trash da alta classifica. Così scorrono in rapida successione Rhythm Is a Dancer degli Snap, Scatman’s World di Scatman John, Baby Baby di Corona. E altre brutture di minor diffusione, che molti che avevano vent’anni, in quel periodo, faticano a riportare alla memoria.

 

 

L’idea è bella e ci si diverte anche, a tratti, con qualche trovata molto «pane e salame» tipo dei ciambelloni gonfiabili a forma di paperotto lanciati sul pubblico. Però di All that she wants degli Ace of Base e di Wannabe delle giovani Spice Girls sapevano di non poterne fare a meno, mentre ci aspettavamo un po’ di materiale alternativo in più. Ce n’è stato, eccome, anche ballabile, in quegli anni. Smack My Bitch Up dei Prodigy l’hanno messa, per fortuna, anche se tagliata brutalmente. La sufficienza, alla fine, l’operazione la guadagna a malapena. Nostalgici sì, ma dal palato fine. Sennò ci resta l’amaro in bocca.

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