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Una rivoluzione storica

Apple più potente di uno Stato e sta pure per cambiare il mondo

Apple più potente di uno Stato e sta pure per cambiare il mondo
Cronaca 11 Marzo 2015 ore 08:25

In un articolo scritto poche ore prima del lancio dell’Apple Watch, Cellulare-magazine.it ha spiegato con dovizia di particolari il seguente problema: per poter realizzare i pezzi della «collezione Edition [guardatevela e rifatevi gli occhi, qui e anche nella gallery qui sotto]: sei espressioni di Apple Watch di inimitabile eleganza, ognuna impreziosita da una cassa in oro 18 carati due volte più duro dell’oro tradizionale» (parole di Apple) l’azienda di Cupertino ha già ordinato un terzo della produzione annua mondiale di oro. Si tratta di 746 tonnellate del prezioso metallo a fronte delle 2.500 circa estratte ogni anno. TidBits, un sito specializzato richiamato nell’articolo, «ha calcolato che, al prezzo di 1.200 dollari all’oncia, il costo per il rifornimento sarebbe di 28,8 miliardi di dollari (1.200x24milioni) un sesto della liquidità totale di Apple». 24 milioni è il valore delle once d’oro: 2 once per 12 milioni di Watch Edition all’anno. L’articolo conclude ricordando che si tratta di stime, non di dati certi. Che comunque inducono a riflettere, magari andando oltre la situazione specifica.

Esse mettono in evidenza che, oncia più oncia meno, una sola azienda – non uno Stato – disporrà di un terzo della produzione annua di oro. Non lo terrà nei suoi forzieri, come gli Stati Uniti a Fort Knox, per ragioni di ordine monetario: una volta entrato in fabbrica, il metallo ne uscirà il prima possibile per finire presto nelle vetrine fisiche o di e-commerce e poi ai polsi delle persone che acquisteranno il prezioso gadget. Sta di fatto che il resto del mondo, tutto insieme, compresi gli Stati Uniti e la Russia, avrà a disposizione solo due terzi della produzione annua.

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L’altro dato interessante prodotto da TidBits è costituito dal fatto che per acquisire il materiale Apple impiegherà solo un sesto della sua liquidità totale. Non del patrimonio: della liquidità. Questo significa che, se volesse, con tre sesti, ossia con la metà del liquido a sua disposizione, Tim Cook potrebbe comperarsi tutto l’oro del mondo. Tutto quello estratto in anno, chiaro. E con l’altra metà cosa potrebbe comperarsi? Non riusciamo a pensarlo. Magari tutte le riserve dei minerali che stanno già sostituendo il silicio nei computer. Non sappiamo.

Quel che invece non solo riusciamo, ma dobbiamo cominciare a pensare con urgenza è il mutamento profondo che cifre come queste, unite alle altre che continuano ad arrivare – come quella dei 700 miliardi di dollari di capitalizzazione della stessa società – introducono nel Risiko del mondo. Esse indicano chiaramente che un qualsiasi soggetto non politico – oggi la Apple, domani qualcun altro o più altri – può già al momento arrivare a disporre di una forza produttiva, economica e finanziaria superiore a quella di molti Stati ufficialmente presenti all’Onu. Il patrimonio dell’azienda produttrice del Watch equivale al Pil dell’Olanda, di tre Stati come la Grecia e via discorrendo.

Questo significa che sono tramontati i tempi in cui Raoul Follereau chiedeva – per altro invano – ai leader delle due superpotenze di allora di destinare alla lotta alla lebbra l’equivalente delle spese per un giorno di guerra in Vietnam o del costo di un solo bombardiere. Tanto sarebbe bastato per eliminare quella malattia dalla faccia del mondo. Si potrà chiedere a Tim Cook di mettere a disposizione una cifra equivalente per lo stesso scopo? E lui potrà rispondere «No, grazie!», come i presidenti di USA e URSS fecero col pittoresco personaggio di un’epoca ormai lontana? Un bombardiere non costa certo un terzo dell’oro del mondo: è un’inezia rispetto a certe cifre.

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Bill Gates, di Microsoft, si è impegnato nella lotta alla malaria. Speriamo che non debba combattere contro burocrazie o interessi strumentali, perché si tratta di una iniziativa privata e quindi soggetta a tutti i lacci e lacciuoli della politica ufficiale o creativa. In ogni caso siamo di fronte al fatto che un problema che riguarda la salute di miliardi di persone è in mano non più a parlamenti eletti ma a consigli d’amministrazione eletti anche loro, ma in tutt’altro modo.

Già una quarantina d’anni fa Gianfranco Miglio teneva lezioni di economia politica all’Università Cattolica nelle quali prefigurava con ricchezza di dettagli lo scenario attuale: allo Stato (come figura dello spirito e come soggetto delle decisioni politiche) sarebbe nel tempo subentrata un’altra forma di potere in grado di determinare la faccia del pianeta. Si sarebbe trattato in un primo tempo di forme miste nelle quali la tradizionale dimensione locale degli Stati avrebbe dovuto armonizzarsi con soggetti multinazionali che avrebbero progressivamente occupato il campo. Nessuno gli credette, per ragioni che non possono essere analizzate qui. Resta il fatto che il caso Apple riporta alla ribalta la questione, e molto prima di quanto Miglio non avesse ipotizzato.

E la riporta non soltanto perché siamo stati messi di fronte a un’azienda che dispone di risorse tecnologiche, economiche e finanziarie superiori a quelle di molti Stati, ma perché i suoi prodotti sono in grado di imporre standard di vita a tutto il mondo. Il funzionamento del Watch – ancor più dei tradizionali computer – esige infatti che il turismo, le abitazioni, le fabbriche, le istituzioni modifichino le loro interfacce col pubblico. E non le modificheranno perché qualcuno lo imporrà loro, ma perché tutti troveranno necessario e conveniente operare la conversione richiesta, anche in vista del fatto che tutti si proveranno – in breve tempo – a metterne in commercio varianti e sostituti, con questo rendendo le modifiche sempre più urgenti. E poi verranno tutti gli strumenti di contorno, dalle casse dei supermercati ai film in formato orologio.

 

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Già oggi i ragazzi – ma non solo loro – pongono fra le richieste ai genitori (altrimenti non andranno con loro) di prenotare almeno in alberghi che dispongano del wi-fi gratuito. I paesini con segnale debole non troveranno turisti nemmeno offrendo camere e ristoranti a prezzi stracciati. Tra qualche anno la chiave della stanza – col pendaglio e il numero – sarà un residuo museale o un oggetto per amanti del vintage. Alla reception basterà accostare l’orologio a uno strumento e si verrà guidati alla camera da un micro tom-tom che ci aprirà anche la porta. Le grandi aziende non emaneranno circolari come i ministeri, ma le loro scelte e i loro prodotti imporranno inevitabilmente modifiche importanti all’attuale suddivisione del potere. Immaginare formazioni ibride diventa ogni giorno più necessario.

Montesquieu e i suoi tre poteri – legislativo, esecutivo, giudiziario – hanno funzionato fino ad oggi, seppur con qualche difficoltà e non poche defaillances. Da ieri – anzi, dall’altro ieri – bisognerebbe cominciare a sostituirli con un’altra organizzazione concettuale, perché finanza e commercio non possono più esser lasciati fuori dalle stanze dei bottoni se non si vuole che se ne impadroniscano di forza.