Cronaca
Una domenica nel "sacro prato"

Appunti sul raduno di Pontida presi da uno che non c'era mai stato

Appunti sul raduno di Pontida presi da uno che non c'era mai stato
Cronaca 23 Giugno 2015 ore 20:00

La Lega può piacere o meno, su questo non ci piove. Qui però non vogliamo parlare di politica in senso stretto. Ci interessa il raduno di Pontida come evento, come fenomeno collettivo e popolare che permette forse di comprendere la Lega più in profondità di quanto sia possibile fare ascoltando o leggendo i discorsi dei suoi massimi leader. Abbiamo preso appunti su Pontida guardandola con gli occhi di chi ci va per la prima volta e vuole capire meglio la cultura, la mentalità e anche i tratti più folcloristici dei militanti.

 

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Nota 1: la ruspa è un simbolo forte. Aggirandosi tra la folla nel vasto prato di Pontida è impossibile non notarlo. La ruspa di Salvini, che a suo tempo scatenò polemiche, è un simbolo che il popolo della Lega ha adottato e fatto proprio. Lo vediamo su tante, tantissime magliette. Lo stesso Salvini ne indossa una. La forza provocatoria del simbolo è poi evidenziata dalla presenza di una ruspa vera e propria alla sinistra del palco.

Nota 2: una vasta gamma di argomenti. La Lega si è sempre caratterizzata per la sinteticità dei suoi slogan, per il suo rifarsi a pochi propositi ma ben chiari. Guardando i numerosi stand che circondano il prato, si scopre che la gente ha tante cose da dire, tante diverse declinazioni dello spirito leghista e padano da mostrare. Significativo il banchetto con tutta una serie di libri affini al pensiero del Carroccio: il tentativo è quello di dare una visione sistematica, che tocchi tanti temi mantenendo costanti i principi di fondo. Si va dal latte onesto (sito) all’Automobile Club Padania, dalla letteratura padana all’SOS fisco, fino al referendum contro la legge Merlin. Gli argomenti importanti sono diversi: dalla tutela dei commercianti ambulanti contro la direttiva europea Bolkestein, alla prospettiva di aiutare i popoli a casa loro di Umanitaria Padana, fino ad una delle cose più clamorose: un libro sulla figura di Garibaldi come il primo fascista della storia. Marcello Caroti segnala il suo profilo su Academia per approfondimenti.

Nota 3: tanti personaggi simpatici. Sul versante più leggero dell’evento, è impossibile non rimanere a bocca aperta per tanti personaggi veramente folli e simpatici. Dal palestrato in tutina verde, al signore coi vestiti della tradizione, fino ai non più giovanissimi ma ancora gagliardi che girano a torso nudo. Il migliore è sicuramente quello con abiti da contadino e forcone che mostra tutto fiero un grande contratto. Esso dimostrerebbe che il suolo di Pontida è di chi ci ha vissuto in questi secoli. Deliziosa la signora con l’ombrello verde.

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Nota 4: educazione ed organizzazione. Guardando a Pontida come evento, a prescindere dai colori politici, non si può non notare la grande civiltà dei partecipanti. È davvero raro camminare su un suolo pulito in casi come questo, ma a Pontida succede. Di cartacce in giro non se ne vedono, ma la civiltà la si evidenzia in tanti piccoli gesti di tutti. Se nel passare si urta qualcuno, le scuse sono immediate. C’è un grande spirito di fratellanza e unità, anche perché gli sfoghi più taglienti sono nelle parole e negli slogan. Anche l’organizzazione è sorprendente: una struttura semplicissima, senza tante complicazioni di gestione. Insomma, ci si fida dei partecipanti e non c’è bisogno di imporre la civiltà perché essa è data per scontata. E i fatti danno ragione a quest’idea.

Nota 5: tantissime bandiere. Quest’anno la gente a Pontida è stata tantissima, merito del nuovo entusiasmo portato da Salvini. Ma ancor più clamorosa è la quantità di bandiere che sventolano. Tra le classiche con il simbolo della Lega e quelle con motti vari, se ne sono viste parecchie con il leone di San Marco a testimoniare la folta presenza veneta. E poi un’infinità di striscioni, cartelloni, poster con slogan.

Nota 6: gadget, magliette, giochi in scatola. Per gli amanti degli oggettini tematici c’è di che sbizzarrirsi. Accendini, orologi da polso, bandane, portachiavi e tanto altro, fino addirittura alla bicicletta padana. Le magliette poi sono un classico: le frasi stampate sopra sono le più diverse. Ma tanti sono venuti con la loro maglia che indica la città di provenienza, come a emulare il segretario e le sue felpone. Una nota di merito va al gioco in scatola che permette di rivivere la battaglia di Legnano.

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Nota 7: un feudo in espansione. L’hanno detto i telegiornali, questo raduno segna l’apertura verso una Lega pan-italiana. Certo, i discorsi dei vari politici che si sono succeduti sul palco non sono sempre stati coerenti con questo indirizzo, ma in linea generale possiamo dire di sì, è vero. Oltre al solito feudo leghista del nord, gli ottimi risultati elettorali hanno suscitato entusiasmo anche in Toscana ed Emilia. Ma non finisce qui: si sono visti diversi striscioni da città del meridione come Taranto e Bari. Ha inoltre parlato un sindaco della provincia di Salerno.

Nota 8: veterani e debuttanti. Il tratto forse più evidente a livello umano è la varietà d’anagrafe. Al raduno si trovano signori anziani come ragazzini, militanti della prima ora come donzelle che magari hanno appena scoperto la politica. Un oratore l’ha detto: ci sono tanti veterani quanti debuttanti, per alcuni è la ventesima volta, per altri la prima. In questo senso il partito mostra una notevole vitalità e un ricambio generazionale.

Nota 9: un linguaggio specifico. Se la gente si mostra assai educata, si sa invece che il linguaggio leghista non fa dell’eleganza il suo punto di forza. I vaffa si sprecano, ma la gamma di turpiloqui è estesa e segna i momenti di massimo accaloramento. Accanto a ciò, si privilegia il campo semantico della lotta: bisogna lottare, ribellarsi, liberare le terre. Salvini è «il nostro generale» secondo Maroni.

Nota 10: Alberto da Giussano. L’angolo forse più suggestivo è quello con la statua di Alberto da Giussano, personaggio leggendario che avrebbe partecipato alla battaglia di Legnano. Tra l’altro, la statua si pone in contrapposizione simbolica con la ruspa, che si trova nell’angolo opposto. La vecchia Lega da una parte, quella nuova dall’altra.

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