La bocciatura di Standard & Poor's

Crisi Argentina, cos’è il default

Crisi Argentina, cos’è il default
31 Luglio 2014 ore 10:50

Standard and Poor’s ha dichiarato l’Argentina in default. Per la seconda volta in 13 anni, la terza in 30 e l’ottava nella storia del Paese, l’Argentina non è in grado di pagare i debiti. A mezzanotte scadeva il termine per versare 539 milioni di dollari di interesse sui 13 miliardi che doveva sui bond in scadenza a dicembre 2033. Il Paese ha cercato un accordo, ma non si è riusciti ad arrivare a un’intesa e l’agenzia S&P ha così declassato il rating dell’Argentina da “CCC” a “service default”. Il rating è un giudizio sulle capacità di una società di pagare o meno i propri debiti, e S&P è un’agenzia privata americana che realizza ricerche finanziarie sullo stato di salute economica dei vari Paesi.

Situazione argentina. La situazione è meno grave del 2001 perché all’epoca il default era totale, mentre invece oggi è solo selettivo, cioè alcuni debiti sono pagati e altri no, e se l’Argentina dovesse pagare, S&P potrebbe rivedere il rating. La cifra poi è relativamente bassa, si tratta di 539 milioni di dollari, mentre 13 anni fa la cifra si aggirava sui 132 miliardi. Buenos Aires nega che i debiti non siano pagati: effettivamente i fondi necessari sono stati già trasferiti da un mese presso la Bank of New York Mellon, ma a causa di un contenzioso non risolto con gli investitori, questi fondi sono stati congelati. Questa notte a New York è saltato l’accordo di ristrutturazione che prevedeva il ripianamento del debito, e una cordata di hedge fund americani (fondi di investimento non convenzionale, speculativi, che mirano a produrre rendimenti costanti nel tempo) chiede il pagamento integrale di vecchi bond per 1,3 miliardi di dollari, 1,5 con gli interessi.

L’associazione delle banche argentine (Adeba), aveva elaborato una proposta per prendersi carico del debito e quindi acquistare e liquidare i bond. Un piano che avrebbe consentito un default di breve termine per l’Argentina o che lo avrebbe potuto anche evitare. Il ministro dell’Economia argentino Axel Kicillof ha affermato che le agenzie di rating non sono credibili e cercato di giustificare il default con il fatto che gli hedge fund «vogliono di più e lo vogliono subito, non possiamo firmare accordi sotto estorsione». Si appella così alla clausola RUFO (Rights upon future options), che impedirebbe al Paese di pagare i creditori prima degli altri, fino a dicembre 2014. Infatti, se tutti i possessori di bond chiedessero le condizioni di pagamento dei due hedge fund americani, l’esborso per l’Argentina sarebbe decuplicato. La clausola RUFO prevede che l’accordo di ristrutturazione salti se altri obbligazionisti ottengono condizioni migliori. Quella del default potrebbe essere quindi una strada intrapresa volutamente dal Paese per avere condizioni meno onerose da parte dei creditori. Nel 2001 l’Argentina decise di non pagare più cedole e non procedere ai rimborsi. Dopo qualche tempo, i vecchi titoli furono scambiati con una perdita del 75 per cento.

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Cos’è il default? Il default è l’incapacità (formale o sostanziale) di un soggetto, di rispettare il contratto di finanziamento precedentemente stipulato. Per quanto riguarda uno Stato, si entra in default quando il governo di un paese non è in grado di pagare in tutto o in parte il proprio debito. Solitamente il fatto non è improvviso, ma è preceduto da un periodo di difficoltà, chiamato crisi del debito. Durante le crisi del debito aumenta la pressione dei creditori per prendere misure economiche adeguate. Spesso, succede che un paese, per evitare di non pagare in toto il proprio debito, avvii trattative con i propri creditori per arrivare a una cosiddetta ristrutturazione, cioè la promessa che pagherà una parte minore del dovuto e/o dopo un intervallo di tempo maggiore. Con il default in Argentina l’alta inflazione, che oggi è al 40%, e la pressione delle banche straniere potrebbero portare a una nuova svalutazione della moneta, trascinando il Paese in una grave fase recessiva, e allontanando sempre di più un ritorno sui mercati internazionali. A pagarne il prezzo più alto i cittadini, poiché con il default lo Stato non è in grado di pagare i propri dipendenti. E poi i risparmiatori, fra cui ci sono anche 400mila italiani, investitori in titoli argentini che hanno attraversato due ristrutturazioni (2005 e 2010) con allungamento delle scadenze e taglio delle cedole. Rischiano di non vedere mai soddisfatte le proprie pretese di credito e i propri soldi più che dimezzati.

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