La storia si ripete (vedi Siria o Iraq)

Le armi a Garibaldi? Le diede Colt (quello della pistola)

Le armi a Garibaldi? Le diede Colt (quello della pistola)
25 Agosto 2014 ore 11:32

Sicilia orientale, 154 anni fa. Fine agosto. Garibaldi, occupata l’isola, sta preparando lo sbarco sul continente. Alle spalle si è lasciato una scia di sangue che i libri di storia dei vincitori faranno di tutto per dimenticare. Il suo tentativo è seguito attentamente dalla diplomazia dei Savoia – intenzionata a raccoglierne i frutti, se ci saranno, o a smentire qualsiasi implicazione nella vicenda, nel caso dovesse fallire – e dagli onnipresenti Inglesi, che avevano avuto in omaggio dal re borbone alcuni terreni oggi noti in tutto il mondo per la coltivazione del pistacchio DOP. Senza il supporto degli Inglesi, fra l’altro, la spedizione non avrebbe mai potuto aver luogo.

Garibaldi è di Nizza (di Nizza il marinaio biondo, lo chiamerà il vate Carducci) e si trova meglio in mare che sulla terra ferma. Soffre di gotta, patologia che lo costringe a muoversi in landeau o in calesse. A cavallo comparirà solo nei monumenti. La strategia di sbarco anticipa di oltre un secolo quella del Generale Eisenhower in Normandia: mai partire da porti sorvegliati dal nemico e mai sbarcare dove quello si attende di vederti arrivare. Dunque: evitare accuratamente la rotta dei ferry-boat. Un saggio di sbarco a Palmi, operato due settimane prima con venticinque barche agli ordini di un patriota locale, Benedetto Musolino, era finito senza che di quei prodi si avessero più notizie certe. I contatti saranno ristabiliti più avanti.

 

garibaldi

 

Garibaldi decide dunque di salpare non da Messina, ma da Giardini (oggi Giardini Naxos, sotto Taormina) con due piroscafi fatti arrivare dalla Sardegna lungo la rotta meridionale dell’isola, quella esposta all’Africa, meno sorvegliata dell’altra. L’eroe prende il comando del più piccolo (il Franklin) mentre il suo aiutante paranoico (come viene spesso ricordato) Gerolamo Bixio detto Nino sale sul Torino. Milleduecento camicie rosse a bordo del primo, duemila e passa sull’altro. Destinazione: Melito, sul versante ionico della punta della Calabria.

E qui occorre il dovere di riportare i fatti secondo la ricostruzione del napoletanissimo professor Alfonso Scirocco, (A.S., Giuseppe Garibaldi, Edizioni Corriere della Sera, Rcs Quotidiani spa, Milano 2005, p. 252)

(Quando Garibaldi arrivò a Giardini) «I volontari erano già a bordo, ma il Franklin imbarcava acqua per una piccola falla e il macchinista si rifiutava di prendere il mare: Garibaldi, vecchio marinaio, fece raccogliere nella campagna escrementi di vacca, con cui tamponò l’apertura, e prese personalmente il comando. La sera stessa le navi salparono. All’alba erano in Calabria, a Melito Porto Salvo, 30 chilometri a Sud di Reggio. Bixio per eccessiva foga arenò il Torino, più grosso e di maggior pescaggio. Il mare era calmo, la spiaggia vicina; fu facile mettere in acqua le lance e sbarcare i volontari. Ma furono perse inutilmente sei ore nel vano tentativo di disincagliare il vapore. Nel frattempo i volontari si erano sparpagliati nella cittadina, in cerca di viveri».

La tecnologia detta «a sterco di vacca» permette di intuire le dimensioni e la natura del natante. Da Melito, ristabiliti i contatti col disperso Musolino e col Missori, anch’egli inviato in precedenza sul suolo calabro, l’eroe partì alla conquista di Reggio.

Per dovere di cronaca andrebbe ricordato che nel corso della traversata le due imbarcazioni erano state intercettate da due fregate borboniche, che Garibaldi tenne a debita distanza semplicemente ordinando di issare sulle proprie unità la bandiera americana. Lo storico Giuseppe Faustini permette di ricostruire la storia di questa bandiera.

Sappiamo che Garibaldi poteva contare su finanziamenti provenienti, per esempio, dalla loggia massonica di Staten Island – cui era stato affiliato durante il soggiorno a New York – e da altri industriali americani fra cui Samuel Colt – il creatore della famosa pistola – che gli fece pervenire casse di fucili a ripetizione ancora ignoti in Europa.

Ma l’americano che, secondo Faustini, ebbe maggiormente a cuore l’impresa dei Mille fu un certo William de Rohan, cadetto di una famiglia di industriali di Filadelfia. Questi non soltanto si dette la pena di reclutare, in Inghilterra, volontari cui prospettava la possibilità di una «excursion to Sicily and Naples» per uomini bene armati, ma per il trasporto di quegli entusiasti apprestò anche tre navi a vapore, una delle quali, il Franklin appunto, aveva a bordo la bandiera che servì a fuorviare le fregate borboniche.

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