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«Con la politica saremo partner»

Cosa ha detto il presidente Galizzi

Cosa ha detto il presidente Galizzi
Cronaca 13 Ottobre 2014 ore 18:50

Nel pomeriggio di lunedì 13 ottobre, presso l’ex Comital di Nembro, polo industriale rilanciato grazie all’investimento della Persico, si è tenuta l’assemblea di Confindustria Bergamo. Un appuntamento atteso, perché al meeting, oltre ai soliti esponenti dell’imprenditoria bergamasca, hanno partecipato anche circa 400 studenti degli Istituti superiori della provincia e il premier Matteo Renzi. Un’occasione ghiotta per gli industriali per portare avanti le proprie proposte per il futuro e per mettere in luce con chiarezza quali sono gli interventi che uno dei fulcri dell’economia italiana richiede al Governo per reagire alla morsa di una crisi economica che, giorno dopo giorno, mette sempre più in ginocchio l’intero Paese.

Ad aprire l’assemblea, come di consueto, è stato il presidente di Confindustria Bergamo, Ercole Galizzi. Il suo intervento ha toccato diversi temi, a partire dalla necessità di un cambio di passo progettuale, tema ben riassunto nello slogan dell’assemblea, “Scegliere di cambiare”. Ma ecco un riassunto dell’intervento di Galizzi.

 

 

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Ercole Galizzi, 50 anni, amministratore delegato della Argomm di Villongo e presidente in carica di Confindustria Bergamo per il mandato 2013/2017.

 

Una nuova difficile sfida. La crisi e la globalizzazione hanno posto gli imprenditori bergamaschi dinnanzi ad una nuova ed ulteriore sfida. In passato ne hanno già affrontate altre, alcune con successo, altre invece si sono rivelate più complesse da vincere. La certezza è che l’imprenditoria orobica non ha mai avuto paura. Il Sistema Paese ha sempre seguito, nella maggior parte dei casi, le scelte compiute da Bergamo, puntando verso il futuro. Un cambiamento a cui, però, lo Stato non ha mai partecipato. La crisi cominciata nel 2008 si è dimostrata impossibile da combattere con le singole forze delle imprese e oggi ha portato l’economia italiana in una preoccupante fase di stagnazione e galleggiamento. Mentre i mercati internazionali hanno ripreso a viaggiare e gli Stati Uniti puntano al rafforzamento, l’Italia annaspa e l’Europa è fragile: non è più una crisi globale.

Galizzi sottolinea il fatto che gli imprenditori bergamaschi sono delusi e inquieti, perché nel 2011 la produzione era a soli 10 punti dal suo massimo storico e il rientro era allineato con quello dei Paesi a più alto reddito. Poi è arrivata una nuova gelata, una nuova discesa, da cui c’è la consapevolezza di non poterne uscire solamente con interventi atti a far crescere la domanda, almeno fino a quando le famiglie non trovano rassicurazioni sul lavoro. La vera svolta può avvenire solo nel momento in cui ripartirà il circolo virtuoso degli investimenti che creano occupazione e ampliano il mercato.

La necessità di una politica nazionale unitaria. Proprio in questo senso, Galizzi sottolinea come Confindustria Bergamo abbia realizzato diverse iniziative interessanti, come i bond territoriali e il credito di filiera, in cui 10 grandi imprese tentano di garantire il finanziamento delle piccole imprese loro fornitrici. Due operazioni che hanno messo a disposizione 42 milioni di euro. Il problema è che tutto questo non basta senza una politica nazionale unitaria. Il Governo ha limitate risorse, ma le politiche di rilancio dell’attrattività industriale italiana devono essere una priorità. E lo afferma rivolgendosi direttamente a Matteo Renzi.

Bergamo e le sue potenzialità. Logico poi che il discorso torni a vertere sulla realtà locale. Galizzi ci tiene a ricordare che Bergamo e la sua provincia rappresentano un territorio, imprenditorialmente parlando, ricco di attrattiva e di potenzialità. Un territorio che ha saputo costruire un sistema manifatturiero di straordinaria qualità. La tenacia dell’imprenditoria locale ha portato a dotare la città e la provincia di infrastrutture importanti sia per l’economia che per la mobilità pubblica (aeroporto, A4 e ora la A35-Brebemi). Negli anni la crescita economica ha favorito anche il miglioramento della formazione scolastica: con gli Istituti tecnici, con le scuole, con l’Università degli Studi, con Bergamo Scienza e con i poli per l’innovazione, si è assistito, negli anni, ad una continua crescita delle percentuali dell’istruzione giovanile, grazie anche alle tante imprese che sostengono concretamente le iniziative nel campo dell’education e della ricerca. Bergamo vanta oggi una percentuale di diplomati (61%) ben superiore a quella media dell’Ocse (44%), mentre è in  crescita quella dei laureati (16%), che sta cercando di recuperare sulla percentuale media dell’Ocse (38%).

 

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Gli ostacoli burocratici e fiscali. Purtroppo questo tentativo di migliorarsi continuamente è ostacolato dalla presenza di una fiscalità che Ercole Galizzi definisce «perversa» e di Amministrazioni che, più che aiutare, risultano d’impiccio: i costi e la tassazione, ad esempio, ostacolano progetti come quello compiuto dalla Persico proprio all’ex Comital in cui si è svolta l’assemblea, ovvero il riuso di aree dismesse. «Con quale coraggio si chiedono gli standard qualitativi per questi interventi quando, invece, si dovrebbe essere premiati perché si elimina il degrado?» chiede polemicamente Galizzi alla platea. A questi ostacoli “burocratici”, si aggiungono quelli fiscali: nel 2014, le industrie bergamasche dovranno versare più di 150 milioni di euro nelle casse dello Stato perché in possesso di un immobile strumentale. Se a queste aziende si aggiungono quelle operanti nel settore dei servizi, sono 300 milioni di euro le tasse da pagare solo per la fiscalità totale (Tasi, Tarsi, Tares, Tari). Il 90% in più rispetto a soli 3 anni fa.

Che non ci sia una mano tesa verso l’imprenditoria, dice Galizzi, lo si capisce anche da alcune «interpretazioni assai originali» delle normative che portano le aziende a esborsi fiscali maggiori, come ad esempio l’accrescimento del valore dell’immobile (e dunque la moltiplicazione delle rendite) nel caso in cui le aziende abbiano investito in impiantistica o nel bloccaggio al suolo dei macchinari. Questo metodo di accatastamento degli impianti è, secondo il presidente della Confindustria locale, «un vero e proprio accanimento contro gli investimenti. Una vergogna». Anche perché, mentre agli imprenditori si chiedono sempre più sacrifici, gli Amministratori locali, nonostante le buone parole spese, non hanno fatto passi concreti. Le fusioni dei Comuni, mossa da molti auspicata e da sempre sbandierata, si contano in realtà sulla dita di una mano.

Scegliere di cambiare. Galizzi, dopo queste puntualizzazioni, ci ha tenuto a sottolineare che gli industriali bergamaschi sono comunque intenzionati ad essere partecipi di tutti i processi di ammodernamento del Paese. A differenza di altre realtà, Confindustria Bergamo, come dice lo slogan dell’Assemblea (“Scegliere di cambiare”), ha già scelto di cambiare. Per questo motivo, l’imprenditoria sarà, con la politica, una partner e non un’amica tollerante, mentre sarà sempre più intransigente con chi si opporrà al cambiamento. In questo progetto di cambiamento rientra anche il rinnovamento dei vertici della Camera di Commercio, su cui Ercole Galizzi fa una puntualizzazione: Confindustria Bergamo farà il possibile per rafforzare la Camera di Commercio, ma solamente nel caso in cui il nuovo presidente presentasse un programma adeguato. Se ciò non dovesse accadere, Confindustria sarà critica severa. Lo stesso per quanto riguarda l’elezione del nuovo Rettore dell’Università, perché c’è la necessità e la volontà di continuare sulla strada intrapresa con Stefano Paleari. Confindustria si auspica che il Corpo Accademico scelga con attenzione la personalità più adatta a continuare e rafforzare il cammino di crescita e di internazionalizzazione iniziato.

 

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I giovani e il lavoro a Bergamo. Come detto ad inizio intervento, la presenza nel pubblico di circa 400 studenti degli Istituti superiori bergamaschi in occasione dell’Assemblea non è un caso. C’è la volontà di affrontare concretamente anche il problema del rapporto tra i giovani e la disoccupazione. Galizzi sottolinea come Bergamo sia una città virtuosa in questo senso, con la disoccupazione giovanile ferma, nonostante la crisi, al 29,4% contro il 45% di media nazionale. Nonostante ciò non manca certamente la volontà di guadare avanti sperimentando. Da anni, infatti, gli imprenditori bergamaschi propongo alla politica la strada della sperimentazione. Sul mercato del lavoro, Bergamo resta un territorio dinamico, creatore di nuove occasioni (il tasso di disoccupazione è fermo al 7,4%, alla pari di quello dell’Ocse). E Galizzi va anche oltre, proponendo Bergamo come luogo in cui «prototipare nuovi sistemi di incontro tra domanda e offerta di lavoro». L’obiettivo dichiarato di Confindustria Bergamo è semplice nella sua ambizione: favorire l’occupazione giovanile e implementare la competitività delle imprese attraverso competenze nuove e innovative. Lo strumento per raggiungere quest’obiettivo può essere solo uno: la collaborazione strettissima tra scuola e lavoro. Lo scorso anno ben 7 mila ragazzi sono stati impegnati nelle aziende locali attraverso stage o vere e proprie alternanze scuola-lavoro. Ora la volontà è quella di implicare in questo tipo di attività tutti i 24 mila studenti degli Istituti superiori della provincia, anche attraverso il coinvolgimento di imprenditori e manager nelle attività didattiche.

 

La protesta della Fiom. Circa 200 manifestanti della Fiom, di Rifondazione Comunista e dei Cobas hanno protestato davanti all’ingresso della Persico lanciando uova, carta igienica e sacchi di farina in direzione di politici e industriali. Tensione anche alla rotonda dell’Esselunga, dove ha protestato la Lega Nord. Ad accogliere Renzi, tra gli altri, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, la vicepresidente Ricerca e innovazione Diana Bracco, e il governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni. Dopo aver partecipato all’assemblea degli industriali bergamaschi il presidente del Consiglio si è trasferito a Dalmine per visitare la Tenaris. Anche all’ingresso della Dalmine erano presenti alcuni contestatori che hanno gridato slogan in favore dell’articolo 18.

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