ricerca scientifica

Asst Bergamo Est e Università di Bergamo unite nella ricerca per combattere il Covid

L'idea alla base dello studio era ricercare una modalità per osservare un determinato fenomeno della malattia utilizzando un software basato su tecniche di intelligenza artificiale applicate alle immagini delle Tac

Asst Bergamo Est e Università di Bergamo unite nella ricerca per combattere il Covid
Seriate, 13 Giugno 2020 ore 10:33

L’infezione da Sars-Cov2 non è responsabile solo di una polmonite interstiziale in senso stretto, ma può provocare anche altri fenomeni di ostruzione dei capillari degli alveoli e dei piccoli vasi di altri distretti corporei. Per questa ragione, all’interno dell’unità operativa di Radiologia dell’Asst Bergamo Est diretta dal dottor Gianluigi Patelli, è nata l’idea di ricercare una modalità per osservare questo fenomeno utilizzando un software basato su tecniche di intelligenza artificiale applicate alle immagini delle Tac eseguite su pazienti Covid.

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La tecnologia è stata sviluppata grazie alla collaborazione con il professor Andrea Remuzzi del dipartimento di Ingegneria gestionale, dell’informazione e della produzione dell’Università di Bergamo, insieme alla giovane startup bergamasca D/Vision Lab, fondata dall’ex studente bergamasco Simone Manini. Per la prima volta nella letteratura scientifica è stata osservata e quantificata una ridotta perfusione sanguigna nel distretto polmonare dopo l’infezione da Sars-CoV2 durante la fase di guarigione. «Grazie al direttore generale dell’Asst Bergamo Est Francesco Locati, ho potuto contattare il professor Andrea Remuzzi per esporgli l’idea di misurare la perfusione polmonare nei pazienti Covid, utilizzando come base di partenza la Tac e alcuni software già in dotazione nel mio reparto», spiega Gianluigi Patelli.

I risultati preliminari sono già stati pubblicati online sull’European Journal of Radiology, la rivista scientifica ufficiale della Società Europea di Radiologia. «Ci sono tutti i presupposti perché questa cooperazione prosegua nella valutazione retrospettiva di una più ampia casistica dei molti pazienti arrivati durante la fase emergenziale – prosegue il dottor Patelli -. Il motivo della pubblicazione dei dati preliminari è stata anche la necessità, condivisa con il professor Remuzzi, di sottoporli al giudizio della comunità scientifica, dando così uno spunto di riflessione per i possibili risvolti in termini di monitoraggio dei protocolli terapeutici. Voglio cogliere l’occasione per ringraziare tutti i radiologi, tecnici, infermieri e personale della segreteria del mio team perché in questo frangente di emergenza non si sono tirati indietro e hanno dimostrato umanità, pazienza, spirito di gruppo e professionalità. Condizioni che hanno permesso anche di utilizzare al meglio gli aiuti ricevuti dal territorio; uno su tutti, la Tac mobile donata dall’Accademia per lo Sport e la Solidarietà».

«Il lavoro pubblicato si basa sull’applicazione di tecniche avanzate di elaborazione digitale delle immagini radiologiche – aggiunge il prof. Andrea Remuzzi -. Questo approccio si è rilevato utile per quantificare in modo automatico un problema clinico in alcuni pazienti affetti dal virus, dimostrando l’utilità della collaborazione tra medici e ingegneri».

La direzione dell’Asst Bergamo Est sottolinea che per ottenere risultati utili alla pratica clinica, l’osservazione e la correlazione dei dati rivestono un’importanza fondamentale per fare luce su tematiche cliniche che, fino a pochi mesi fa, erano completamente sconosciute. «Lo studio pubblicato rafforza la collaborazione l’Università, con cui abbiamo intensificato i rapporti negli ultimi anni anche grazie alla presentazione di un progetto denominato “Telecovid” – commenta la direzione -. Si tratta di una piattaforma per il telemonitoraggio attraverso l’utilizzo di bio-sensori, in collaborazione partnership con il dipartimento di Ingegneria gestionale, dell’informazione e della produzione, diretto dalla Prof.ssa Caterina Rizzi».

«Questo progetto, che vede l’unione di medici dell’ospedale Bolognini di Seriate e di docenti dell’Università, è l’esempio di una collaborazione ben riuscita che permette di investire al meglio il contributo delle tecnologie e delle competenze nella cura dei pazienti – conclude il rettore Remo Morzenti Pellegrini -. In questi mesi abbiamo visto come la ricerca, una delle tre missioni fondamentali di ogni Ateneo, abbia trovato concretizzazione diventando il motore dell’innovazione e della ripresa».

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