Menu
Cerca
Lo sfogo

«Assurda l’attesa al controllo passaporti dell’aeroporto di Orio»

Elena Pagani, assessore del Comune di Castelli Calepio, racconta la sua esperienza di ritorno dall’Albania. E non è la prima volta che si trova costretta ad attendere a lungo

«Assurda l’attesa al controllo passaporti dell’aeroporto di Orio»
Cronaca 15 Aprile 2021 ore 01:23

Lunghe attese al controllo passaporti dell’aeroporto di Bergamo. Sempre, secondo Elena Pagani, assessore alle Politiche Sociali e Comunicazione del Comune di Castelli Calepio. Pubblichiamo la lettera che ci ha inviato ieri notte, 14 aprile:

Addì 23.40. Sono partita da Tirana alle ore 19.55. Il volo dura circa un’ora e trenta. Tranquillo, nessuna turbolenza. Tutto perfetto. Un airbus, che funziona veramente come se fosse un pullman, atterra a Bergamo e riparte per Tirana. Gente che lo prende settimanalmente, a dispetto del Covid, perché in Albania ci lavora e ha la necessità di viaggiare. Io l’ho fatto per motivi familiari, con il mio bambino di quattro anni. Di bambini piccoli sul volo ce n’erano altri, come di anziane e donne incinte. So che il rientro a Orio è sempre un po’traumatico: lungo, disorganizzato, si aspetta sempre. Fortunatamente viaggio con questa consapevolezza che mi prepara all’atterraggio.

Tuttavia oggi è stato veramente il colmo e, sebbene ogni volta mi riprometta di scriverlo senza poi farlo, per pigrizia forse, stasera sono veramente arrabbiata, delusa, amareggiata. Lo sono anche pensando al fatto che nessuno di noi si lamenta mai, reclama i suoi diritti, cerca i responsabili delle cose che non funzionano. O chi lo fa, al momento del controllo, rischia di attendere ulteriormente. Casualmente proprio stasera è capitato, con un coraggioso viaggiatore che ha lamentato la lunga e ingiustificata attesa.

Ho atteso in coda con il mio bambino di 4 anni al controllo passaporti un’ora e 45 minuti. Sono certa che chi ha preso il mio stesso aereo per il viaggio di ritenro a Tirana, alle 21.25, sia salito in auto prima di me. C’erano tre sportelli aperti per il controllo. Il mio era quello dei cittadini europei o comunitari, ovviamente non rispettato, come sempre del resto. Avevo meno di dieci persone davanti, calcolando cinque minuti a persona, avrei dovuto uscire dopo 50 minuti, non un’ora e quarantacinque.

La ragione di questa attesa snervante, per me, il mio bambino, tutti i bambini presenti, gli anziani, i lavoratori, chiunque, non la so. Nemmeno me la spiego. So solo che quando atterro a Tirana gli sportelli aperti solitamente sono sei e non tre. E soprattutto funzionano, non si assentano, non temporeggiano, non fanno stare un’ora in coda le persone senza che si muovano di un passo. Sì perché per un’ora abbiamo atteso senza che nessuno ci facesse avanzare. Il tutto in periodo Covid, dove gli assembramenti dovrebbero essere vietati per legge – evidentemente negli aeroporti, o forse sono in quello di Orio al Serio, la legge non vale.

Mi chiedo anche come sia possibile non valutare una corsia per i bambini piccoli e le anziane o le donne incinte. Non c’è, non c’è mai stata e temo che mai ci sarà ed evitiamo per favore di citare il buonsenso. Mi chiedo quindi perché per rientrare nel mio Paese, per sottopormi a un controllo che dura realmente meno di tre minuti, io abbia dovuto attendere un’ora e tre quarti. E mi chiedo anche perché so già che la prossima volta sarà di nuovo così. Ma almeno questa volta lo condivido, chissà che leggendo la mia esperienza qualcuno non ci si ritrovi o provi almeno a dare ai viaggiatori di rientro al Caravaggio un minimo di spiegazione, dopotutto anche quella aiuterebbe.