Il gruppo armato compie un anno

La ferocia del battaglione Azov che brucia ostaggi come l’Isis

La ferocia del battaglione Azov che brucia ostaggi come l’Isis
13 Maggio 2015 ore 11:41

Ha compiuto un anno il battaglione Azov, uno dei più crudeli gruppi paramilitari della Guardia Nazionale Ucraina. Si tratta di nazionalisti filo-ucraini, tra cui molti mercenari, che utilizzano il simbolismo della bandiera nazista delle SS tedesche. Sono stati accusati di abusi e crimini di guerra contro la popolazione civile. Recentemente è spuntato in rete un video che mostrerebbe un prigioniero filorusso ucciso per crocifissione da presunti appartenenti al battaglione. Azioni di cui si parla sempre per l’Isis, ma che purtroppo accadono anche sul suolo europeo: la clip è cruda e rudimentale, ben diversa da quelle in stile hollywoodiano che arrivano dalla Siria. Ma l’azione filmata è della stessa atrocità. Così come lo scopo della clip: non soltanto uccidere, ma intimidire, far vedere cosa può accadere a chi non condivide i loro ideali di morte. Ma se per i decapitati del Medio Oriente il mondo s’indigna, l’uomo crocifisso in Ucraina non sembra trovare troppo spazio sui giornali di casa nostra.

 

 

La guerra continua. Durante le celebrazioni del primo anniversario della loro formazione il comandante Andriy Biletsky annunciato che i suoi combattenti non deporranno le armi fino a quando le bandiere del battaglione non sventoleranno su Donbass e Crimea. Quando nacque, il battaglione Azov era composto da poco più di 60 uomini: oggi secondo Biletsky sono 1200 (anche se altre fonti dicono che non sarebbero più di 500): sono pronti a combattere fino alla fine per riportare le regioni separatiste sotto il controllo ucraino.

La genesi del battaglione. L’Azov, così come gli altri due battaglioni paramilitari che agiscono con il beneplacito del governo di Kiev, il battaglione Donbass e il battaglione Dnipr, si è formato nelle prime fasi dell’insurrezione a Mariupol, a maggio 2014. La sua base è a Urzuf, località a pochi chilometri a ovest di Mariupol, in quella che era la residenza al mare di Yanukovich. Da quando hanno riconquistato Mariupol, nel giugno scorso, il loro scopo primario è stato quello di pattugliare la costa e impedire l’afflusso di armi dalla Russia.

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Da chi è composto e il simbolo nazista. Agli ordini di Andriy Biletsky ci sono reclute volontarie provenienti prevalentemente dalle regioni del Sud e dell’Est ucraino. Tra le fila dell’Azov ci sono anche componenti dell’estrema destra di Pravy Sektor (la formazione più estremista della destra ucraina) e della formazione neonazista Patriot Ukraiyny. Nello scudo del battaglione Azov campeggia il Wolfsangel, l’antico segno araldico usato anche dai nazisti e oggi illegale in Germania. Lo stemma sta su uno Schwarze Sonne, il sole nero esoterico anch’esso legato al neopaganesimo nazista. Tutti elementi che hanno giocato un ruolo di grande fascino all’estero: motivo per cui nel battaglione figurano numerosi foreign fighters, tra i quali alcuni italiani provenienti da ambienti vicini a Casa Pound. Tra loro anche Francesco Saverio Fontana, cinquant’anni, con un passato da militante in “Avanguardia Nazionale” e nel movimento giovanile del Msi. Ha detto di essere stato «sedotto dalle barricate di Kiev», che gli hanno ricordato la sua giovinezza e l’hanno incoraggiato a riprendere il servizio in Ucraina.

Il motto e l’arruolamento dall’estero. I combattenti, tutti civili, sono guidati da convinzioni analoghe: quelle di un “nuovo ordine” basato sulla superiorità della razza bianca, una “rivoluzione nazionale” anti-democratica, anti-semita, anti-comunista. Il motto del battaglione è semplice ma eloquente: «Morte al nemico!». Gli uomini di Azov, inoltre, adottano anche il saluto del nazionalista ucraino Stepan Bandera, che scelse la collaborazione con i nazisti nel 1941: «Gloria all’Ucraina», cui si risponde: «Gloria agli eroi». Per arruolare gente dall’estero l’Azov ha lanciato una campagna di reclutamento internazionale chiamando dei “volontari internazionali” per l’Ucraina. Un appello che ha suscitato l’entusiasmo dei piccoli gruppi neo-nazisti di tutta Europa. A selezionare chi ha diritto a entrare nel battaglione e chi no è un francese, Gaston Besson, un mercenario militante di estrema destra, che ha combattuto in Laos, Cambogia, Birmania, Suriname e in Croazia: qui negli anni Novanta comandava una brigata internazionale di 500 uomini.

 

 

L’integrazione per decreto del governo ucraino e i finanziamenti. Il battaglione Azov fa parte anche della Guardia Nazionale ucraina, grazie un decreto del ministro dell’Interno dell’aprile 2014 che permette la costituzione di gruppi paramilitari fino a 12mila uomini. Ciò significa che può contare sugli stanziamenti del Governo, anche se le fonti di finanziamento precedenti l’integrazione non sono chiare. Si pensa che a sostenere il battaglione Azov ci fosse Igor Kolomoisky, un oligarca plurimiliardario ucraino-israeliano,considerato il secondo uomo più ricco del Paese e noto per gli stretti legami con i partiti e le formazioni paramilitari neonaziste, nonostante abbia il passaporto israeliano e sia il fondatore della European Jewish Union (Unione ebraica europea). Nel marzo 2014 Kolomoisky è stato nominato governatore di Dnipropetrovsk. L’ascesa del battaglione Azov è strettamente legata a quella della nuova stella della politica ucraina: Oleg Liachko, il leader populista di estrema destra del partito Radicale, già responsabile di alcuni sequestri di persona e tortura nel Donbass, denunciati anche da Human Right Watch e Amnesty International.

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