I grandi club erano contrari

Azzurri, i punti di un progetto che adesso non si farà più

Azzurri, i punti di un progetto che adesso non si farà più
24 Giugno 2014 ore 14:22

Chi lo ha visto gli ultimi giorni prima di partire per il Brasile dice di averlo trovato carico, concentrato, persino convinto di potercela fare. Al polso teneva uno di quei bracciali intrecciati che vendono sulla spiaggia e i colori non potevano che essere gli stessi della nostra bandiera. Ma oggi che l’Italia è fuori dal Mondiale, sbiadita, Cesare Prandelli è solo l’incarnazione del fallimento. Ha tradito se stesso nell’intervallo della partita con l’Uruguay. Ha rinnegato la scelta di Balotelli e, forse, rimpianto qualche (non) convocazione. Ha visto affondare la sua Nazionale in un pomeriggio d’inverno a Natal, e, alla fine, si è arreso alla coerenza: “Mi dimetto”. La Storia è fatta di eventi che possiamo raccontare agli altri, tramandare nell’esperienza. Il resto è possibilità inespressa. Nella storia di questa nazionale ci sono stati molti aspetti: la lotta alle mafie, la vicinanza alla gente, alle differenze sociali, di sesso e di religione, la lotta al razzismo e all’omofobia. Altri, invece, più tecnici, resteranno nel cassetto. Calvino ha scritto che “i futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi”. Ancor prima di questa disfatta nazionale malinconica come il Sudamerica c’era un’idea di progetto, che, senza Prandelli, probabilmente non sarà. Finora le tante idee dell’ormai ex c.t. erano state avversate delle Leghe di Serie A e di B e dai grandi club. Per cercare di avviare finalmente una rivoluzione, poco prima del Mondiale la Federazione aveva proposto a Prandelli un allungamento del contratto di altri due anni, e lui aveva accettato. Ecco i punti principali del progetto tecnico che se ne va insieme a Prandelli.

CODICE ETICO
Ha fatto discutere, e a molti non è piaciuto. Troppo moralista, secondo alcuni. Inutile secondo altri. Sta di fatto che il Codice etico era stato istituito per limitare, o ancor meglio annullare le azioni antisportive dei giocatori nell’orbita della Nazionale. Sputi, aggressioni, fallacci far west. Se vuoi indossare la maglia azzurra devi attenerti alle regole e a un certo comportamento. Da quando è stato istituito, si sono verificati 13 casi. Il primo riguarda Mario Balotelli. Nel marzo 2011 l’allora attaccante del Manchester City salta le partite contro Slovenia e Ucraina per colpa delle tre giornate di squalifica rimediate dopo una partita contro la Dinamo Kiev in Europa League. E’ toccato a Daniele De Rossi. Il 25 marzo 2011 salta la partita di qualificazione a Euro 2012 contro la Slovenia (e poi quella con l’Ucraina) per colpa della gomitata rifilata a Srna in Champions League con la maglia della Roma. A giugno il bis. Non viene infatti chiamato per le due partite di qualificazione all’Europeo contro Estonia e Irlanda. In quel caso, paga un’altra gomitata a Bentivoglio in Bari-Roma. Il codice etico ha punito anche Pablo Osvaldo, Domenico Criscito, Leonardo Bonucci e Mattia Destro. L’ultimo caso è quello di Giorgio Chiellini. Il difensore della Juventus rimedia tre giornate di squalifica dopo la gomitata a Miralem Pjanic dell’11 maggio scorso. Prandelli lo assolve perché, nel suo caso, non ha ravvisato alcun tipo di “condotta violenta”.

GLI STAGE
Oltre ai raduni canonici della Nazionale maggiore, quelli pre-partita, l’idea era quella di focalizzare l’attenzione sui vari reparti. Un focus su ogni zona del campo – difesa, centrocampo, attacco – in modo da poter lavorare nei dettagli sugli aspetti legati alle caratteristiche tecniche dei vari calciatori. Una sorta aggiornamento professionale, pochi giorni supplementari con i migliori della Serie A divisi per reparto. In media, ogni stagione la Nazionale si raduna fino a dieci volte. In genere unicamente con lo scopo di preparate un incontro di qualificazione o un paio di giorni prima di un’amichevole internazionale. Prandelli voleva rafforzare e intensificare le convocazioni, per garantire maggiore continuità al lavoro sul campo.

NAZIONALE DI B
Per tornare a rendere il movimento calcistico italiano di spessore, con un vero bacino a cui attingere per le competizioni di spessore come un Mondiale o un Europeo, l’idea era quella di istituire una Nazionale di B fatta di ragazzi giovani, seconde scelte delle principali squadre di club da far giocare nel campionato di Serie B. Più o meno come si faceva una volta. Dal 2006 a oggi la percentuali di calciatori stranieri – e dunque non convocabili dell’Italia – è aumentata di anno in anno. Nell’ultima stagione sono scesi in campo solo 259 italiani. I restanti 351, il 58% del totale, arrivavano da Argentina (51), Brasile (49),  Uruguay (16), Francia (15), Spagna (14), Colombia (12), Ghana (10), Svizzera (10) e Slovacchia (10). Nella stagione precedente ci eravamo fermati a 315. Nel 2006/2007 erano 157.

CENTRI FEDERALI
La Nazionale oggi, praticamente sempre, si allena al centro tecnico di Coverciano. Nei piani di Prandelli c’era anche l’istituzione di tre succursali, una per ogni zona d’Italia, nord, centro e sud; non solo per migliorare e facilitare gli spostamenti dei calciatori, ma anche per avere un maggiore controllo sul territorio.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia