Otto su 10 sono abitazioni di proprietà

Due bagni e una cucina minimal come cambia la casa degli italiani

Due bagni e una cucina minimal come cambia la casa degli italiani
26 Febbraio 2015 ore 08:10

È così: gli Italiani che dispongono di un’abitazione propria sono l’80 percento della popolazione, le abitazioni sono in media di 116metri quadri (un’enormità rispetto al resto d’Europa), hanno almeno 4 stanze. Solo il 12 per cento dei residenti vive compresso in mono e bilocali. Sei residenze su dieci hanno un solo gabinetto, ma la quota di appartamenti con il secondo e terzo bagno è cresciuta del 27,1% sul 2001 (+29,6% al Sud). L’acqua calda è un dato non soggetto ad opzioni. Le cucine sono sempre più piccole. Resta vero che tre quarti delle abitazioni del paese hanno una cucina abitabile, ma sono 2,3% in meno rispetto al 2001. Anche il cucinino, soluzione adottata in passato per le case più piccole, è in decrescita dell’1,9% negli ultimi dieci anni. Vince dunque l’idea dell’angolo cottura, perché lo spazio più ampio è riservato al soggiorno. [fonte: Valerio Zunino su Repubblica.it]

Dunque: gli italiani non amano abitare in case in affitto e se dedicano sempre meno tempo alla cucina, trascorrono molto più tempo di prima davanti allo specchio, sotto la doccia o nella vasca da bagno. La prova: i prodotti per l’igiene e la bellezza del corpo da noi vanno alla grande. Le statistiche indicano che parte della metratura tradizionalmente riservata alla cucina è attualmente occupata dal soggiorno. Dato che sono sempre più numerosi gli uomini che si ritengono chef stellati è probabile che gli incontri con gli amici si risolvano in performances culinarie con gli altri che stanno a guardare mentre uno o due preparano piatti complicatissimi. In America è considerata una mania, da noi ancora no. Nei giorni comuni invece la cucina può  essere tranquillamente riassunta in due elettrodomestici (microonde e frigo) e un piano d’appoggio. Piatti e attrezzi nei pensili.

Quando si pranzava insieme. Un tempo, soprattutto in campagna, le sorti erano invertite: era la cucina – estesa e collocata all’ingresso della casa – a fungere da luogo di incontro e intrattenimento, anche a motivo della presenza del fuoco, cioè del calore. Vi affluivano i materiali che dovevano essere puliti, preparati e infine messi a cuocere. Operazioni tutte piuttosto lunghe, ma che potevano essere svolte in compagnia, continuando a chiacchierare. Oggi i prodotti di quarta gamma e i cibi pronti consentono di bypassare tutte queste fasi, e dunque questo ambiente non ha più – o quasi – ragion d’essere. Si aggiunga che sempre meno numerose sono le famiglie che possono permettersi il lusso di pranzare tutti assieme attorno al tavolo e si capisce come mai lo stesso soggiorno – il living – è di preferenza arredato per ospitare attività informali. A tavola insieme ci si trova per la cena, quando va bene.

Le camere multimediali. Ci sono poi le camere dei singoli componenti il nucleo familiare: a giudicare dalla pubblicistica sull’argomento tendono a configurarsi sempre più come postazioni multimediali allargate, nelle quali il letto funge anche da divano e le pareti da spazio espositivo.

Mancano dati relativi alla presenza, nello spazio casa, di ambienti in grado di ospitare un numero di persone superiore al doppio dei residenti, per esempio per feste o ricevimenti in occasione di eventi importanti. Se un figlio vuole invitare i compagni di classe per il proprio compleanno o i genitori desiderassero celebrare con gli amici il raggiungimento di un traguardo importante non è detto che la cosa possa avvenire dentro le mura domestiche. Molte funzioni tradizionali dell’abitare sono da tempo delocalizzate, spostate all’esterno.

Quattro mura non bastano più. Si vive sempre meglio e in maniera sempre più articolata. È impossibile pensare di far tutto dentro le solite quattro mura. La stessa casa tenderà quindi a ridursi sempre più ad uno spazio aspecifico – un loft – per evolvere poi a puro luogo di riferimento mentale temporaneo. Un famoso scrittore inglese – Bruce Chatwin – delinea questo modo di abitare descrivendo la stanza d’albergo che un impenitente viaggiatore di commercio impegnava tutto l’anno per potervi tenere – chiusa in un armadio – una scatola con tutti i suoi ricordi, che ispezionava ad ogni ritorno, scegliendo quali fossero da tenere e quali da sostituire coi nuovi entrati. La stanza serviva per poter compiere questa operazione con tutta la calma e la solitudine che richiedeva. Per tutto il resto c’era il mondo.

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