L'uccisione di Tamir Rice a Cleveland

L’arma giocattolo del bambino e la follia vera dell’America

L’arma giocattolo del bambino e la follia vera dell’America
27 Dicembre 2014 ore 12:13

Il 24 novembre scorso Time titolava: “Toy Guns Create Deadly Problems for Police”. Ovvero: la Polizia ritiene che le armi giocattolo mettano seriamente a rischio sia la vita dei bambini che le usano sia la loro. Ne vengono ricordati alcuni, di questi bambini ammazzati. E si conviene che sì, quello delle armi giocattolo è un problema. L’11 dicembre nbc-2 FMPD: ‘Fake’ guns can cause real problems (Le armi finte possono generare problemi veri). C’è il testo e c’è un video in cui degli adulti intervistati concordano sull’assunto seguente: dato che ormai le armi finte sono imitazioni perfette di quelle vere, è ovvio che qualsiasi poliziotto preferisca trattarle come queste ultime. Cioè che spari prima di essere sparato.

I due interventi, e altri di questo tenore, sono la conseguenza di due omicidi commessi dalla polizia:  quello del tredicenne Andy Lopez a Santa Rosa, California, l’anno scorso; quello di Tamir Rice (12 anni) a Cleveland, Ohio, il 22 novembre scorso. Walmart, Amazon e altri giganti del commercio hanno avanzato la richiesta di una legge che obblighi i fabbricanti di pistole e mitra di plastica a dotarle di contrassegni color arancione che ne facilitino il riconoscimento.

Un sito di liberi pensatori ha scritto: Invece di addestrare i poliziotti a non sparare su bambini che impugnino armi giocattolo, New York le mette al bando (Instead of Teaching Cops to NOT Shoot Children with Toy Guns, NY Bans Them). È già un bel passo: Art. 1 del Regolamento di Polizia Urbana: mai sparare su bambini inferiori ad anni 15. Sarebbe un bell’articolo; ma non c’è. Potrebbe però darsi che quello delle armi “Fake” (false) sia un problema tutto sommato limitato nelle sue conseguenze. Un paio di bambini all’anno fatti fuori dalle forze dell’ordine non cambiano in maniera significativa il bilancio demografico di una nazione grande e prosperosa (e ovviamente democratica) come gli USA.

Quello che invece preoccupa fortemente è il fatto che siano così in tanti (e così autorevoli) a pensare che il problema di cui stiamo parlando dipenda dalla perfezione raggiunta dalle armi giocattolo, e che siano invece così pochi – per non dire nessuno – a rilevare qualcosa di molto più preoccupante. Un paese le cui forze dell’ordine sono costituite in percentuale molto elevata da soggetti incapaci di entrare in rapporto con un bambino, da montagne di muscoli, fascette in plastica e armi da guerra che, pur trovandosi in netta superiorità numerica, si spaventano davanti a un bambino che cammina su e giù per l’aiuola col suo giocattolo – di più: se la gente dà loro ragione, perché altrimenti non si occuperebbe di raccomandare contrassegni arancioni – se tutto questo si verifica così spesso, dicevamo, allora quel paese è a rischio follia collettiva e non lo sa.

Il video rilasciato delle autorità di Cleveland sull’ultima mezz’ora di vita di Tamir Rice da questo punto di vista mette più paura del crollo delle torri gemelle.

 

 

Guardatelo bene: la scena è ripresa da una telecamera del parco; il video è stato compresso dalla polizia per i giornalisti, cioè non rispecchia i tempi reali. (Se riuscite, tenete d’occhio il timer in basso a destra). Contate per quanto tempo il povero Tamir, solo come un cane per tutto il pomeriggio, va su e giù per il marciapiede col suo giocattolo. Guardate, nel circolino rosso all’inizio, chi è e dove si trova il vecchio rimbambito che ha chiamato la polizia per avvisarla della presenza di un pericoloso delinquente nel parco (!). Notate che il vecchio, a un certo punto, scompare e guardate come si comportano i poliziotti. A questo punto dite se non avrebbero fatto meglio a rincorrere il vecchio pazzo nelle strade vicine e portarlo dritto in manicomio invece di sparare su quel povero bambino, nemmeno fosse un serpente a sonagli o Dillinger redivivo. E dite se non siamo complessivamente di fronte a un momento di follia collettiva, dove l’unico sano di mente è il morto. Perché poi, c’è scritto in tutti i servizi, i poliziotti hanno anche avuto il coraggio di giustificarsi: gliel’avevano detto, loro, di alzare le mani e di arrendersi. Lui non l’ha fatto. E loro hanno proceduto di conseguenza, hanno applicato la normativa. Che altro potevano fare?

Ma se due poliziotti pensano di poter rispondere così, davvero si può pensare di lasciarli liberi di andare in giro? Certo, si dirà, se son tutti come loro, perché no? E infatti, così è avvenuto.

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