Allarme conti in rosso

La bancarotta dei frati minori (ma qui è saltata l’obbedienza)

La bancarotta dei frati minori (ma qui è saltata l’obbedienza)
19 Dicembre 2014 ore 14:01

Abbiamo un problema, ha scritto padre Michael Perry, ministro generale dei frati minori in una lettera a tutti i frati dell’ordine: «La Curia generale si trova in una situazione di grave, sottolineo ‘grave’, difficoltà finanziaria, con un cospicuo ammontare di debiti». Sono ben sei le volte in cui la parola “grave” verrà ripetuta nella lettera. Se basta una ripetizione a generare un superlativo, tre ripetizioni alludono a una catastrofe.

Tutto sembra nato nel settembre scorso quando «il Definitorio generale ha deciso di intraprendere una serie di passi per condurre un’indagine interna riguardo alle attività finanziarie operate dall’Ufficio dell’Economato generale. È stata creata una sotto-commissione all’interno del Definitorio generale che servisse da organo consultivo. Insieme abbiamo tracciato un percorso che permettesse di raccogliere informazioni affidabili, di identificare potenziali punti deboli ed esaminare tutti i documenti disponibili in modo da giungere a decisioni il più chiare e consapevoli possibile sul miglior modo di procedere per garantire la solidità finanziaria dell’Ordine in maniera coerente con i valori francescani e lo stile di vita che ci appartiene».

Nel corso dell’indagine è emerso che «i sistemi di vigilanza e di controllo finanziario della gestione del patrimonio dell’Ordine erano o troppo deboli oppure compromessi, con l’inevitabile conseguenza della loro mancanza di efficacia rispetto alla salvaguardia di una gestione responsabile e trasparente». E si è aggiunto il sospetto che siano state avviate «un certo numero di dubbie operazioni finanziarie, condotte da frati cui era stata affidata la cura del patrimonio dell’Ordine, senza la piena conoscenza e il consenso né del precedente né dell’attuale Definitorio generale». Tutto ciò ha contribuito a mettere “in grave pericolo la stabilità finanziaria della Curia generale”, anche perché pare che vi siano “coinvolte persone che non sono francescane ma che sembra abbiano avuto un ruolo centrale nella vicenda”. Contestualmente il Definitorio (l’organismo di controllo dell’Ordine) ha deciso all’unanimità di chiedere l’intervento delle autorità civili e ha informato le autorità ecclesiastiche competenti.

Allarme rosso, dunque. Inoltre tutti i Ministri provinciali e i Custodi dei conventi sono stati invitati a manifestare la loro comprensione e a contribuire finanziariamente alla soluzione del problema, “che implica anche il pagamento di cospicue somme di interessi passivi”.

Il fatto che si dica, nella lettera, che sono state avviate iniziative «al fine di riprendere il controllo sulle attività economico-finanziarie della Curia generale» può significare soltanto che ci si è accorti forse troppo tardi che esse erano del tutto sfuggite di mano ai responsabili. E infatti l’Economo generale ha immediatamente rassegnato le dimissioni sia dall’incarico di Economo generale sia da quello di Rappresentante Legale. Il Vice-Economo generale ha iniziato ad agire come Economo generale facente funzioni e il Definitorio generale ha nominato un altro frate come Rappresentante Legale. Inoltre è stato scelto un terzo frate, esperto in questioni economiche e amministrative, che è stato nominato Delegato speciale del Ministro generale per gli affari economici della Curia generale e ha iniziato il suo lavoro all’inizio del mese di ottobre 2014. A questo gruppo sono stati affidati tre compiti:

a) verificare la situazione economica attuale in cui la Curia generale si trova;

b) esaminare e verificare i sistemi già operanti di vigilanza e controllo e proporre cambiamenti per rafforzarli  e potenziarli;

c) esaminare le attività dell’Ufficio dell’Economato generale dal 2003 ad oggi, prestando particolare attenzione a qualunque operazione potesse suscitare sospetto o preoccupazione.

La questione, dunque, non riguarda i francescani in generale, ma solo i Frati Minori che – lo diciamo per chi non ci avesse fatto caso – sono quelli col saio marrone. L’altro ramo della famiglia, i Frati Minori Conventuali – saio nero; custodi delle Basiliche di Assisi e di sant’Antonio a Padova – non sono toccati, come non sono toccati i Cappuccini, anche loro con saio marrone ma tenuti a portare la barba. Inoltre, dei Minori, non sono toccate le Province o i singoli conventi – dei quali, anzi, è stato chiesto l’aiuto – ma la sola Curia generale, cioè il vertice dell’ordine.

Padre Perry conclude la lettera ai fratelli dicendo: «Mi rendo conto che molti di voi resteranno assai delusi e scoraggiati di fronte a tutta questa faccenda. Inoltre, nasceranno molte domande, per le quali avete diritto a una riposta. Prossimamente spero di potervi offrire ulteriori informazioni. Sono intenzionato a fare una relazione il più esaustiva possibile riguardo all’intera vicenda durante il Capitolo generale» del 2015.

Nel quale gli amici del venerato e santo padre Francesco si aspettano che venga messo in luce qualcosa di più dell’intrico finanziario che ha condotto a questo spiacevole inconveniente. Dei tre voti (castità, povertà, obbedienza) di cui ogni frate dell’Ordine porta la memoria nei nodi della corda che funge da cintura, quello che sembra uscire più malconcio dalla faccenda è infatti l’ultimo. Qualcosa è andato storto, pensiamo, non tanto perché qualcuno è stato tanto ingenuo da farsi raggirare (e l’ingenuità è un peccato) ma perché più persone – a quanto pare – hanno agito di testa propria, senza riferire ai superiori i quali, d’altro canto, devono aver lasciato correre le cose per troppo tempo. Più che il ventilato buco finanziario è questo scenario spirituale a sconcertare tutti coloro che voglion bene al poverello di Assisi.

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