Si basa sull' «l'honor system»

Il bar self-service funziona in UsaDa noi l’ha ammazzato il fisco

Il bar self-service funziona in UsaDa noi l’ha ammazzato il fisco
03 Luglio 2014 ore 10:15

Immaginatevi un normalissimo bar rifornito di caffè, thè, sciroppi e prodotti da forno. Nessuna architettura futuristica o effetti speciali nascosti in qualche angolo. Unica peculiarità, non ci sono dipendenti. Nessuno che vi prepara o vi serve il caffè, nessuno che vi aspetta alla cassa o vi pulisce il tavolino quando andate via. I clienti si servono da soli e pagano in totale libertà il conto alla cassa. Non è uno scherzo, ma il primo bar completamente self service. Aperto lo scorso ottobre dentro la sede di una ex banca, il suo nome è “The Vault” e si trova in North Dakota, per la precisione nel paese di Valley City.

L’idea è venuta a David e Kimberly Brekke una giovane coppia decisa ad aprire un bar. Non avendo le risorse necessarie per poter prendere alle loro dipendenze barista, camerieri e cassieri hanno scelto di appoggiarsi al principio dell’honor system. Al momento l’esperimento sta funzionando davvero bene, dato che i proprietari del bar hanno dichiarato che quando a fine giornata fanno il conto di quanta merce è stata portata via e quanti soldi sono rimasti in cassa, scoprono che le persone in media sono più generose del 15%. Insomma, fino a questo momento non hanno avuto alcuna perdita, registrando invece qualche guadagno in più rispetto alle aspettative.

Il The Vault è un normalissimo bar dove le persone entrano, cercano quello che vogliono mangiare e si possono accomodare ai tavolini. Prima di uscire possono pagare per quanto hanno consumato secondo tre modalità: in contanti, con carta di credito, o depositando un assegno. Nessuno li controlla, tranne una telecamera installata nel locale che a detta dei proprietari serve più a salvaguardare la sicurezza dei clienti piuttosto che a controllare la loro onestà.

In America sono molti gli esempi di piccoli commercianti che basano il loro commercio sul sistema d’onore. Soprattutto nei mercati si possono trovare molte le bancarelle di frutta self-service che invitano  le persone a prendere sacchi di kiwi o arance e lasciare il denaro in una scatola vicina bloccato. Secondo alcuni studiosi dar fiducia alle persone sarebbe uno stimolo.

Un caso simile in Italia (finito male)

A partire dal 2005 nel Trevigiano era nata una simpatica iniziativa: un’osteria senz’oste. L’idea era venuta a Cesare De Stefani che aveva deciso di lasciare sempre aperta ad amici e passanti la cucina di un vecchio casale di sua proprietà. Sei bicchieri, due bottiglie di vino e qualche salame. Nessun prezzo, solo offerte volontarie. Quest’invitante banchetto ha avuto fin da subito un certo successo, naturalmente grazie al passaparola di chi aveva avuto la fortuna di fermarsi in questo particolare casale. Ad un certo punto però la brillante idea si è trasformata in incubo. L’Agenzia delle entrate di Montebelluna ha sanzionato l’osteria con un verbale di 62.000 euro a carico dei coniugi De Stefani, non a seguito di un’ispezione che abbia verificato lo svolgersi di una vera e propria attività commerciale, ma con un accertamento di carattere presuntivo. Insomma il fisco la riterrebbe una vera e propria osteria dove si mangia, si beve e si paga quello che si è consumato. Il problema, quindi, sarebbe che il signor De Stefani non rilasciando scontrino o fattura, non avrebbe mai pagato le tasse allo stato sui soldi da lui raccolti in questi anni.

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