Uno studio dell'Università di Reading

Basta chiedergli: hai studiato tutto? Troppe attese generano fallimenti

Basta chiedergli: hai studiato tutto? Troppe attese generano fallimenti
05 Dicembre 2015 ore 15:50

Seguire il percorso scolastico dei propri figli, soprattutto quando sono piccoli, è una delle tante mansioni dei genitori. Mamma e papà si preoccupano che i compiti vengano eseguiti a puntino e che le pagine dei libri vengano studiate, non soltanto sfogliate. Il grado di attenzione prestato dagli adulti verso le faccende scolastiche dei bambini varia a seconda del carattere di questi ultimi, ma generalmente tutti i genitori si assicurano, chi più chi meno, che le lezioni procedano bene.

Seguire, ma a distanza. Tuttavia, seguire troppo da vicino la carriera accademica dei ragazzi potrebbe rivelarsi controproducente. Pretendere che i propri pargoli eccellano in tutte le materie, che siano studiosi e interessati a qualsiasi materia, pone su di loro un fardello troppo pesante, una pressione che la psicologia di un bambino non riesce a sostenere. È preferibile, anche in vista di una futura carriera lavorativa, lasciarli liberi di spaziare negli ambiti che li aggradano di più. In questo modo, potranno sviluppare e rafforzare i loro naturali talenti, in un contesto educativo e familiare sereno. Non si tratta solo di un discorso di buon senso, è la scienza stessa ad avere dimostrato che regole di studio troppo rigide portano, a lungo andare, al fallimento e alla delusione, due fattori che insieme provocano stati cronici di ansia depressiva.

 

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Lo studio di Murayama. Kou Murayama, dell’Università di Reading, ha condotto uno studio approfondito sulle conseguenze provocate dalle aspettative non realistiche nutrite dai genitori nei confronti dei loro figli. Sarebbe dunque sbagliato fondare l’educazione dei ragazzi sul mito (americano) secondo cui tutti possono fare qualunque cosa. «La nostra ricerca ha rivelato che le aspirazioni dei genitori hanno effetti sia positivi che negativi sull’andamento accademico dei giovani. Tuttavia, mentre aspirazioni “normali” aiutano a migliorare i risultati scolastici, quelle eccessive possono essere velenose», ha scritto lo studioso, la cui ricerca è stata pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology dall’American Psychological Association.

Gli stessi risultati in Germania e negli USA. Murayama e i suoi colleghi hanno analizzato dati raccolti dal 2002 al 2007 su 3.530 studenti tedeschi di scuole secondarie. Le informazioni in questione si concentravano sui successi ottenuti in matematica e li collegavano alle aspirazioni e alle aspettative dei genitori, nell’arco di un anno. Analizzandoli, gli studiosi hanno scoperto che gli studenti tendono a prendere voti più bassi, quando mamma e papà pretendono da loro l’impossibile. Lo stesso risultato si ripeteva osservando i dati ottenuti su un campione di 12 mila ragazzi americani. La dimostrazione scientifica che chiedere troppo ai figli li rende meno pronti ad apprendere, inoltre, contraddice una parte della letteratura psicologica secondo cui fissare per i propri figli obiettivi molto alti li aiuterebbe ad ottenere voti migliori.

 

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Il ruolo chiave dell’ottimismo. Il successo, del resto, non dipende solo dall’intelligenza. Anzi. L’ottimismo, l’autostima, la capacità di gestire imprevisti contano più del quoziente intellettivo. Tali stati d’animo si producono attraverso l’affetto familiare e relazioni interpersonali sicure e serene; di certo non nascono in ambienti oppressivi, in cui prendere il massimo dei voti si trasforma in una sorta di ricatto emotivo, per cui più si è bravi a scuola, più si meriterebbe l’amore dei propri genitori – un pensiero assurdo, di cui però si convincono i figli dei genitori troppo esigenti. Chi cresce dei figli, del resto, è tenuto in primo luogo a contribuire al loro sviluppo fisico ed emotivo, alla costruzione di personalità salde e capaci di affrontare le difficoltà. I talenti, le abilità, l’intelligenza sono aspetti che dipendono in gran parte dalla libera volontà dei ragazzi. Interferire troppo potrebbe impedire loro di sviluppare la capacità di decidere in autonomia.

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