Episodio molto grave

Beccati in Bergamasca i nazi-hacker che avevano preso di mira la Comunità Ebraica di Venezia

I soggetti, lo scorso 3 novembre, avevano interrotto una videoconferenza su Zoom con svastiche, frasi antisemite e insulti. A individuarli è stata la Digos con l'aiuto della Polizia postale. Eseguite perquisizioni nella nostra provincia

Beccati in Bergamasca i nazi-hacker che avevano preso di mira la Comunità Ebraica di Venezia
Cronaca 28 Gennaio 2021 ore 18:14

Un’inchiesta lunga, durata quasi tre mesi, ma che si è conclusa con l’individuazione degli autori di un gesto veramente deplorevole e razzista. A condurre le indagini è stata la Digos di Venezia insieme ai compartimenti veneto-lombardi della Polizia postale: è grazie al loro lavoro che, proprio in Bergamasca, sono stati individuati i dispositivi attraverso cui degli hacker avevano interrotto una videoconferenza della Comunità Ebraica di Venezia in modo oltraggioso e violento, con offese e minacce antisemite. Un epilogo “felice” raccontato dai colleghi di PrimaVenezia e arrivato proprio nel corso della settimana in cui si celebra la memoria delle vittime della Shoah.

Intrusione antisemita, presi gli hacker

In data 3 novembre 2020, alcuni utenti internet celati sotto nickname, sfruttando l’anonimato della rete, avevano fatto accesso abusivo a una videoconferenza organizzata sulla nota piattaforma Zoom dalla Comunità Ebraica di Venezia e dedicata a una “Lezione di Ebraismo”, interrompendone lo svolgimento con offese e minacce di natura antisemita e condividendo sullo sfondo dello schermo una svastica.

L’episodio, per forme e contenuti, è analogo ad altri che stanno accadendo sempre più spesso negli ultimi tempi in numerose altre occasioni di riunione in rete, come lezioni, convegni, video-conferenze.

Grazie alle tempestive indagini dirette dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Venezia e condotte dagli investigatori della Digos di Venezia con la collaborazione dei Compartimenti di Polizia Postale del Veneto e della Lombardia, che hanno fornito un essenziale contributo sotto il profilo tecnico, è stato possibile individuare gli autori del gesto, che avevano coordinato l’azione all’interno di un canale Telegram. In data odierna (28 gennaio) è stata eseguita una perquisizione in provincia di Bergamo che ha permesso il sequestro dei dispositivi utilizzati per l’intromissione.

Presi nella settimana in cui si celebra la memoria delle vittime della Shoah

Il Questore di Venezia ha sottolineato l’importanza, anche simbolica, che riveste l’aver individuato gli autori del gesto proprio nella settimana in cui tutto il mondo celebra la memoria delle vittime della Shoah, rimarcando l’importanza di perseguire duramente ogni forma apologetica del crimine dell’olocausto. È fondamentale che soprattutto le nuove generazioni ne comprendano la portata del disvalore perché la storia non si ripeta.

Nello stesso modo, è stato posto l’accento sulla rilevanza degli strumenti informatici e della comunicazione via web che la pandemia in corso ci ha fatto apprezzare nella sua portata dirompente, ma anche nel rischio rilevante collegato a un uso distorto dei canali multimediali, che accresce gli effetti negativi dei reati commessi attraverso quegli strumenti e piattaforme, per la natura sostanzialmente pubblica che tutto quello che avviene in rete assume, il che ne amplifica il rischio di emulazione.

Si tratta, infatti, di reati sempre più spesso commessi con eccessiva leggerezza dovuta alla distanza con gli interlocutori, da incensurati che finiscono per coinvolgere negli effetti negativi della propria azione delittuosa anche gli ignari familiari.

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