Cronaca
«Un elettrocardiogramma accorato»

Beethoven componeva col cuore (Parliamo di sistole e aritmia)

Beethoven componeva col cuore (Parliamo di sistole e aritmia)
Cronaca 17 Gennaio 2015 ore 11:40

«Un elettrocardiogramma accorato»: così è stata definita la musica del compositore tedesco Ludwig Van Beethoven, dopo un attento esame della giustapposizione di note da parte di un team di ricercatori americani dell'Università del Michigan e di Washington, comprendente un cardiologo, uno storico della medicina e un musicologo, che hanno pubblicato la loro particolare deduzione sulla rivista Perspective in Biology and Medicine. Secondo gli esperti infatti i ritmi musicali, dall’andamento irregolare, ‘auscultabili’ in alcune delle più famose opere di Beethoven, seguirebbero le stesse armonie di un cuore affetto da aritmia cardiaca, una patologia di cui sembrava soffrire il compositore, in cui il cuore alterna battiti molto veloci a molto lenti.

La teoria. Non tutti i cuori battono allo stesso modo, specie quelli sofferenti di una qualsiasi malattia cardiaca, che hanno un moto irregolare rispetto alla norma, eppure ben definibile perché rispettoso di alcuni schemi prevedibili: caratteristiche, queste, che sono ancora utili (oltre a molto altro) per capire di che cosa un cuore sta male. All’epoca di Beethoven, arrivare a definire il perché e il percome cardiaco era molto più complesso, dacché mancavano adeguati test e strumenti diagnostici. Eppure le documentazioni storiche disponibili, precise e dettagliate nelle descrizioni, consentono di poter ipotizzare che le molte sintomatologie del grande compositore fossero correlabili ad una aritmia.

 

 

Dalla definizione scientifica moderna e dalla presunta verità storica, i ricercatori sono così andati a ricercare una possibile assonanza fra note e malattia nelle variazioni musicali beethoveniane, fatte di una successione di cambiamenti in andamento e tonalità alquanto anomali ad orecchio esperto di medici e musicologi. E sono arrivati alla fine a definire che i ritmi musicali tracciati sul pentagramma coincidono con quelli di un elettrocardiogramma dal battito malato di aritmia. Non è cosa strana, dicono gli esperti, perché esiste spesso una sinergia fra la mente e il corpo, che non solo influenza il modo in cui si sperimenta la realtà, ma che è espressione intima di chi la vive. Una condizione tanto più vera nel mondo dell’arte o della musica e che porta a pensare che quella anomalia cardiaca sia stata la musa ispiratrice delle composizioni dell’esimio maestro. Di alcune in particolare.

Le opere beethoveniane ‘del cuore’. Sono almeno tre. La Cavatina, perché nel movimento finale del Quartetto per archi in Si bemolle maggiore, nell’op. 130, si ravvede una grande intensità emotiva che commuoveva lo stesso Beethoven fino alle lacrime. Alla fine del Quartetto, la tonalità improvvisamente cambia e diventa un Mi bemolle maggiore, e quell’inaspettato squilibrio del ritmo è evocatore di sentimenti cupi, di un senso di disorientamento: una sensazione di “mancanza di respiro”, insomma. Un passaggio che viene designato e insegnato a chi apprende o fa musica proprio con la parola tedesca ‘beklemmt’ che può essere tradotta in italiano “con la morte nel cuore”. Quella chiara tristezza musicale ed espressiva rende anche l’idea della sensazione di oppressione che affliggeva Beethoven in quel momento compositivo e che può essere associata a un disturbo cardiaco.

 

 

Anche l’opus 81a, scritta durante l’assedio dei Francesi a Vienna nel 1809, sembra avere un moto conduttore cardiaco: all’inizio, ne L’Addio, il ritmo della sonata galoppante e sincopato ricorderebbe infatti le extrasistole che spingono il cuore verso un battito anticipato seguito da una pausa. Sensazione, anche questa che doveva essere ben nota a Beethoven. E ancora la Sonata per pianoforte n° 31 in La bemolle maggiore, op 110, in cui il ritmo si modifica dettato da qualcosa di diverso dal semplice genio creatore.

La sordità. È il moto sensibile di tutto. Beethoven, stando a quanto tramanda la storia, non sembrava essere un uomo sano. Anzi. Probabilmente conviveva con diversi problemi di salute: da una malattia infiammatoria dell’intestino al morbo di Paget, ovvero una deformazione delle ossa, a disturbi di fegato forse dovuti anche a un abuso di alcool e a problemi renali.

Quello che resta però il più noto è la sordità che lo afflisse fin dalla più giovane età e che sembra avere affinato tutti gli altri sensi, rendendolo in particolare più attento al “suono interno” dei suoi battiti cardiaci. Poco importa che la malattia, fosse causa o effetto della sue composizioni: ci si inchina comunque alla mirabile musica, fuori dell’ordinario, del maestro tedesco.