un curioso braccio di ferro

La lite sui Bronzi di Riace

La lite sui Bronzi di Riace
16 Settembre 2014 ore 16:20

Secondo il presidente del consiglio Matteo Renzi portare i Bronzi di Riace a Milano per l’Esposizione universale del 2015 «non ha senso». La Regione Lombardia è di avviso diverso: «capricci» ha definito l’uscita di Renzi il governatore Roberto Maroni firmatario, assieme a Vittorio Sgarbi, di una lettera al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, nella quale si chiede appunto che le due statue possano uscire dal museo di Reggio per salire al nord.

Ma Renzi non demorde: «Perché spostare i bronzi da Reggio a Milano quando dovrei portare i visitatori da Milano a Reggio?». Perché, ha risposto Sgarbi, «è evidente che Reggio non avrà vantaggi» dai milioni di visitatori che arriveranno a Milano per l’Esposizione universale. «Con le infrastrutture che hanno in quel posto disperato» nessuno di loro vorrà avventurarsi fin laggiù. Se fossero esposti a Milano, invece, i Bronzi potrebbero incassare fino a 20 milioni di euro. E magari, adeguatamente supportati, potrebbero perfino lanciare turisticamente la regione da cui sono stati temporaneamente prelevati.

Fin qui lo scambio di opinioni. A seguire, le denunce. Due per l’esattezza: una a carico del ministro Franceschini, l’altra di Sgarbi. Presentatore, in Procura a Milano, il presidente della commissione di Vigilanza e controllo del consiglio regionale calabrese, Aurelio Chizzoniti. Franceschini sarebbe reo di “abuso d’ufficio” per aver dato incarico a una commissione di accertare la trasportabilità dei bronzi pur sapendo benissimo e da tempo che non lo sono. A Sgarbi viene invece addebitata una “violenza privata” nei confronti della soprintendente ai Beni Archeologici della Calabria, Simonetta Bonomi, notoriamente contraria al trasferimento.

Sgarbi – che fra l’altro ricopre l’incarico di ambasciatore della Lombardia per l’Expo – ha annunciato querela per diffamazione a Chizzoniti. E insiste nel non avere dubbio alcuno sulla trasportabilità delle statue. In ogni caso, ha detto in altra occasione, «Sono pieno di piani alternativi. Se non danno i bronzi, li farò restare a bocca aperta con quello che porto a Milano». Pare alludesse dei Bronzi di Cartoceto di Pergola, un gruppo statuario equestre composto da due cavalieri, due cavalli e due donne in piedi (di una c’è solo la parte inferiore), l’unico in bronzo dorato di provenienza archeologica rimastoci dell’epoca romana.

L’altra sera, nel corso della trasmissione Virus, condotta da Nicola Porro su Rai2, il sostenitore della presenza delle due statue all’Expo ha ulteriormente esposto le sue ragioni. Non ha mancato di citare il poeta latino Orazio, che volendo esprimere la durata imperitura della propria gloria, ha usato come paragone il bronzo, materiale perenne quant’altri mai. I due di Riace, secondo lui, possono dunque tranquillamente affrontare il viaggio. Interessante anche l’argomentazione secondo la quale la Calabria sarebbe un paese straniero rispetto alla Lombardia. Ponendo all’ammirazione del mondo i due capolavori Milano farebbe un favore immenso a quella regione.

E in parte lo ha già fatto, secondo quanto ha riferito un’Ansa da Catanzaro dell’11 settembre:  Vittorio Sgarbi, in una nota, si dice «pronto a rinunciare a chiedere in prestito i Bronzi di Riace» per Expo 2015. «E questo – aggiunge – per il punto a cui sono le polemiche ed in attesa del giudizio della Commissione tecnica voluta dal ministro Franceschini. In questi mesi si è parlato più dei Bronzi di Riace che di Cantone. E per la prima volta della Calabria non per la ‘ndrangheta ma per i Bronzi. Mi pare un buon servizio per Milano, per i calabresi e per l’Expo».

Nota conclusiva. Se in luogo di presentare denunce alla magistratura i calabresi si fossero preoccupati di non abbandonare i loro due tesori in un museo nel deserto avrebbero reso loro un servizio più degno. Non siamo più ai tempi di Goethe o di Schliemann in cui persone di genio affrontavano viaggi resi ancor più romantici dai disagi pur di veder brillare un briciolo di antichità. Oggi nessuno si sposta se non all’interno di una rete di opportunità. Ai bronzi non basta una stanza per abitare: ci vuole una città intorno. O un’EXPO, meglio.

 

 

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