E il povero Invernizzi...

Belotti, (dis)avventure da onorevole La terribile barberia di Montecitorio

Belotti, (dis)avventure da onorevole La terribile barberia di Montecitorio
Cronaca 07 Giugno 2018 ore 06:45

Che emozione! Finalmente ho messo piede nell’onorevole barberia di Montecitorio. Luogo sacro che tanti, visti i costi, vorrebbero chiudere, ma che l’esimio onorevole Pino Pisicchio (un nome, un programma) ha tenacemente difeso affermando che «deve restare perché qui dove sono stati tagliati i capelli ai migliori personaggi della nostra Repubblica!». Amen.

Torniamo però al presente. L’ingresso, obiettivamente, lascia un po’ a desiderare: è una porticina anonima, nell’atrio degli bagni imperiali del Parlamento, dietro a un famigerato marchingegno lucidascarpe a motore (se sbagli un tasto ti sei fottuto la pelle scamosciata dei mocassini) e a lato della bilancia (sì, la casta può disporre di una pesapersone, reliquia di un ambulatorio degli Anni Sessanta, di quelle con l’asta incorporata per misurare pure l’altezza).

Dietro a questa anonima porta a vetri, si apre lo splendore. Un salone in raffinato stile liberty, dicono le guide, in puro stile Tinto Brass, direbbe invece ol Tone del Bar Sport, che, come tanti cinquantenni, e come il sottoscritto, ha una base culturale non certo formata da autori come Pirandello, Oscar Wilde, Dostoevskij o registi come Sergei Eisenstein (quello della Corazzata Potemkin di fantozziana memoria), bensì su solidi pilastri artistici come Edwige Fenech, Nadia Cassini, Gloria Guida, Lino Banfi, Lando Buzzanca e registi come il mitico Tinto. E allora entri nella barberia e ti senti in Salon Kitty.

D’antan anche le poltrone, in pelle democristiana, e le giacchettine di un azzurrino carta da zucchero che farebbero pendant con la mia Nsu Prinz (per i più giovani, trattasi di un’auto degli Anni Sessanta e Settanta, detta anche vasca da bagno, nota per portare una sfiga tremenda).

 

 

Tutto questo vintage nell’arredo poi si riflette anche nelle acconciature. Ne sa qualcosa, ad esempio, l’esimio onorevole Invernizzi, celebre per il suo affascinante capello lungo e mosso, che una volta si è trovato rivisitato con pettinatura, alla spalla, liscia, anzi liscissima, modello Apache. In pratica è entrato simil Brad Pitt (facciamoglielo credere), l’è ègnit fò Toro Seduto.

Qualche onorevole 2.0 però aveva proposto di dare un taglio più moderno ai capelli che uscivano della barberia, ad esempio introducendo un catalogo fotografico stile Jean Luis David. Pare, dopo ampia discussione, che sia stata partorita una brochure con alcuni modelli: “Bersani” per taglio piazza pulita, “Monti” per grigione ondulato, “Berlusca” per piantagioni trapiantate, “Casini” per lo spazzolone brizzolato, “Romani” per un biancone sono figo solo io, “Luxuria” per gli indecisi. Dopo veloce discussione sembra che il catalogo sia stato ritirato.

A dire la verità un tocco moderno la barberia se lo è dato. Per volere della Boldrini, da tre anni è bisex: si fanno anche acconciature femminili. Certo, già per una donna andare da un parrucchiere che si chiama barberia non è il massimo, se poi scopri che i coiffeurs, che sono maestri nella rasatura, hanno fatto solo un corso di 4 ore per specializzarsi nel capello femminile, allora qualche timore ci può stare. Ma comunque le onorevoli ci vanno. E pure volentieri. Basta chiedere a un’affascinante giovane deputata bresciana (della quale omettiamo il nome per non finire presi a ombrellate) che settimana scorsa aveva bisogno di una piega. Quando è uscita si è guardata allo specchio e ha esclamato: «Mi hanno fatto una cofana a gallo cedrone! E mi hanno pure scottato la cute». Tradotto, i g’ha brüsat la crapa. E i prezzi? Come a Seriate: 18 euro shampoo e taglio. Ma volete mettere lo shampoo all’ananas?

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