Cosa si dice sui divanetti

Belotti, (dis)avventure da onorevole Come in una casa del commiato

Belotti, (dis)avventure da onorevole Come in una casa del commiato
Cronaca 12 Maggio 2018 ore 10:45

Benvenuti alla Casa del Commiato di Montecitorio. Immagino che molti si saranno chiesti che aria tirasse nei giorni scorsi in Parlamento. Ecco, per dare un’idea pensate all’atmosfera che regna intorno a un defunto. Poi moltiplicate per 630, tante sono le onorevoli salme che però non riposano distese, ma ondeggiano camminanti come morti viventi su e giù per il Transatlantico. Neanche fossimo a Seriate, unico Comune al mondo che ha due “sale ricevimento per morti” in soli cinquanta metri (roba da sfregarsi i piccoli gioielli pelvici ogni qualvolta si imbocca via Dante), a Roma non si sono risparmiati e di Case del Commiato ne hanno fatte anche lì due, vicine (mai come a Seriate, però), ma soprattutto grandi, molto grandi: una, appunto, da 630 salme, l’altra di 315 detta “Madama la marchesa, ormai l’è ‘ndacia”. È quella dei senatori.

Tornando al funerale di Montecitorio, nel Transatlantico c’era chi piangeva affranto dal dolore, e chi piangeva ma sotto sotto godeva. Erano gli ex onorevoli o i trombati delle ultime elezioni, che per un attimo ha pregustato l’occasione per risorgere, neanche fossimo a Pasqua. Da trombati speravano di diventare trombatori, trombando uno che li aveva trombati. E così il grande corridoio di Montecitorio era diventato teatro di un corteo funebre. Nei divanetti dove fino a pochi giorni prima si parlava di politica internazionale, di welfare, di green economy (e in quello di Sgarbi di f…), fino a martedì il tema fisso è stato: «Ma abbiamo già finito?». Invece della politica internazionale si parlava della politica di casa (propria), della serie «e ora chi lo dice a mia moglie?» (o al marito che si era già messo in aspettativa?); invece di welfare il problema era «cazzo, ho speso cinquantamila euro di campagna elettorale, ora come rientro?».

Un divanetto in cui nulla era cambiato, però, era quello…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 17 maggio. In versione digitale, qui.

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