Uomini nuovi e vecchi

I beni della curia, la svolta di Beschi

I beni della curia, la svolta di Beschi
Cronaca 13 Aprile 2017 ore 07:00

È tornata una firma prestigiosa su L’Eco di Bergamo, quella di Edmondo Varani. Che nessuno sa chi sia o a chi corrisponda - in internet non esiste -, ma che quando appare sul quotidiano della Curia va seguito con attenzione. Gli articoli di questo fantomatico giornalista, infatti, vengono costruiti, dettati e corretti da diverse mani che agiscono sul Colle, più che nella redazione del giornale. In altri tempi di sarebbero chiamati “veline”. Dopo anni di silenzio, Edmondo Varani è riapparso per ben due volte negli ultimi giorni. La prima per siglare un articolo sui nuovi assetti economici della Curia, la seconda per spiegare che nella vicenda della ristrutturazione dell’Abbazia di San Paolo d’Argon, sollevata con clamore da un’inchiesta del Corriere Bergamo, tutto quello che c’era da fare è stato fatto e che se qualcosa non è stato fatto è colpa di chi, indebitamente, ha occupato spazi che non gli competevano, leggi la Fondazione Ikaros. La quale, il giorno dopo, si è premurata di smentire categoricamente il tutto.

 

 

Una svolta forse storica. L’articolo principale è apparso giovedì 23 marzo a pagina 13, nella sezione economica, col titolo: Diocesi, ad Adriana Spa i beni “non istituzionali”. Un rebus per addetti ai lavori, che però nelle righe seguenti contiene una svolta che forse si può definire storica. Il vescovo Francesco Beschi in queste ultime tormentate settimane non è rimasto a guardare.

Tutti intorno ad Adriana. Le novità sono legate a un nome: Adriana, che è una delle tante società di cui è proprietaria la Curia di Bergamo. Il suo nome ricorda quello di un grande vescovo bergamasco, Adriano Bernareggi. Fino a ieri nella società Adriana confluivano una serie di beni “non istituzionali”, immobili, partecipazioni societarie o lasciti non strettamente connessi ai fini pastorali e caritativi. Beni simili c’erano però anche in altri enti ecclesiastici come l’Opera San Narno, l’Opera ProClero e l’ente Diocesi. Diverse sigle con diversi consigli d’amministrazione che avevano come punto di riferimento la figura dell’economo diocesano, costretto a saltare da un consiglio all’altro. La prima novità è che d’ora in poi tutti questi beni, compresi i pacchetti azionari, verranno gradualmente conferiti nella Adriana spa, che fungerà da capogruppo. Il che permetterà una gestione più trasparente, ordinata e razionale. Una semplificazione, insomma. Adriana spa sarà governata da un Consiglio di sorveglianza composto da sette membri e da un Consiglio di gestione di cinque membri. Alla Sorveglianza competeranno la direzione, l’indirizzo strategico e il controllo dell’attività; al Consiglio di gestione il governo dell’impresa.

 

Massimo Cincera, uomo di fiducia di Carminati, amministratore delegato della Sesaab (editrice de L’Eco di Bergamo), presidente del Patronato San Vincenzo. Presiederà anche il Consiglio di gestione di Adriana spa.

 

L’ora dei laici. La seconda novità è ancora più rilevante: a gestire Adriana Spa è stato chiamato un laico, Massimo Cincera, amministratore delegato della Sesaab, l’editrice de L’Eco di Bergamo, e presidente del Patronato San Vincenzo. Cincera è l’uomo di fiducia dell’economo monsignor Lucio Carminati, che in tutti questi anni gli ha chiesto di affiancarlo nel mandare avanti, oltre ai giornali, numerose attività diocesane. Fa parte, insieme al commercialista Fabio Bombardieri, al direttore di Alex servizi Mario Campana e al notaio Armando Santus, del cosiddetto “cerchio magico” della Curia. Ora, presiedendo il Consiglio di gestione di Adriana spa, Cincera diventa anche una sorta di amministratore delegato dei beni non istituzionali della Diocesi. Accanto a lui ci saranno l’economo monsignor Carminati, vicepresidente, e i tre consiglieri Giuseppe Capetti, Alessandro Manzoni e Gian Battista Pesenti, che è anche direttore amministrativo della Sesaab. È la prima volta che un laico assume un ruolo così delicato nella Diocesi.

 

Giuseppe Giovanelli, già direttore generale dell’Università di Bergamo,
ora consigliere delegato e direttore generale della Fondazione Angelo Custode.

 

L’uomo nuovo La terza novità è una persona, Giuseppe Giovanelli, già direttore generale dell’Università di Bergamo. È lui l’uomo nuovo della Diocesi in campo economico. Arrivato all’inizio di marzo come consigliere delegato e direttore generale della Fondazione Angelo Custode, è già stato nominato vicepresidente del Consiglio di Sorveglianza di Adriana spa (presidente è il vicario generale monsignor Davide Pelucchi). Con Giovanelli nella Sorveglianza siedono Fabio Bombardieri, Aldo Cattaneo, Danilo Conti, Luciana Gattinoni e Marco Ghitti. La nomina di Giovanelli, sollecitata da monsignor Vittorio Nozza, è espressione di una ripartizione di ruoli che bilancia i poteri, secondo la migliore tradizione della Chiesa. Considerate le caratteristiche dell’uomo, discreto e preparato, segna anche un passo nella direzione di una gestione meno legata ai personalismi e alle amicizie e più alla competenza e alle regole.

Alla luce delle ultime disavventure sulle azioni bancarie, sull’abbazia di San Paolo d’Argon o sulla vendita della casa di riposo di Casazza, forse anche nella curia bergamasca comincia a far breccia quanto il Giovane Papa di Sorrentino ha detto alla religiosa che lo aveva allevato: «Madre, adesso le spiego una cosa che lei, nella sua lunga vita, non ha avuto modo di capire: i rapporti amichevoli sono pericolosi. Si prestano ad ambiguità, equivoci, fraintendimenti e finiscono sempre in malo modo. I rapporti formali, invece, sono limpidi come l’acqua sorgiva. Hanno regole scolpite nella pietra. Non ci si sbaglia e durano in eterno».