i numeri della regione

A Bergamo 10518 positivi, 46 in più rispetto a ieri. Crescono ancora gli spostamenti

A Bergamo 10518 positivi, 46 in più rispetto a ieri. Crescono ancora gli spostamenti
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«Alcuni dati sono migliorati, soprattutto quelli relativi al numero di ricoverati e dei pazienti in terapia intensiva». Lo sottolinea il vicepresidente regionale Fabrizio Sala nel fare il punto riguardo la situazione epidemiologica in Lombardia che, anche nella giornata di oggi (giovedì 16 aprile), evidenzia un'ulteriore frenata.

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Nella Bergamasca sale a 10518 il numero di persone contagiate dal Covid-19. L'aumento è di 46 nuovi positivi, un numero identico a quello accertato ieri.

In linea con il trend delle ultime settimane anche i dati che riguardano il territorio regionale. Complessivamente sono 63094 i contagiati, con 941 casi in più a fronte di 10705 tamponi analizzati (il giorno precedente l'incremento era stato di 827 persone ma con 6828 test analizzati). Diminuiscono sia i pazienti ricoverati, sia quelli ospitati nelle rianimazioni, consolidando una tendenza evidente negli ultimi giorni; i ricoverati toccano quota 11356 (687 in meno rispetto a ieri), mentre i pazienti in terapia intensiva sono 1032 (42 in meno rispetto a ieri). Sale, infine, a 11608 il numero di vittime accertate, con 231 decessi avvenuti tra ieri e oggi (il giorno prima ne erano avvenuti 235). «Siamo ancora nella fase 1 - commenta il vicepresidente  -. Prima scende il contagio, prima potremo entrare nella fase di ripartenza. Dipende solo dalla nostra capacità di rispettare le regole».

Sul versante della mobilità i dati relativi alla giornata di mercoledì 15 aprile parlano di un tasso di spostamenti in Lombardia pari al 42 per cento rispetto ad un giorno normale. «In occasione di Pasqua e Pasquetta la percentuale era del 25 per cento circa - spiega Sala -. La mobilità si è sicuramente alzata, ma pensiamo che questo sia dovuto alle maggiori attività produttive ed economiche che sono state messe in moto. Ricordiamo però l'appello a rimanere distanti gli uni dagli altri e di non uscire da casa se non per motivi di estrema necessità o di lavoro».

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