Scoppiava il 28 luglio 1914

Cent’anni fa la Grande Guerra

Cent’anni fa la Grande Guerra
28 Luglio 2014 ore 07:29

Il 28 luglio 1914, l’Impero austro-ungarico dichiarò guerra al Regno Serbo e la Prima guerra mondiale ebbe inizio. La Germania si schierò al fianco degli alleati austriaci, mentre l’Impero degli zar di Russia offrì il proprio appoggio alla Serbia. La guerra, che alcuni avrebbero poi chiamato europea, avrebbe posto fine a quattro enormi imperi: austroungarico, tedesco, ottomano e russo, e avrebbe portato alla nascita degli Stati nazionali moderni. Tramontò l’aristocratico mondo (e sogno) della cavalleria e si conobbero per la prima volta gli effetti di una malattia chiamata “shock da bombardamento” (shell shock).

Gli antefatti della guerra. Il 28 giugno 1914, in occasione della festa nazionale serba, l’Arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo– Este e la moglie, la contessa Sofia, erano in visita ufficiale a Sarajevo. La coppia reale stava sfilando in macchina, quando una bomba a mano, lanciata dall’angolo del corso Voivoda, colpì l’auto che seguiva quella dell’Arciduca ereditario e della consorte. Dopo una sosta presso il municipio, il corteo riprese, ma vicino al Ponte Latino partirono altri due colpi di pistola, che colpirono Francesco Ferdinando e la contessa Sofia. Entrambi morirono sul colpo. Le indagini che seguirono accertarono la responsabilità della Giovane Bosnia, un gruppo irredentista serbo, che aveva ricevuto appoggio logistico dalla Mano Nera (Unificazione o Morte), organizzazione nazionalista fondata in Serbia nel maggio 1911. Esse rivendicavano l’indipendenza dall’Austria–Ungheria di tutti gli ‘slavi del sud’ e auspicavano la creazione di uno stato unitario. I rapporti dell’Impero con gli abitanti dei Balcani, infatti, erano sempre stati piuttosto tesi, fin da quando, nel 1878, il Trattato di Berlino concesse all’Austria–Ungheria l’amministrazione delle province, ancora formalmente ottomane, della Bosnia ed Erzegovina. Nel 1908, l’annessione definitiva di quelle aree non fece altro che inasprire il malcontento della popolazione.

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Gli attentatori. Dei sei giovani che si incaricarono di portare a compimento il progettato assassinio dell’Arciduca, soltanto tre fecero fuoco sulla vettura reale, ma solo uno, lo studente diciannovenne Gavrilo Princip, riuscì nell’intento. Arrestato dalla polizia insieme a Nedelijko Cabrinovic, venne riconosciuto colpevole e condannato a vent’anni di prigionia, perché troppo giovane per la pena capitale. Già malato di tubercolosi, morì in carcere il 28 aprile 1918, pochi mesi prima della fine del conflitto.

L’Italia in guerra. Il Piave mormorava, il 24 maggio 1915. In quel giorno l’Italia scese in guerra, dichiarando aperte le ostilità nei confronti dell’Austria, ma non della Germania. La storia che seguì è storia nota. La “nostra” guerra bianca, combattuta nelle trincee scavate in montagna, sulle Alpi, dovette subire la spedizione di punizione condotta dagli austriaci, gli ex alleati infuriati per l’improvvisa virata dell’Italia, e poi la disfatta di Caporetto – un disastro, che mise in luce tutta l’impreparazione dei quadri militari – . L’umiliazione patita dall’Italia trovò riscatto a Vittorio Veneto, la battaglia che ci avrebbe tutti portati verso la fine della guerra. Il 4 novembre 1918, infatti, venne firmato l’armistizio con l’Austria– Ungheria e pace fu fatta. Il resto d’Europa, invece, avrebbe continuato a combattere ancora per qualche giorno, fino all’11 novembre, quando fu sottoscritto l’armistizio di Compiègne tra la Germania e gli Stati alleati.

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La parte di Bergamo e la Torre dei Caduti. Come le altre città italiane, anche Bergamo mandò i suoi soldati a combattere. Per la maggior parte alpini, alla fine del conflitto si contarono circa 800 morti. Per onorare il ricordo delle vittime, venne costruita la Torre dei caduti, quella che svetta in Piazza Vittorio Veneto, all’inizio del Sentierone. Realizzata su progetto di Marcello Piacentini nell’area un tempo adibita alla fiera di Sant’Alessandro, il monumento venne inaugurato il 27 ottobre 1924 alla presenza di Benito Mussolini. La buona notizia (dei nostri tempi) è che l’edificio dai duecento gradini presto diventerà un museo. In occasione del centenario, infatti, il comune ha dato il via a un progetto di restauro e conservazione, approvato dalla Soprintendenza e dalla giunta. I fondi dalla Fondazione della Banca Popolare di Bergamo stanziati ammontano a 150 mila euro e si pensa che i lavori dureranno fino alla fine del 2014. A partire da gennaio 2015, si potrà avere accesso ai locali interni della Torre e persino salire sulla terrazza panoramica. Per chi abbia un fiato buono, da 200 gradini.

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