Nel 2014, lo prevede Unioncamere

La bergamasca perderà altri 2900 posti di lavoro

La bergamasca perderà altri 2900 posti di lavoro
05 Agosto 2014 ore 13:51

Unioncamere, in accordo con il Ministero del lavoro, ha pubblicato il 4 agosto l’indagine annuale “Excelsior Informa” riguardante i programmi occupazionali delle imprese per il 2014 nella provincia di Bergamo.

Sul territorio nazionale le imprese con dipendenti prevedono di aprire nell’anno in corso circa 791.500 contratti di lavoro, ovvero il 6% in più rispetto allo scorso anno, a fronte di 935 mila uscite dovute a dimissioni, pensionamenti e contratti in scadenza per cui non è previsto alcun rinnovo. Il saldo occupazionale complessivo si mantiene quindi negativo per 144 mila unità, ma meno delle 250 mila riscontrate nel 2013.

Il segno meno rimane protagonista passando dal piano nazionale a quello della provincia di Bergamo, con un saldo occupazionale negativo di 2.900 unità, inferiori alle 3.500 dell’anno passato. Questo saldo è il risultato delle differenza tra i 14.500 posti di lavoro che si verranno a creare da qui ai prossimi mesi e le 17.400 circa uscite lavorative previste.

 

Entrate e uscite complessive

 

I dati settoriali. Il segmento lavorativo che nella provincia bergamasca perderà più posti di lavoro è quello dell’industria (1.850 in meno), prevalentemente nel settore delle costruzioni, seguito da quello dei servizi (1.070 in meno), guidato da commercio e turismo. Soffermandoci sull’occupazione dipendente, che comprende sia contratti stabili che a termine ma al netto dei lavoratori interinali, Unioncamere prevede 10 mila nuova assunzioni a Bergamo e provincia, con circa 13.400 uscite occupazionali. Comparato al numero di dipendenti presenti nelle imprese, il dato corrisponde a una variazione negativa dell’1,3%, calo che è anche un peggioramento minimo rispetto al meno 1,2% stimato l’anno passato. Questa è una differenza rispetto ai dati percentuali regionali e nazionali, che vedono invece un miglioramento, seppur rimanendo su valori negativi: in Regione le variazioni occupazionali previste passano dal meno 1,3% del 2013 al meno 1% di quest’anno, in Italia si passa dal meno 2,2% di dodici mesi fa all’attuale meno 1,5%.

Le variazioni occupazionali maggiormente negative sul territorio orobico vengono riscontrate soprattutto nel settore industriale, con in testa il segmento relativo alle costruzioni (meno 3,4%), ma che non risparmia neppure l’industria del legno e del mobile (meno 3,2%) e addirittura della gomma e della plastica (meno 0,1%), caposaldo dell’industria nel Sebino. Restano invece sostanzialmente stabili le industrie alimentari (più 0,2%). Nei servizi crolla l’occupazione prevista per il 2014 nel settore turistico e ristorativo (meno 3,4%), mentre si salvano quasi unicamente le imprese nel settore dell’informatica e delle telecomunicazioni (più 0,4%).

 

Variazioni occupazionali

 

A Bergamo meno assunzioni che nel resto d’Italia. Unioncamere spiega che le 10 mila assunzioni previste nell’anno in corso nel territorio orobico sono in calo rispetto alle 10.200 stimate per il 2013 (un calo del 2%), dato in controtendenza rispetto ai numeri regionali e nazionali, dove invece si stima una crescita delle assunzioni rispettivamente del 6% e del 9%. Questa tendenza viene confermata dalla percentuale dei tassi di assunzioni riscontrata a Bergamo e provincia, passata dal 3,7% dell’anno passato al 3,6% dell’anno in corso, che porta Bergamo ad essere la nona provincia lombarda nella classifica sul tasso di assunzione, lontanissima dalla capolista Sondrio (9,1%) e dietro anche a Brescia (4,2%), Milano (4%) e Lodi (3,9%), a pari merito con Varese (3,6%) e davanti solamente a Monza e Brianza (3,4%) e Lecco (3,3%).

Tra le assunzioni cresce il numero di quelle part-time, che dovrebbero essere il 29% del totale contro il 26% del 2013. Nel complesso, solamente il 12% delle aziende bergamasche prevede di assumere nel 2014, mentre ben l’88% lo esclude. Più specificatamente, il 2% dichiara che avrebbe necessità di compiere assunzioni, ma gli ostacoli economici e burocratici sono, al momento, insostenibili, mentre l’86% non ha necessità di nuovo personale, in parte perché la dimensione dell’organico attuale è più che adeguata (76%) e in parte perché il lavoro è attualmente in calo e incerto (15%).

 

Perché non prevedono assunzioni

 

Più opportunità per i giovani e i lavori più richiesti. Lo studio mostra come il 32% delle assunzioni previste per l’anno in corso a Bergamo e provincia interesserà giovani sotto i 30 anni, il 19% candidati di età superiore ai 30 e il restante 49% non prevede invece standard anagrafici. Da questi dati se ne può quindi dedurre che i giovani sotto i 30 anni avranno molte più possibilità di lavoro dei soggetti più maturi, circa i due terzi delle assunzioni totali (integrando il 32% relativo alle assunzioni di giovani e il 49% per cui non sono previsti limiti di età). Rispetto al passato il 2014 riserverà un incremento delle opportunità per i più giovani, seppur lieve. Ciò è in parte legato al fatto che, nella Bergamasca, sono salite le assunzioni di personale qualificato (dirigenti, tecnici e specialisti), che toccano quota 24% delle assunzioni totali, ben 8 punti percentuali sopra la media nazionale ma in linea con la percentuale regionale (26%). Calano le assunzioni per professioni operaie rispetto al 2013 (meno 4%), mentre crescono del 5% le assunzioni per personale intermedio. Il calo di assunzioni di figure operaie è strettamente legato al fatto che questo settore è quello che fatica maggiormente a trovare lavoratori specializzati (installatori e manutentori metalmeccanici ad esempio). Nonostante questa difficoltà, continua a salire la percentuale di soggetti scolarizzati che verranno assunti: delle 10 mila assunzioni totali a Bergamo e provincia, 1.500 interesseranno laureati e 4.500 diplomati (il 60% del totale).

 

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