Dimezzati i giovani

Bergamo si sta estinguendo E nessuno dice niente

Bergamo si sta estinguendo E nessuno dice niente
28 Agosto 2017 ore 05:30

L’anno scorso sono nati a Bergamo 875 bambini. Un bel numero, direte voi. Invece no, non è un bel numero. È una disfatta. Perché lo scorso anno a Bergamo sono morte 1.352 persone, quasi il doppio. Perché il numero di nascite si è dimezzato rispetto agli Anni Sessanta e Settanta. Perché bambini e giovani sono sempre meno mentre cresce il numero di anziani. Intendiamoci: è una buona cosa che il numero di anziani aumenti, segno che si vive di più e che, probabilmente, si vive anche meglio.

Giovani dimezzati, anziani in crescita. Ma guardate questo altro dato, impressionante: a Bergamo vivono 11.500 giovani fra i quindici e i ventiquattro anni. Sapete quanti sono invece quelli della fascia dai quarantacinque ai cinquantaquattro anni? 19.400. Tiriamo indietro le pagine del calendario e andiamo a trent’anni fa: queste persone mature rappresentavano proprio la fascia fra i 15 e i 24 anni ed erano oltre 20mila perché non avevano ancora fatto i conti, se non in misura molto limitata, con la mortalità. Questo significa che nella Bergamo del 1987 giravano per strada, nei negozi, negli oratori, nelle scuole un numero di giovani doppio rispetto a quello di oggi. Se i giovani rappresentano il futuro, significherebbe che la proiezione verso l’avvenire della nostra città era doppia nel 1987 rispetto a oggi.

 

Serie storica della popolazione (1960-2016)

Giovani dimezzati, nascite dimezzate, anziani in forte crescita. Addirittura il numero degli ultranovantenni è oltre quota duemila. Mentre la popolazione dai 65 anni in su è passata dalle ventimila persone del 1990 alle 30mila attuali. Ripetiamo, l’aumento di anziani è un fatto positivo. Ma la mancanza di rinnovamento è una tragedia epocale. La società invecchia, si addormenta, diventa meno reattiva. Meno aperta alla novità, al cambiamento.

Sempre meno giovani. I dati pubblicati nell’opuscolo Bergamo in Cifre da parte del Comune e in particolare dell’assessorato all’Innovazione e alla Semplificazione (titolare Giacomo Angeloni) continuano una tradizione ormai quasi trentennale di pubblicazione dei dati statistici riguardanti la nostra città. Numeri che riguardano la popolazione, i bambini, i giovani, i vecchi, i negozi, le scuole, la cultura, i musei… di tutto. A leggerli con attenzione, non soltanto si capisce bene che cosa è Bergamo oggi, ma si comprende anche che cosa sarà domani. Per esempio, tornando al tema dei giovani: siccome il numero di nascite continua a scendere, tra vent’anni avremo un numero di giovani ancora inferiore a quello di oggi, già dimezzato rispetto a trent’anni fa. E ancora più anziani.

 

Serie storica della popolazione straniera (1996-2017)

Non c’entrano gli stranieri. Qualcuno teme l’invasione degli stranieri: ma in realtà avremo ancora più bisogno di badanti, di donne boliviane, peruviane, ucraine, moldave… Ed ecco un altro elemento importante, ancora rispetto alla composizione delle età. Nel 1991, a Bergamo, compresi fra i diciotto e i trent’anni c’erano 24.467 individui, di questi 666 erano residenti stranieri. Oggi nello stesso intervallo di età abbiamo 15.584 persone, di cui 3.759 sono residenti stranieri. Meno giovani e più stranieri. E meno male! Perché altrimenti saremmo al di sotto dei 12mila, ovvero meno della metà rispetto al 1991.

Questi dati parlano di una desertificazione. E di un’importanza sempre più elevata che riguarda gli immigrati. Ma soprattutto pone in evidenza la realtà: non sono gli stranieri a minacciare la “bergamaschità”, siamo noi stessi! Che non facciamo figli, che non ci sposiamo se non in tarda età (la statistica dice mediamente a quarantuno anni!, quando una volta si diventava nonni), che viviamo in maggioranza in un discreto benessere che assolutamente non vogliamo perdere. E allora ecco tutti i discorsi relativi alla sicurezza, alla paura dello straniero, del barbone, dello straccione. È il caso di tirare in ballo il buon Erich Fromm? Abbiamo tanto, sì. E siamo poco. E non possiamo fare a meno degli immigrati che in tanti maledicono perché noi bergamaschi non siamo in grado di affrontare il futuro. I figli, i giovani, sono il futuro. Sono i futuri ingegneri, mariti, mogli, ragionieri, geometri, calciatori, operai, operatori ecologici, medici, padri, madri… se il numero si riduce in maniera così forte, addirittura dimezzandosi, chi ci mettiamo nei diversi ruoli? La statistica ci dice anche una cosa sorprendente: alla faccia di tutti gli allarmismi, il numero di stranieri nella nostra città non cresce, rimane stabile attorno alle 19mila unità; il massimo lo toccammo nel 2013 con 20.042 stranieri (si parla di regolari, poi c’è la quota di clandestini, più o meno stabile).

 

Distribuzione delle famiglie per numero di componenti (al 1 gennaio 2017)

Un futuro di solitudine. E poi c’è la solitudine. Non vogliamo essere catastrofisti, ma i numeri sono lì da guardare. Le famiglie con cinque o sei figli non esistono più. E va bene. Quelle con tre figli sono una rarità. E va bene. Ma oggi il quarantacinque per cento delle famiglie cittadine è composto da una sola persona! E che razza di famiglia sarebbe quella composta da un solo individuo? Soltanto il ventuno per cento delle famiglie cittadine è formato da coppie con figli. Pochi bambini, pochi giovani, tanti vecchi, tanta solitudine. Tanti soldi. Ma che Bergamo stiamo realizzando? L’assessore Angeloni ha scritto nell’introduzione: «I numeri hanno bisogno di essere spiegati e interpretati. Ma siamo convinti di riuscire comunque, grazie a questa sintetica pubblicazione, a dare uno spunto solido a tutti coloro che vogliono informarsi sulle cose di Bergamo». E noi abbiamo provato a informarci e a cercare di capire. E la situazione ci sembra davvero molto preoccupante: c’è bisogno che chi amministra oltre a produrre numeri, cominci a fare qualcosa di veramente importante.

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