"Il fatto non sussiste"

Bersani sulla ex segretaria assolta: «Una vita gettata nel tritacarne»

Bersani sulla ex segretaria assolta: «Una vita gettata nel tritacarne»
24 Luglio 2014 ore 06:39

La mattina di mercoledì 23 luglio, il giudice dell’udienza preliminare Letizio Magliaro ha assolto «perché il fatto non sussiste» dal reato di truffa aggravata il dirigente del Partito Democratico Bruno Solaroli e Zoia Veronesi, storica segretaria di Pier Luigi Bersani. La donna ricevette nell’ottobre del 2012 un avviso di garanzia da parte del pubblico ministero Giuseppe Di Giorgio con l’accusa di aver lavorato a Roma per l’ex segretario del Pd nonostante fosse stipendiata della Regione Emilia-Romagna. L’accusa era quindi di aver truffato, per un anno e mezzo, l’amministrazione regionale.

Le reazioni. In questi anni di sospetti, accuse e interrogatori, Zoia Veronesi non si è mai esposta pubblicamente, lasciando sempre parlare il proprio avvocato difensore. Solo dopo l’assoluzione la donna ha commentato: «Hanno messo ai raggi X la mia vita e quella dei miei parenti, mi sono sentita umiliata e per questo oggi non riesco ad essere contenta. Non ho mai dubitato che sarebbe finita così, ma è una ferita difficile da rimarginare». Amara e insolitamente dura la reazione di Pier Luigi Bersani, che più volte, negli anni dell’indagine, era stato attaccato politicamente. Il suo giudizio è arrivato attraverso Facebook: «È finita come doveva finire e come non doveva neanche cominciare. Se la vita di una persona perbene come Zoia Veronesi è stata passata ai raggi X e se il suo nome è finito in prima pagina per fatti inesistenti, è solo perché è stata mia segretaria. Si potrà dunque capire la mia soddisfazione». Presente alla Festa dell’Unità di Napoli, ha poi usato parole severe contro la Procura e contro i media: «Io sapevo che erano tutte accuse inesistenti. Purtroppo, in questo Paese, può capitare che la vita di una persona perbene possa essere sconvolta e buttata nel tritacarne del marciume che c’è».

 

agf - bonessa - Manifutura Festival 2011, Zoia Veronesi

 

La vicenda. L’inchiesta prese le mosse nel 2010 in seguito a un esposto presentato dal deputato di Futuro e Libertà Enzo Raisi e dal consigliere regionale di Forza Italia Michele Facci, per presunta mala gestione della Regione Emilia-Romagna. Zoia Veronesi, dipendente della Regione, grazie a un provvedimento firmato da Solaroli, nel 2008 (e fino al 28 gennaio 2010, quando si era licenziata) era stata distaccata a Roma, con il compito di intrattenere rapporti con le istituzioni centrali e il Parlamento. Le indagini della Guardia di Finanza appurarono, secondo la procura di Bologna, l’inesistenza di prestazioni lavorative per la Regione da parte della donna nel biennio 2008/2009. Secondo il pm, Zoia Veronesi, seppur pagata con i soldi della Regione, a Roma aveva lavorato esclusivamente per Pier Luigi Bersani, di cui era la segretaria sin dal 1993.

La difesa, da subito, rigettò le accuse, affermando che tutte le attività svolte da Veronesi a favore di Bersani nel biennio in questione erano state svolte fuori dall’orario di lavoro, e per amicizia con l’allora ministro dello Sviluppo Economico. Nell’ottobre 2012 anche Solaroli venne indagato con l’accusa di concorso in truffa aggravata per aver firmato il provvedimento di distacco. Nel settembre 2013 la Procura di Bologna consegnò ai due indagati l’avviso di fine delle indagini.

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