La sentenza

Bimbi ustionati all’asilo di Osio Sopra, condannate la maestra e la coordinatrice

Riconosciuta la responsabilità per omessa vigilanza. Pene di due anni e di un anno e dieci mesi, entrambe con sospensione condizionale

Bimbi ustionati all’asilo di Osio Sopra, condannate la maestra e la coordinatrice

Nel giardino della scuola dell’infanzia di Osio Sopra, una proposta didattica pensata come momento di socialità si è trasformata in uno degli episodi più gravi mai avvenuti nell’ambito educativo locale.

A distanza di anni, quella mattinata del maggio 2022 torna al centro della cronaca giudiziaria con due condanne per lesioni colpose gravissime, legate alla gestione dell’attività che coinvolse un gruppo di bambini e alcuni genitori volontari.

Il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità dell’insegnante Monica Valsecchi e della coordinatrice dell’istituto Simonetta Nava per omessa vigilanza, ritenendo che non siano state adottate tutte le cautele necessarie in un contesto frequentato da minori.

Le pene, rispettivamente di due anni e di un anno e dieci mesi, entrambe con sospensione condizionale, sono arrivate al termine di un procedimento complesso, segnato da versioni contrapposte e da una ricostruzione dei fatti rimasta a lungo oggetto di dibattito.

Al centro della vicenda vi era un’attività all’aperto che prevedeva la preparazione di marshmallow su un fuoco allestito nel cortile della scuola. L’iniziativa, pensata come gioco educativo, è degenerata quando l’utilizzo di un combustibile non idoneo in un ambiente scolastico ha provocato un improvviso ritorno di fiamma. Le conseguenze sono state immediate e drammatiche: diversi bambini e adulti presenti hanno riportato ustioni, in alcuni casi gravi, con strascichi fisici e psicologici ancora oggi evidenti.

Durante il processo, la ricostruzione dell’accaduto ha seguito due linee opposte. Da un lato l’accusa ha sottolineato una gestione superficiale dell’attività e una valutazione insufficiente dei rischi, sostenendo che la situazione fosse prevedibile e che le figure educative avessero il dovere di intervenire prima che l’iniziativa degenerasse. Dall’altro la difesa ha insistito sull’imprevedibilità dell’evento, attribuendo la responsabilità principale all’iniziativa di Roberto Tornicelli, genitore volontario coinvolto nell’organizzazione del gioco.

Proprio la posizione di quest’ultimo è stata centrale (…)

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