La contesa sulla Rochefort

In pericolo la birra dei monaci

In pericolo la birra dei monaci
16 Agosto 2014 ore 09:40

La Rochefort, una tra le più famose birre trappiste, è a rischio. A lanciare l’allarme sono gli stessi monaci dell’Abbazia di Notre-Dame de Saint-Rémy, situata in Belgio a poca distanza dalla città di Rochefort e produttrice dell’omonima birra.

Il segreto di quell’aroma intenso, leggermente fruttato, che  è possibile gustare dal 1953, si nasconde nell’acqua purissima, proveniente dalla sorgente sotterranea della Tridaine che sgorga all’interno delle mura dell’abbazia e usata per la produzione della birra. Secondo x Fratello Jean-Paul Wilkin, portavoce dei monaci, è proprio questa a donare quel gusto speciale tanto apprezzato. Oltre a regalare la materia prima per la Rochefort, la sorgente va ad alimentare i corsi fluviali più prossimi ed offre l’acqua a settemila persone, la metà circa della popolazione della vicina cittadina. È proprio la sorgente della Tridaine ad essere fortemente minacciata dall’attività della società Lhoist, leader mondiale nell’estrazione della calce.

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L’impresa, che da cinquant’anni opera in un sito a pochi chilometri dall’abbazia, estrae la calce in una cava molto estesa, vicina alla sorgente in questione. Per anni la Lhoist ed i monaci hanno convissuto pacificamente, senza che le attività degli uni andassero ad ostacolare le attività degli altri, ma col passare del tempo la cava è diventata sempre più profonda e il rischio di contaminare la purezza della Tridaine sempre più concreto. Nel 1984 i monaci e la società conclusero allora un accordo in cui la Lhoist si impegnava a non scavare oltre una certa profondità, per non mettere a rischio il rifornimento di acqua sorgiva naturale. Secondo le stime compiute dagli esperti dell’impresa, il limite concordato trent’anni fa dovrebbe essere raggiunto nel 2023, dopodiché l’attività estrattiva non potrebbe più continuare.

Nel 2006 la Lhoist ha deciso di compiere verifiche al riguardo, ma proprio nel corso di una di esse, a causa di una perforazione preliminare, la fonte è stata prosciugata privando per quattro ore i monaci ed i cittadini di Rochefort dell’acqua. L’incidente ha portato le due parti alla firma di un nuovo accordo, nel 2008, che prevedeva anche uno studio circa la possibilità di scavare più a fondo senza intaccare la falda. La Lhoist mise a punto un dispositivo in grado di pompare artificialmente acqua in superficie anche nei periodi di siccità, come avvenne nel 2011, anno in cui la scarsità di piogge non permise alla fonte di sgorgare naturalmente in superficie.

 

 

La città ha apprezzato l’idea e la Lhoist ha così ottenuto l’ok da parte delle amministrazioni locali per compiere dei test nell’autunno scorso, ma è qui che lo scontro con i monaci, per la prima volta dopo decenni di convivenza, è diventato inevitabile. L’abbazia pose infatti il veto e, forte di una petizione firmata da 7.600 persone, richiese al ministro per l’ambiente Henry di bloccare tutto. La risposta di Philippe Henry è giunta a gennaio: è stata negata l’autorizzazione a procedere con i test. La volontà del ministro era quella di riavvicinare l’azienda ai monaci attraverso una riapertura del dialogo, ma l’unico risultato ottenuto è stata la reazione della Lhoist che ha deciso di rivolgersi al Consiglio di Stato per ottenere un annullamento della decisione presa da Henry.
La Lhoist spiega la propria decisione attraverso le parole del presidente Geoffreoy Fievet: “Richiediamo solamente un test. Crediamo che il nostro progetto possa permettere la coesistenza in perfetta armonia sia della birra che della nostra attività di estrazione, come è successo per oltre cinquant’anni. Allo stesso tempo però potremmo garantire ai cittadini di Rochefort un miglior approvvigionamento d’acqua.”

I monaci trappisti decidono di lanciare l’allarme, impauriti dal fatto che i test della Lhoist possano intaccare la purezza della loro fonte. Fratello Jean-Paul Wilkin ha dichiarato: “Siamo in grado solamente fino ad un certo punto di riprodurre le caratteristiche chimiche di quest’acqua sorgiva, non completamente. In un momento in cui l’acqua è un bene sempre più prezioso, noi abbiamo la fortuna di avere un sistema idrico ricco e loro vogliono distruggerlo solamente per allontanare di qualche anno la fine della loro attività di estrazione. È un’aberrazione monumentale!”
In attesa della decisione del Consiglio di Stato belga, che non arriverà prima di qualche mese, la produzione della birra e l’estrazione della pietra continueranno. Entrambe le attività rappresentano importanti risorse per il Paese.

La Rochefort è una delle dieci birre trappiste riconosciute oggi al mondo dall’Associazione Trappista Internazionale. Ben sei di queste sono prodotte in territorio belga (la Orval, la Chimay, la Westmalle, la Westvleteren, la Achel e la Rochefort per l’appunto) e nonostante uno dei capisaldi dell’ordine dei monaci trappisti sia costituito dal fatto che le attività lavorative debbano essere dirette unicamente al sostentamento della comunità e non al guadagno, il giro d’affari che ruota attorno alla produzione di birra è importante, come dimostrano i duecento lavoratori a tempo indeterminato impiegati nella produzione.

Permettere alla Lhoist di estrarre pietra per qualche anno in più o augurare eterna vita all’eccellenza della Rochefort? Questo è il dilemma che dovrà risolvere il Belgio, anche se per migliaia di amanti della birra la risposta sarebbe scontata.

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