La ricerca

Bisogno irrefrenabile di sesso? È tutta colpa dell’ossitocina

Se i maschi non resistono a sedurre una gonnella o se una donna rimane ammaliata dal belloccio di turno, non dite che è colpa del testosterone.

Bisogno irrefrenabile di sesso? È tutta colpa dell’ossitocina
04 Gennaio 2020 ore 15:14

di Francesca Morelli

Non dite che è sempre e solo colpa del testosterone. Se i maschi non resistono a sedurre una gonnella potrebbe esserci anche la complicità dell’ossitocina, non a caso detta «ormone dell’amore», prodotta ai massimi livelli. È questa la tesi emersa da uno studio condotto dall’Umeå University e dal Karolinska Institut in Svezia, in collaborazione con altri centri internazionali, pubblicato sulla rivista Epigenetics che potrebbe, in alcuni casi, scagionare i maschi, ma anche le donne naturalmente, dall’etichetta di «assatanati del sesso».

Irrefrenabile attrazione. Il «bisogno», di più l’impulso sessuale fuori controllo sia che coinvolga maschi o donne, è sempre stato considerato una malattia. Più precisamente un disordine del comportamento sessuale compulsivo, come lo definisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che appartiene alla sfera dei disturbi di ordine psicologico in genere. È insomma un istinto irrefrenabile, di attrazione verso l’altro sesso, spinto fino alla volontà di possedere ad ogni costo. Ma c’è di più: questa schiavitù-dipendenza dal sesso secondo recenti ricerche svedesi avrebbe anche una spiegazione biologica: una anomalia nella produzione di ossitocina, un ormone prodotto nel cervello, dall’ipotalamo, e secreto da una sorta di ghiandola grande quanto un fagiolo, chiamata neuroipofisi, che si trova alla base dell’encefalo.

Che cos’è l’ossitocina. È una sostanza chimica che «accende» alcuni nostri comportamenti, regolando la condotta prosociale. Insomma, influenzerebbe tutti i sentimenti e le emozioni che consentono di entrare in relazione con l’altro con una diversa complicità e partecipazione: dall’empatia, alla fiducia, all’amicizia, alla generosità e all’altruismo. Fino a contesti più intimi come le sensazioni che scaturiscono dall’allattamento, ad esempio. L’ossitocina, poi, svolge un altro ruolo importante: riveste una funzione di ricompensa dopaminergica, in parole semplici è colei cha dà piacere durante il rapporto sessuale o che scalda la relazione di coppia e che fa sentire la voglia di coccole.

Quando l’ossitocina ci mette (troppo) zampino. Il giusto mezzo è sempre la buona misura. Perché senza ossitocina non ci sarebbe empatia, ma le cose cambiano se si oltrepassa il limite. Fino a potere trascendere nel bisogno sessuale. E, a dimostrarlo, sono accreditati risultati scientifici su alcune alterazioni dei meccanismi regolatori epigenetici, dei geni, alla base della dipendenza sessuale tali cioè da differenziare questo disturbo da manifestazioni di altri tipi di problematiche mentali. Così, per dare risposta a questo quesito, i ricercatori hanno misurato in una stretta cerchia di pazienti, all’incirca una sessantina con chiara «vocazione» all’impulso sessuale, cioè a compiere atti sessuali o a avere abitudini sessuali a rischio per la salute, e in oltre una trentina di soggetti con istinti nella norma, specifiche metilazioni del Dna nel sangue. Ossia sono andati alla ricerca di modificazioni in grado di alterare l’espressione e la funzione dei geni, per lo più riducendone l’attività. Dall’analisi di quasi 9 mila possibili metilazioni di DNA è emersa, nelle persone «malate di sesso», una costantemente alterazione di due di esse, quelle responsabili del silenziamento dei geni coinvolti nella produzione dell’ossitocina, dando così via libera all’iperproduzione di questo ormone. Evento che motiverebbe, secondo i ricercatori, lo sviluppo di comportamenti sessuali compulsivi.

In buona sostanza. È presto per dire, ci siamo, ecco spiegato il perché del disturbo dell’ipersessualità. Occorreranno ulteriori studi per capire il ruolo effettivo dell’ossitocina in tutto questo processo «istintivo», tuttavia ci sono le premesse per ritenere che una terapia farmacologica in grado di ridurre l’attività e la produzione dell’ossitocina, unita a un trattamento psicoterapico, possano contribuire efficacemente al migliore controllo di un bisogno sessuale sfrenato e irrefrenabile.

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