SOS disperato

Bolivia senza ossigeno, è corsa contro il tempo: l’appello di don Eugenio Coter

Il vescovo bergamasco scrive dalla regione amazzonica: cinque soli posti in terapia intensiva, due respiratori e nessun ventilatore. Mentre si allarga il contagio, si cerca di allestire un impianto per la produzione d’ossigeno. «La vergogna di chiedere è un lusso che ora non possiamo permetterci»

Bolivia senza ossigeno, è corsa contro il tempo: l’appello di don Eugenio Coter
18 Giugno 2020 ore 17:02

di Giambattista Gherardi

Mentre la Bergamasca vive una fase di relativa calma dopo l’emergenza di marzo e aprile, in America Latina, a cominciare dal Brasile, sembra inarrestabile la diffusione del Covid. Dalla Bolivia, che ha un fortissimo legame con la nostra terra anche e soprattutto per l’impegno della Diocesi, è arrivato nelle ultime ore un appello disperato da parte di monsignor Eugenio Coter, vescovo seriano di Semonte che guida il Vicariato Apostolico del Pando, nella remota regione ai confini con l’Amazzonia brasiliana. In sostanza, nell’intera regione non vi sono che cinque posti in terapia intensiva e due respiratori e c’è una drammatica carenza di ossigeno, con gli impianti di ricarica delle bombole distanti oltre 500 chilometri su strada sterrata. È vitale riuscire a impiantare al più presto un macchinario per produrre ossigeno in loco che costa 56.000 dollari.

Mons. Eugenio Coter

Riportiamo integralmente l’appello di mons.Coter, per consentire ai lettori di percepire quali e quante difficoltà sta vivendo la gente di quelle aree e, perché no, offrire nell’immediato un aiuto concreto.

«Carissimi tutti, spero che la “tormenta” del coronavirus stia passando e vi lasci intravvedere il sereno che ritorna. Vi ho accompagnato attraverso i giornali, e ho qualche risonanza da amici e famigliari della situazione da cui siete passati in questi mesi. Non vi sono mancate prove e sofferenze. Vi ho ricordati e ho pregato che è quanto potevo fare.

Non vi sorprenda questo scritto: è un SOS. Abbiate pazienza ma ho davanti la gente e la “vergogna” di chiedere non è un lusso che posso darmi soprattutto adesso! E allora eccomi. Qui da noi sta arrivando l’ondata dei contagi. Le previsioni di massima diffusione sono per luglio e inizio agosto. Finora si avanzava abbastanza lentamente, anche perché oggi abbiamo raggiunto i 90 giorni di “incapsulamento” (lockdown): la gente è stanca e molti hanno il problema del mangiare giornaliero perché vivono del lavoro quotidiano e informale. Abbiamo aiutato con tre campagne di distribuzione viveri nelle otto parrocchie e con l’invio di 34 tonnellate di viveri e materiale sanitario nell’area rurale. Anche il Governo ha fatto la sua parte ma la situazione è sempre difficile.

Nonostante questo, di colpo nell’ultima settimana è iniziata la crescita esponenziale dei contagi. Guayaramerin, con oltre 150 casi di contagio accertati, è già collassata: il sistema sanitario dell’ospedale è saturo e ha perso ormai le tracce del contagio, che si considera generalizzato. Cobija, la capitale del Pando, frontiera con il Brasile, era ferma da 40 giorni a 12 contagi. In questa ultima settimana ha passato i 100 casi di contagio. A Riberalta siamo a 122 casi, passando in una settimana da 43 a questa cifra. È poca cosa rispetto a quanto avete vissuto in Italia, certamente. Ma per noi è una grande preoccupazione perché abbiamo in tutto cinque posti di terapia intensiva, due respiratori, nessun ventilatore. Anche le medicine sono un lusso perché si devono acquistare, sempre e quando la gente abbia soldi e qualche “volo di Stato” le possa portare fin qui, perché i voli e i viaggi sono sospesi.

Però abbiamo un’urgenza e mi permetto di sottoporla alla vostra considerazione pensando al bene di chi vive qui. A Riberalta per questa emergenza Covid-19 contiamo sulla disponibilità di 300 bombole di ossigeno. Queste vengono ricaricate a Trinità, che è a 500 km di pista (strada) che richiedono un giorno di viaggio del camion e almeno due per il rifornimento e un altro giorno per il ritorno. E se ci sono complicazioni l’alternativa del camion è andare a La Paz, a 1.100 km di viaggio, che possono essere due o tre giorni a seconda della pista e dei blocchi stradali (ce ne sono vari fatti dai comuni per evitare l’arrivo di gente contagiata), più i tempi di ricarica, e questo può significare più di una settimana senza disponibilità. A Riberalta non c’è nessuna macchina per l’ossigeno. Le autorità sono state più volte sollecitate per muoversi, ma senza nessun risultato. Per cui un gruppo di cittadini si è organizzato e ha lanciato una sottoscrizione per raccogliere i fondi necessari per l’acquisto urgente della macchina che produce ossigeno. Parliamo concretamente di 56.000 dollari.

La cattedrale di Riberalta, nel Pando boliviano

Vista la situazione, si sono rivolti a me per aiutarli nella sfida. Ho dato loro la copertura giuridica di Pastoral Sociale Caritas Riberalta e loro son diventati parte di un Comité ad hoc dell’istituzione che formalmente presiedo. Devo firmare io i contratti e assumo la responsabilità diretta, ma lo facciamo insieme al Comité. Qui è in gioco la vita della gente e mi è sembrato che non potevo evitarmi la responsabilità, visto che non c’erano altre strade. Ho promesso di cercare l’aiuto per 20.000 dollari (circa 18.000 euro) mentre loro in una settimana devono raggiungere almeno altri 10.000 dollari per poter firmare il contratto. La soluzione ci permette di acquistare una macchina per la produzione di ossigeno negli Stati Uniti che è già disponibile e potrebbe essere operativa in Riberalta entro il 15 luglio. Domenica scorsa con il comitato abbiamo fatto un’ispezione all’ospedale insieme al direttore medico e al sindaco. La stanza dove si installa la macchina è adeguata e sostituirebbe i raccordi delle bombole che attualmente sono collegate e che vengono continuamente sostituite. Il sindaco ha promesso che, con il risparmio che la macchina porterà alle spese di ricarica, pagherà il contratto di un tecnico incaricato e il contratto della ditta che ne fa la manutenzione. Le bombole che attualmente occupa l’ospedale passeranno a servizio degli altri centri medici che ne avranno urgenza per il Covid stesso. Per noi è vitale farcela e al più presto.

In seguito, si potrà pensare a una installazione in grande che permetta di ricaricare le bombole qui a Riberalta per tutti gli ospedali della regione (parliamo di 190.000 dollari). Ciò che vi chiedo quindi è la possibilità di aiutarci per quanto possiate e di condividere questo SOS a chi potrà contribuire e vorrà collaborare per a raggiungere la meta. Se gli aiuti mi permetteranno di andare oltre i 20.000 promessi, continueremo fino ai 56.000 necessari. Questa è la prima urgenza. E se ci riusciamo, allora non ci fermeremo e continueremo già puntando all’installazione per caricare le bombole (ma per questa servono sei mesi per averla), così aiuteremo anche gli altri ospedali. La gente contribuisce con il poco che può. In una settimana hanno raccolto 1.100 dollari, cosa che vale tantissimo per coloro che dopo questi giorni di lockdown sono senza lavoro. Vuol dire che sentono quanto sia importante tutto questo. Quanto potrete fare saranno i vostri “cinque pani” che affidiamo alle mani di Gesú per i 5.000 affamati che Lui conosce bene! Grazie per questo!».

L’Ufficio Missionario di Bergamo sta collaborando con monsignor Coter. È possibile effettuare un bonifico bancario (indicando “Ossigeno Riberalta”) al seguente conto corrente intestato al CENTRO MISSIONARIO DIOCESANO: Ubi Banca Via Camozzi – Bergamo. IBAN: IT76V0311111104000000001400.

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