Guerra per procura e propaganda

Bombe ribelli (e Usa?) su Aleppo

Bombe ribelli (e Usa?) su Aleppo
Cronaca 16 Febbraio 2016 ore 11:15

Il giallo sulle responsabilità dei bombardamenti agli ospedali di Medici Senza Frontiere torna a far luce sulla difficile situazione che sta vivendo Aleppo e in genere tutto il nord della Siria. Stando ai dati delle Nazioni Unite, le bombe cadute su cinque ospedali e due scuole hanno provocato la morte di una cinquantina di civili. Un attacco che da più parti è stato definito un crimine di guerra. Mosca, che subito è stata ritenuta colpevole di aver sganciato le bombe, ha rimandato al mittente le accuse, affermando che si tratta solo di propaganda. Più nel dettaglio, l’ambasciatore siriano in Russia ha dichiarato che a colpire gli ospedali di Msf, entrambi situati in zone sotto il controllo dei ribelli, sarebbero stati i jet americani. Le pesanti accuse nei confronti di Mosca erano arrivate da alcuni attivisti e dal governo turco, che con la Russia è in rotta di collisione ormai da tempo e non perde occasione per attaccare e criticare Putin e le sue strategie a sostegno di Assad.

 

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Un assedio che dura dal 2012. Aleppo è la terza città cristiana del mondo arabo, dopo il Cairo e Beirut, o almeno lo era fino a prima che i ribelli iniziassero l’assedio della città simbolo della Siria, la seconda per importanza economica e sociale. La più vivace, la più bella, la più popolosa, la più ricca. Ma nel luglio 2012 è cominciata la battaglia per mano dei ribelli cosiddetti moderati, e da allora tutto è irrimediabilmente cambiato. Una situazione già denunciata dalla Comunità di Sant’Egidio nel 2014, quando venne lanciato l’appello “Salviamo Aleppo”. Nel testo che accompagnava la petizione, dove c’erano accuse ad Assad e al suo regime, si poteva anche leggere che “la gente non può uscire dalla città accerchiata dall’opposizione, tra cui fondamentalisti intransigenti e sanguinari. Per i cristiani, uscire dalla zona governativa significa rischiare la vita”.

L’appello del vescovo. A sostegno della tesi che a provocare morte e distruzione nelle città non siano solo le bombe russe, c’è una lettera-appello del vescovo di Aleppo, monsignor Georges Abou Khazen, pubblicata dal sito Piccolenote:

“Vi scrivo da Aleppo dove siamo da qualche giorno sotto continui bombardamenti contro i civili che causano morti, feriti e distruzione. Solo la notte scorsa abbiamo avuto nei nostri quartieri quattro morti e più di quindici feriti, oltre le case e gli appartamenti danneggiati! Questi bombardamenti vengono effettuati dai gruppi chiamati “opposizione moderata” e come tali difesi, protetti ed armati ma in realtà non differiscono dagli altri jihadisti se non col nome solamente”.

Accuse pesanti, che tirano in ballo le responsabilità della comunità internazionale, che avrebbe dato il via libera ai ribelli dietro un preciso obiettivo strategico, Continua infatti il vescovo Khazen:

“Sembra che abbiano avuto il fuoco verde per intensificare i loro bombardamenti sui civili. Forse vogliono fare fallire i negoziati di pace?! O fare intervenire delle forze regionali ed impedire l’esercito regolare di avanzare e liberare la regione dal terrorismo e dai jihadisti?!. Facciamo appello di fare cessare questi bombardamenti ed incoraggiare le parti a sedere sul tavolo delle trattative e che i siriani risolvano col dialogo i loro problemi tra di loro. Il Signore ci dia la sua Pace”.

E sempre a proposito dei negoziati, in una telefonata con il Sir il vicario apostolico di Aleppo ha aggiunto: «Un combattente ceceno, libico, afgano, iracheno o europeo di cosa potrebbe parlare se dovesse sedersi a un tavolo negoziale? Forse paesi come l’Arabia Saudita potrebbero insegnare la democrazia alla Siria? Quei gruppi che molti chiamano “opposizione moderata” sostenuta e armata da potenze straniere sono coloro che bombardano. Sono jihadisti. Le grandi potenze dovrebbero sedersi a un tavolo e, con sincerità, promuovere le trattative tra siriani, governo e opposizione, quella composta da siriani e non da stranieri». Ormai l’80 percento di chi combatte tra i ribelli è straniero.

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La denuncia di p. Ibrahim. Monsignor Abou Khazen non è l’unico uomo di chiesa ad aver denunciato le atrocità che i ribelli compiono ai danni dei civili, in particolare dei cristiani. Anche il francescano Ibrahim Sabbagh, parroco latino di Aleppo, si scaglia contro l’opposizione cosiddetta moderata. A raccogliere la sua testimonianza è stato il Foglio: «Nella notte tra il 3 e il 4 febbraio, due missili lanciati dagli jihadisti hanno colpito la zona di Soulaymanieh-Ram, dove si trova la nostra Succursale», si può leggere nella lettera inviata al giornale: «Due cristiani sono rimasti uccisi, diversi i feriti e innumerevoli le case danneggiate. Come non essere scoraggiati?». E ancora: «Un missile ha colpito la nostra succursale forandone il tetto e arrivando a distruggere sia la venerata statua della Madonna di Aleppo, che il campanile e alcuni depositi d’acqua installati di recente. La statua della Madonna ridotta a pezzi vi permette d’immaginare la misura del nostro dolore: il volto della Vergine frantumato e oltraggiato in mezzo alla strada».

Il reportage francese. E per dare voce agli appelli delle comunità cristiane il sito francese boulevard Voltaire nei giorni scorsi ha pubblicato un reportage dal cuore di queste comunità, che mostra come si vive sotto un assedio che dura da oltre tre anni. Un assedio che solo nelle ultime settimane è condotto per mano del governo, ma che è cominciato da parte delle cosiddette opposizioni moderate, che avrebbero come unico obiettivo quello di instaurare una teocrazia sunnita nel Paese. Nel reportage parla, tra gli altri, l’arcivescovo della Chiesa cattolica greco-melchita di Aleppo: «Se noi preferiamo sostenere il governo oggi è perché temiamo l’istituzione di una teocrazia sunnita che ci priverebbe del nostro diritto di vivere qui. Tra l’Isis e il governo la nostra scelta è presto fatta. L’Europa dovrebbe ascoltarci, vedere quello che viviamo e poi giudicare. Il ministro degli Esteri Laurent Fabius ha detto che Assad non merita di stare sulla terra. Chi si crede di essere, Dio Padre?».

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