Si chiama Jean Paul Gaillard

Il boss delle capsule Nespresso ora ammette: disastro ecologico

Il boss delle capsule Nespresso ora ammette: disastro ecologico
21 Settembre 2016 ore 03:00

Dovesse scrivere la Divina Commedia oggi, Dante dovrebbe inventarsi un nuovo girone per farci stare Jean Paul Gaillard. Un nome che al grande pubblico dice poco ma a cui siamo debitori di un gesto che viene ripetuto qualche decina di milioni di volte al giorno: quello di mettere la capsula nella macchinetta e farsi un caffè espresso in casa o sul luogo di lavoro.

Jean Paul Gaillard è stato ceo della Nespresso tra 1988 e 1997 ed è l’inventore di questa fortunatissima formula che in poco tempo ha conquistato il mercato globale: secondo le stime la sola Nestlé ne avrebbe piazzati ben 15miliardi di pezzi.  Peccato però che queste piccole capsuline abbiano un potenziale inquinante micidiale, al punto che in Germania una grande città come Amburgo ha clamorosamente deciso di metterle al bando. Nestlé ne è consapevole e ha cercato di salvare la faccia mettendo a disposizione dei suoi clienti dei cesti per il riciclo delle capsule nei punti vendita. Risultato magro, visto che solo il 5per cento delle confezioni vengono riciclate.

 

FRANCE-SWITZERLAND-COFFEE-NESPRESSO

 

Gaillard ha fatta la fortuna della multinazionale svizzera e sua, ma oggi si dice pentito. Ha dichiarato  che l’idea di mettere 5 grammi di caffè in un involucro a base di alluminio non biodegradabile è un nonsenso puro. Un mea colpa però a doppio fine. Gaillard infatti dopo aver creato una dipendenza per centinaia di milioni di consumatori, ora fa furbescamente leva sul loro senso di colpa. E ovviamente propone subito a tutti lo strumento per lavare la coscienza: sono capsule biodegradabili prodotte da un’azienda da lui fondata, la Ethical coffee company. Una società che in realtà non è mai decollata nonostante i ripetuti allarmi lanciati dal suo fondatore. Un paio di anni fa si affidò anche alle cure della 21partners di Alessandro Benetton per trovare finanziatori, con risultati molto deludenti. La realtà è la società di Gaillard non ha mai intercettato grandi ordini, perché a quanto pare i consumatori non sembrano troppo preoccupati dell’effetto capsula sull’ambiente. Mentre i produttori si guardano bene dallo svegliare il cane (cioè la coscienza ecologica) che dorme.

 

3

 

Così a gridare contro la minaccia dell’invasione delle capsule restano solo delle minoranze agguerrite, come il gruppo che in Gran Bretagna ha prodotto un film di fantascienza in cui immagina che dalle capsule abbandonate si generi un mostro che distrugge il mondo. Titolo del film: Kill the K cup. Del resto la Gran Bretagna pare sia il paese dove i consumi di capsule stiano crescendo di più: lo scorso anno a Londra c’è stato lo storico sorpasso sul caffè solubile e macinato.

Da noi non mancano i tentativi di attutire l’impatto ambientale. Due anni fa Novamont con Lavazza aveva annunciato l’arrivo di capsule biodegradabili, ma il problema è riuscirne a tenere dei costi che siano concorrenziali. Nel 2015 è stato lanciato il programma The positive cup grazie a un accordo fra Nespresso, Cial (il Consorzio per la raccolta e il riciclo degli imballaggi in alluminio), prevede che le capsule riconsegnate dai cittadini in 36 boutique Nespresso e 46 isole ecologiche su tutto il territorio nazionale siano raccolte e trattate per separare l’alluminio e il caffè residuo, avviando i due materiali a distinti processi di valorizzazione. Ma c’è chi ribatte che nessun riciclo compenserà dello spreco energetico necessario per produrre le cialde: trasformare il minerale grezzo in alluminio per capsule richiede così tanta energia che nascono centrali elettriche solo per rifornire l’industria dell’alluminio. Insomma, viva la vecchia Moka e le cialde.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia