L'udienza preliminare

Bossetti, che cosa c’è di nuovo (oltre al processo al via il 3 luglio)

Bossetti, che cosa c’è di nuovo (oltre al processo al via il 3 luglio)
27 Aprile 2015 ore 18:50

Massimo Bossetti sarà processato per l’omicidio di Yara Gambirasio: prima udienza il 3 luglio. Lo ha stabilito il giudice dell’udienza preliminare Ciro Iacomino, dopo aver respinto le eccezioni della difesa, che chiedeva anche un incidente probatorio (la formazione di una prova fuori dal dibattimento) per chiarire alcuni punti emersi dai rilievi scientifici effettuati sul corpo della povera tredicenne. La pm Letizia Ruggeri si è opposta e il giudice ha respinto l’istanza: l’incidente probatorio non ci sarà, si va direttamente a processo.

«Il giudice ha spiegato che gli elementi raccolti sono sufficienti – hanno detto gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini uscendo dal tribunale – aggiungendo che in ogni caso non ci sarebbe il tempo perché si rischierebbe la scadenza dei termini di custodia cautelare. E questo è molto discutibile. Anche perché noi, sulla base delle risultanze dell’incidente probatorio, avremmo deciso se proseguire con il rito ordinario o se chiedere quello abbreviato».

La “nuova” traccia. Dietro le pieghe dei formalismi, è emersa una novità. Ad annunciarla davanti alle telecamere è stato lo stesso Salvagni: «Sulla pelle delle parti intime di Yara è stato trovato uno spermatozoo. Il Ros lo ha persino fotografato. L’incidente probatorio sarebbe servito a capire a chi appartiene, visto che non è stato stabilito». In realtà, che si tratti di uno spermatozoo è solo un’ipotesi, formulata sulla base della presenza di «formazioni cellulari la cui forma ricorda quella di uno spermatozoo malformato», come specificato nella relazione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che avanzò un’ipotesi: potrebbe trattarsi di spore vegetali. Anche un altro esperto aveva dubitato che potesse trattarsi di cellule seminali maschili, riservandosi però di osservare le tracce al microscopio.

Salvagni però insiste: «L’incidente probatorio sarebbe servito ad accertare a chi appartiene questa traccia, posto che noi siamo sicuri non sia di Bossetti. In aula chiederemo una perizia per far chiarezza su questo e su altri punti, a partire dalla questione del dna mitocondriale, assente dalla traccia attribuita a Bossetti». C’è solo quello nucleare, che però è più che sufficiente per la procura. Punto cruciale, visto che gli esperti consultati dalla difesa sostengono che in natura non può esistere dna nucleare senza mitocondriale. Una “anomalia” evidenziata peraltro già dai periti della procura, che la spiegarono così: il dna mitocondriale di Yara (la traccia era mista) potrebbe aver coperto quello di Bossetti.

«Altri punti da chiarire». Per la difesa c’è da approfondire anche la questione di un altro dna rinvenuto sulla manica del giubbotto: fu attribuito a un’insegnante di Yara, ma per Salvagni e Camporini anche su questo fronte non si è andati abbastanza a fondo. Il giudice ha respinto anche la richiesta di accertamenti sui peli ritrovati addosso alla vittima. Una serie di “no” che ha indispettito i legali di Bossetti. «La verità fa paura – accusano -. L’udienza ha palesato la necessità di chiudere in fretta la partita e passare al più presto la palla alla Corte d’assise». E fin d’ora lo scontro in aula si annuncia rovente.

Bossetti in silenzio. Quanto a Bossetti, non si era fatto grandi illusioni. Gli avvocati l’avevano preparato. Il presunto assassino è arrivato in tribunale su un cellulare della penitenziaria verso le 8.30: ha assistito all’udienza, ma non ha detto nulla. «Anche perché nessuno glielo ha chiesto – rimarca Camporini – al contrario di quanto accade solitamente». Per ascoltare la sua verità bisognerà attendere che compaia davanti alla Corte d’assise. Il muratore risponderà anche dell’accusa di calunnia nei confronti del collega Massimo Maggioni, da lui incolpato durante un interrogatorio. Maggioni si è costituito parte civile, così come i genitori e la sorella di Yara, ormai maggiorenne.

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