Cronaca
Ripresa l'11 settembre, con la mamma di Yara

Bossetti, escluso almeno il trash Riassunto della seconda udienza

Bossetti, escluso almeno il trash Riassunto della seconda udienza
Cronaca 17 Luglio 2015 ore 21:00

La mamma di Yara Gambirasio comparirà in aula l'11 settembre per testimoniare nel processo contro Massimo Bossetti, imputato per l'omicidio della figlia. Lo farà a telecamere spente, visto che la Corte, come previsto, ha vietato riprese e fotografie perché, in assenza del consenso delle parti, non ha ravvisato «un interesse socialmente utile» alla trasmissione. Anzi, la presidente Antonella Bertoja ha sottolineato che il mezzo televisivo potrebbe avere «effetti perturbanti» e nuocere non solo ai due fratelli minori di Yara, ma anche alla genuinità delle testimonianze da rendere in aula. Questo è quanto emerso oggi, nel corso della seconda udienza del processo a Bossetti.

Le richieste respinte. Resterà fuori dal tribunale anche Mohammed Fikri, la cui vicenda processuale era già stata archiviata da tempo. La difesa ha inutilmente chiesto di acquisire il fascicolo a carico del marocchino (primo indagato per il delitto ma subito scagionato) così come quelli riguardanti i casi di Eddy Castillo e Sarbyit Kaur. Il primo fu ammazzato di botte il 16 gennaio 2011 a Chignolo d'Isola, a duecento metri dal campo dove fu poi trovata Yara. La giovane indiana invece fu rinvenuta cadavere sulle rive del Serio il 24 dicembre, nel pieno delle ricerche della tredicenne. Gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini avrebbero voluto approfondire eventuali legami tra le vicende. Anche perché, hanno spiegato, «è nostra convinzione che il corpo di Yara sia giunto nel campo in epoca successiva al 26 novembre». La Corte però ha dato ragione alla pm Letizia Ruggeri: si è già accertato che non ci sono collegamenti con le morti di Castillo e Kaur («Fu suicidio», ha tagliato corto la pm), inutile scavare ancora. Diverso il discorso per Fikri, che pure era entrato nelle indagini quando fu seguita la celebre pista del cantiere di Mapello. Ma sul suo caso si è già pronunciato il gip e quindi è inutile – spiegano i giudici – rileggere di nuovo gli stessi avvenimenti.

I sedili del furgone. Si è rivelata inutile anche la carta del furgone, giocata a sorpresa da Salvagni. Il consulente Ezio Denti ha infatti scovato il mezzo che fu imbarcato da Fikri e dal cugino sul traghetto per il Marocco, la notte dell'arresto, scoprendo che è tornato in Italia (senza mai essere esaminato) ed è stato venduto a un'azienda del trevigiano. Ebbene, le foto dimostrerebbero che i sedili sono identici a quelli del Daily di Bossetti, come del resto a quelli dell'autobus che Yara prendeva ogni giorno. «Non volevamo spostare l'attenzione su Fikri – ha precisato Salvagni ad udienza finita – semmai volevamo spiegare che, trattandosi di un tessuto comune, non è un elemento significativo». Le fibre trovate sui vestiti della tredicenne, dice in sostanza la difesa, potrebbero appartenere a un veicolo qualsiasi. Magari proprio a quello usato da Fikri, è l'ipotesi implicita. La stessa pm ha dovuto ammettere che tra i sedili sembrano esserci evidenti somiglianze, pur senza dare peso alla cosa. Il furgone però ritornerà protagonista quando in aula parlerà il consulente Ezio Denti: è stato lui a rintracciare il mezzo. Di conseguenza, anche la pista del cantiere potrebbe rientrare dalla finestra. Anche perché sono stati ammessi i testimoni chiesti dalla difesa per approfondire le ipotesi investigative accantonate quando emerse la traccia del dna che poi portò a Bossetti.

La strategia della difesa. La difesa si è vista respingere anche tutte le eccezioni preliminari, ma questo era abbastanza scontato. La strategia, nel frattempo, si è già delineata: dimostrare che Yara e Bossetti non si conoscevano né frequentavano, escludendo così la possibilità che la ragazzina sia salita di sua spontanea volontà a bordo del Daily del muratore. La procura infatti non solo non contesta il sequestro di persona, ma ha in mano una testimone che sostiene di aver visto Yara in auto insieme al suo presunto assassino alcuni mesi prima del 26 novembre 2010. «Yara era un fior di bambina, non si sarebbe mai sognata di appartarsi con un uomo – ha sottolineato Camporini – dunque non si può immaginare nessun contatto tra i due».

E Bossetti? L'unico successo ottenuto da Salvagni e Camporini riguarda la vita privata di Marita Comi, moglie di Bossetti: la Corte non ha ammesso le prove riguardanti le sue presunte relazioni extraconiugali, ritenendo irrilevante la questione. Secondo la pm, la presunta relazione adulterina di Marita avrebbe dimostrato che il clima in famiglia non era idilliaco. «Potrebbe essere utile per far luce sul movente», ha detto la Ruggeri. «Si è evitato l'aspetto più trash del processo», ha evidenziato Salvagni. E Bossetti? È entrato in aula con una camicia a quadri, guardandosi attorno di tanto in tanto. Sia al mattino che dopo la sospensione del pomeriggio è stato introdotto nel gabbiotto di vetro con largo anticipo rispetto all'ingresso della Corte, ritrovandosi scrutato come una bestia rara dal pubblico e dall'occhio dei cronisti, sempre in agguato per cercare di captare una sua smorfia che non è mai arrivata. Alla fine però il presunto killer si è voltato e ha salutato con la mano. Ma è sembrato più un gesto di imbarazzata cortesia, che non un atto di sfida. Uscendo dal tribunale, Salvagni non ha escluso che Bossetti fosse tenuto d'occhio già da un po', ben prima del suo arresto del 16 giugno. «Non abbiamo prove oggettive, ma abbiamo la fondata sensazione che sia così».

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