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Cosa perdono le case produttrici

Un brandy per salvare Pompei ovvero, nuove accise sugli alcolici

Un brandy per salvare Pompei ovvero, nuove accise sugli alcolici
Cronaca 07 Ottobre 2014 ore 10:29

“Lose-lose”: questo termine, utilizzato in economia, indica una situazione in cui, in seguito ad una manovra fiscale, sul lungo periodo entrambe le parti del rapporto tributario ne escono perdenti. È proprio lo scenario che viene da più parti configurato nel caso in cui, ormai abbastanza certo, il governo decida di porre in essere gli aumenti delle accise sugli alcolici. L’accise è un’imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo; una mossa, dunque, che vuole rincarare la pressione fiscale sul mondo di vino, birra e quant’altro, allo scopo di destinare i proventi ad altri settori bisognosi; ma in termini di occupazione, gettito da parte delle imprese e consumi, questa manovra si ritorcerebbe contro lo Stato, senza generare alcun beneficio.

Il progetto di aumento delle accise. Recentemente il governo ha deciso di aumentare nuovamente l’Iva, dal 21 al 22 percento: è questo, solitamente, uno dei modi più immediati che ha lo Stato per reperire soldi in tempi rapidi, essendoci già i primi ritorni a partire dal mese successivo alla manovra. Altra via per rimpinguare celermente le casse pubbliche è l’aumento delle accise.

Ecco perché, in un momento in cui l’Italia ha un grandissimo bisogno di liquidità per tentare di far ripartire il Paese, è stato deciso di alzare l’asticella fiscale sugli alcolici. In realtà, questa manovra venne introdotta ancora da Enrico Letta, ma il Governo attuale non ha inteso sospendere l’iniziativa, anzi ha confermato di voler procedere, e senza indugi. Si tratta di un aumento che complessivamente porterà l’accise del settore alcolico al 33 percento. È un’idea che, come si diceva, può effettivamente portare benefici immediati al bilancio dello Stato, ma che sul lungo periodo rivela una certa irrazionalità.

Dove finiranno i soldi delle accise. L’imposta sui produttori infatti garantisce un sicuro e rapido introito di 482 milioni di euro, che salirebbe a 568 grazie agli 86 milioni in più derivanti dalla nuova manovra: certo non la cifra che rivoluzionerà il Paese, ma quanto basta per mettere mano ad alcuni provvedimenti piuttosto in bilico (per mancanza di fondi) del decreto Cultura, come la rivalorizzazione di Pompei o la ristrutturazione della Reggia di Caserta, e del decreto Scuola, come gli aiuti destinati ai precari.

Cosa ci perdono le aziende produttrici. Ma l’aumento dei prezzi porterebbe ad un fisiologico calo dei consumi, e si capisce: in un Paese che in seguito alla crisi ha già fatto registrare una diminuzione, nell’ultimo anno e mezzo, di circa il 10 percento dell’acquisto di alcolici, un ulteriore aumento dei prezzi disincentiverebbe ancor di più il mercato di questo settore. Non solo: un calo dei consumi porta inevitabilmente ad un calo dei guadagni delle imprese, cosa che ha, nel taglio dei posti di lavoro, una sua logica e inequivocabile conseguenza.

È stato infatti stimato che le aziende produttrici di alcolici si ritroverebbero costrette a lasciare a casa ben 6.700 dipendenti sui 102 mila totali presenti oggi in Italia. Tradotto in termini fiscali, significa minor gettito da parte delle imprese, che dovrebbe equivalere a circa 70 milioni di euro in meno. Il calo dei consumi renderà inoltre vano l’aumento dell’1 percento dell’Iva di cui si è accennato (niente acquisti significa niente pagamento dell’Iva), e quindi verranno persi altri 19 milioni di euro preventivati proprio dall’aumento di questa imposta nel settore degli alcolici. Facendo un agile calcolo matematico, si nota come a fronte di un guadagno immediato di 86 milioni da parte dello Stato, altri 89 ne verrebbero a mancare, registrando quindi una diminuzione complessiva delle entrate di 3 milioni di euro; oltre ad altri quasi 7 mila cittadini disoccupati.

Inutile sottolineare come il mondo dei produttori di alcolici sia a dir poco sul piede di guerra: questo genere di prodotti, che da sempre rappresenta un’eccellenza del nostro Paese con un’impressionante varietà riscontrabile di regione in regione, rischia di subire un durissimo colpo, da cui poi potrebbe essere arduo riprendersi.

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