La vendita di Italcementi

Bresciani (Cgil): spiace, ma Pesenti ha mancato di responsabilità

Bresciani (Cgil): spiace, ma Pesenti ha mancato di responsabilità
06 Agosto 2015 ore 06:00

Sono giorni difficili e di incertezze per Italcementi e i suoi dipendenti. Nella giornata di oggi, mercoledì 5 agosto, si sono tenute due assemblee sindacali per cercare di fare un po’ di chiarezza in merito alla questione occupazionale.

La prima si è tenuta presso il cementificio di Calusco alle ore 9. Non è stato possibile assistere al dibattito ma al termine uno dei dipendenti ha detto che c’è molta preoccupazione, anche se a livello di sedi produttive non sono previsti cambiamenti. Ci si interroga sul tipo di indirizzo strategico che vorrà seguire la nuova proprietà tedesca. L’Heidelberg porterà avanti un processo espansivo per la nuova componente dell’azienda o si preoccuperà soltanto del mantenimento dello statu quo, già sufficientemente soddisfatta di aver tolto dalla piazza un grosso concorrente? I dipendenti sono inoltre abbastanza scocciati dal fatto che la parte tedesca non intervenga nel dibattito, ma sanno che bisogna aspettare il via libera dell’Antitrust che permetterà di completare l’operazione.

La seconda assemblea si è svolta in via Camozzi, sede amministrativa della società. Al termine dell’incontro abbiamo parlato con il segretario della CGIL, Luigi Bresciani.

 

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Segretario, come è andata l’assemblea?

«In sostanza hanno dato mandato al sindacato per proclamare a settembre 24 ore di sciopero a fronte della risposta che sarà data dalla proprietà tedesca, che per ora non si fa ancora sentire. Il pacchetto di 24 ore di sciopero sarà messo in atto da settembre in poi. E poi le garanzie sull’occupazione. Ci sarà un primo incontro col ministro all’inizio di settembre, poi il 24 del mese con Italcementi; noi chiediamo che già nel primo incontro ci sia la proprietà tedesca, perché il vero problema è la garanzia del livello occupazionale».

Qui nella sede amministrativa, mentre nella sede produttiva?

«No, lì non ci sono problemi».

Come l’hanno presa i lavoratori bergamaschi, secondo lei?

«Lo si sentiva anche dal clima delle assemblee: è stato un colpo durissimo per i lavoratori. Si sono sentiti traditi dalla proprietà che ha chiesto sacrifici per tanti anni e si pensava che potesse giocare ancora un ruolo importante. Invece la cessione significa perdere il proprio ruolo dentro questa realtà industriale. Da questo punto di vista c’è un primo giudizio nettamente negativo. E dall’altra parte c’è la consegna di un settore strategico industriale di questo Paese ad un attore economico straniero».

Qualcuno lo ha fatto notare…

«Sì, qualcuno. Ma su questa operazione c’è un silenzio della politica che preoccupa. Non c’è stato nessun intervento degno di rilievo. Ma d’altra parte non è intervenuta nemmeno Confindustria… Tutti continuano a dire che “questa è un’operazione in cui bisogna fare sinergia” eccetera, ma qui siamo di fronte allo smantellamento della realtà industriale italiana, che passa in mani straniere».

La mente dell’industria si sposta.

«Le decisioni non verranno più prese a Bergamo, ma a Stoccarda».

E sui cento milioni che i tedeschi hanno detto di voler risparmiare?

«Lì bisogna capire, perché c’è chi dice che riguardino i siti industriali in Belgio e Stati Uniti che sono dei doppioni. Però, quando partono queste operazioni di razionalizzazione, è evidente che quello che c’è oggi qui non rimarrà. Non si potrà pensare che le cose restino come sono. E quindi bisognerà discuterne e trattare. La nostra preoccupazione è garantire l’occupazione anche attraverso processi di ricollocazione, però la prima cosa è la garanzia dell’occupazione delle persone. E il caro Pesenti se n’è sbattuto altamente. Lui si è preso il suo miliardo e seicento milioni di euro, di cui seicento milioni in azioni. Poteva almeno mettere nell’accordo coi tedeschi una clausola di salvaguardia per l’occupazione, per i lavoratori. Cose che non ha fatto. Questa è una mancanza di responsabilità. Bisogna sottolinearlo con più forza».

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