Il fondatore del Monastero di Mar Musa

Buone nuove su Padre Dall’Oglio

Buone nuove su Padre Dall’Oglio
11 Giugno 2014 ore 10:18

Mesi e mesi di silenzio, poi la notizia che lo voleva morto sin dal giorno del suo rapimento, avvenuto il 29 luglio scorso. Ora, invece, la speranza riprende vigore: Padre Dall’Oglio è vivo, o almeno questo è ciò che hanno riferito fonti siriane all’agenzia Adnkronos International. Il missionario gesuita sarebbe stato visto un mese fa da una delegazione italiana nel luogo, ancora sconosciuto, in cui è tenuto prigioniero. L’intelligence non conferma e preferisce non commentare, ma secondo le fonti citate starebbe trattando con la frangia qaedista che ha in ostaggio il religioso italiano per riportarlo in Italia sano e salvo.

Il rapimento

Le tracce di Padre Dall’Oglio in Siria si sono perse il 29 luglio 2013. Il gesuita, fondatore della comunità di Mar Musa, a nord di Damasco, era stato espulso dal governo di Assad nel 2012.
Nel 2013, allo scoppio della guerra civile, era tornato – con l’appoggio dei ribelli – per trattare la liberazione di un gruppo di ostaggi prigionieri nella città di al-Raqqa. Fu allora che se ne persero le tracce. La notizia fu divenne ufficiale dopo alcuni giorni: un gruppo di estremisti islamici vicini ad Al-Qaeda, denominato con l’acronimo ISIS o ISIL (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante), lo aveva rapito.

Il silenzio e la paura

Le prime voci che lo davano per morto arrivarono nell’agosto: a diramarle fu l’Osservatorio siriano per i diritti umani, citando attivisti della città di al-Raqqa.
La Farnesina non confermò la notizia e nei giorni seguenti le informazioni rimasero molto vaghe. In poco tempo il silenzio riprese il sopravvento. Nel gennaio 2014 l’allora Ministro degli Esteri Emma Bonino affermò di non disporre di alcun nuovo rapporto sulla questione.
Il silenzio venne nuovamente interrotto il 26 maggio scorso, quando il sito arabo Tahrir Syria annunciò che Padre Dall’Oglio era stato ucciso due ore dopo il suo sequestro. Abu Ibrahim al-Raqqawi, attivista contro i crimini delle milizie islamiste nella città di al-Raqqa, riferì di aver ricevuto la notizia da un militante islamico, testimone dell’assassinio. Il ritardo con cui era pervenuta era da ascriversi alla paura dell’informatore di essere scoperto. Il nostro Ministero degli Esteri, anche in quel caso, mantenne il più totale riserbo.

Oggi, a oltre dieci mesi dal rapimento, la speranza si riaccende.

 

Paolo Dall’Oglio (Roma, 1954) è il gesuita che ha rifondato, in Siria, la comunità monastica cattolico-siriaca Mar Musa (Monastero di san Mosè l’Abissino), risalente al VI secolo. Il monastero, sito sulle montagne a nord di Damasco, accoglie anche ortodossi.
Sostenitore del dialogo con l’islam, padre Dall’Oglio ha pagato il suo impegno con la minaccia di espulsione dal paese nel 2011. Rientrata in un primo tempo, la sanzione fu resa effettiva nel giugno dell’anno successivo. Dall’Oglio si trasferì allora nel Kurdistan iracheno, dove fu accolto, per un breve periodo, nella nuova fondazione monastica di Deir Maryam el Adhra.

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