Ripercorriamo il braccio di ferro

Che cosa è la “Ca’ Matta” e perché se n’è discusso tanto

Che cosa è la “Ca’ Matta” e perché se n’è discusso tanto
Cronaca 23 Settembre 2014 ore 12:59

Un’area che si estende per 4.700 ettari e interessa territori di dieci Comuni: oltre a Bergamo, Almé, Mozzo, Paladina, Ponteranica, Ranica, Sorisole, Torre Boldone, Valbrembo e Villa d’Almé. Il Parco dei Colli è il terzo più grande parco naturale della Lombardia, dopo quelli del Ticino e delle Groane, e ricomprende al suo interno sia realtà collinari, sia zone di montagna, seppur senza vette elevate (si arriva la massimo ai 1.146 metri d’altitudine). Venne istituito nel 1977 per salvaguardare e valorizzare gli equilibri tra uomo e natura. Non a caso, al suo interno c’è una meravigliosa quantità di specie vegetali e animali: si stima (per difetto) che siano 5 mila. Come è possibile vivere appieno tutte queste meraviglie della natura? Una struttura dedicata c’è: la Ca’ Matta di Ponteranica: un luogo che accentra in sé diverse funzioni. È sia centro educativo – vi si organizzano corsi per scuole e gruppi, eventi e manifestazioni in ambito naturalistico-ambientale – sia ostello della gioventù, capace di ospitare gruppi fino a un massimo di 24 persone. Questa bella struttura, che si trova in cima alla Maresana, è stata al centro di accese polemiche estive.

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Da ostello a centro di accoglienza profughi. Tra fine luglio e inizio agosto, la Prefettura segnalò al Comune di Bergamo l’arrivo di nuovi profughi. La loro destinazione finale, secondo Alberto Nevola, sindaco di Ponteranica, era già stata individuata nella Casa dei Ritiri spirituali di Botta di Sedrina, che a inizio agosto non era però ancora pronta. Si chiese allora a Palazzo Frizzoni la disponibilità di un’altra struttura, in grado di accogliere, fino al 29 agosto, circa 25 profughi. L’assessore alla Coesione Sociale, Maria Carolina Marchesi, dopo aver appurato l’inesistenza di strutture adatte nel territorio di Bergamo, ritenne la Ca’ Matta il luogo adatto: essendo adibita anche ad ostello, presentava già tutte le attrezzature necessarie. In quel periodo, tra l’altro, per la Ca’ Matta non c’erano prenotazioni e non erano in programma iniziative. Venne qiondi contattato il presidente del Parco dei Colli, Lucio Marotta, che diede una disponibilità di massima prima di partire per le ferie. La notizia giunse all’orecchio del vicepresidente del Parco, il leghista Santo Giuseppe Minetti, che da subito si dimostrò contrario all’idea. Al fianco di Minetti si schierarono diversi esponenti del Carroccio, a partire dal segretario provinciale Daniele Belotti. Il più strenuo oppositore all’accoglienza dei profughi fu però il sindaco di Torre Boldone, Claudio Sessa, anch’egli leghista. Favorevoli, invece, si dichiararono tutti gli altri primi cittadini, a partire da Nevola.

Un duro botta e risposta. Il 4 agosto, pochi giorni prima del trasferimento dei 24 profughi alla Ca’ Matta, davanti alla struttura la Lega organizzò un presidio di protesta, alla presenza del segretario federale Matteo Salvini. Nella stessa giornata, il vicepresidente, Minetti, convocò, di sua spontanea volontà, il Comitato di Gestione del Parco. Dato lo scarso preavviso e l’assenza di molti membri, tra cui il presidente Marotta, l’incontro andò deserto. L’obiettivo di Minetti era raggiunto. Nel verbale della riunione, comunque valida, si legge infatti: «Si nega ogni utilizzo della struttura Centro Parco Cà della Matta», firmato il vicepresidente Minetti. Una mossa che produsse uno stallo tra l’ok verbale di Marotta e il no del suo vice.

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Il 5 agosto la Lega passò all’attacco frontale: il Capogruppo del Carroccio nel consiglio comunale di Bergamo, Alberto Ribolla, inviò un’interrogazione urgente all’assessore Marchesi, per richiedere spiegazioni circa l’accoglienza dei profughi alla Ca’ Matta. Nell’interrogazione veniva posto l’accento sulla diffusione del virus ebola, sull’aumento dei casi di tubercolosi e sul fatto che l’80% dei profughi non riceve poi diritto d’asilo: si era sicuri di voler accogliere, in queste condizioni, 24 profughi in una struttura adibita a ben altri servizi per la comunità? (La risposta dell’assessore Marchesi è giunta solo il 5 settembre a caso ormai chiuso).

Il 6 agosto, il prefetto di Bergamo Francesca Ferrandino, chiese ufficialmente e urgentemente la disponibilità della Ca’ Matta attraverso un fax spedito al presidente e ai sindaci del Parco dei Colli, i quali indirono per il giorno successivo l’assemblea della comunità del Parco, composta da loro stessi e dal presidente della Provincia. I sindaci diedero il via libera alla richiesta della Prefettura. Gli unici ad opporsi furono il primo cittadino di Torre Boldone, Claudio Sessa, l’assessore provinciale Alessandro Cottini e il vicepresidente del Parco Minetti. Vennero così accolti, presso la Ca’ Matta, 24 profughi.

 

beppe bedolis cà matta

 

Dal presidio fisso della Lega al trasferimento. Dal 9 agosto, all’esterno della struttura venne istituito un presidio fisso della Lega Nord, guidato dall’ex sindaco di Ponteranica Cristiano Aldegani. «Niente di eclatante, una protesta pacifica. Una manifestazione diretta verso l’operazione Mare Nostrum piuttosto che contro i profughi presenti alla Ca’ Matta», sottolinearono più volte gli esponenti del Carroccio. Ciò non ha evitato, purtroppo, che si arrivasse allo scontro.

Nel giorno di Ferragosto, l’associazione di sinistra “100 passi” di Ponteranica organizzò un pranzo alla Ca’ Matta, invitando tutti i cittadini. In risposta, la Lega promosse una grigliata ferragostana al presidio all’esterno della struttura. Fu così che la tensione accumulata scoppiò: il rappresentante leghista Aldegani e un operatore della Caritas litigarono, fino a prendersi a testate. Entrambi finirono all’ospedale, accusandosi reciprocamente. In seguito a questo scontro venne presa la decisione di anticipare il trasferimento dei profughi alla ex Casa dei Ritiri spirituali di Botta di Sedrina, messa a disposizione dal vescovo di Bergamo Francesco Beschi. Quando il 16 agosto Salvini tornò a visitare il presidio del Carroccio alla Ca’ Matta trovò solamente i suoi militanti. «Una vittoria» disse il segretario federale della Lega; una sconfitta della comunità padana secondo molti esponenti del centrosinistra, come il deputato del Pd Antonio Misani, secondo il quale «la Lega ha caricato su questa vicenda uno sproposito di propaganda e demagogia, trasformando in un caso politico l’accoglienza data a 24 persone scappate da situazioni di violenza o di guerra».

In seguito al braccio di ferro agostano si sono dimessi sia il presidente del Parco dei Colli Lucio Marotta, sia il suo vice Santo Giuseppe Minetti. Adesso la Ca’ Matta è tornata a essere una semplice oasi di tranquillità.

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