Cronaca
Dibattito sui social

Come mai in Arabia Saudita è vietato fare i pupazzi di neve

Come mai in Arabia Saudita è vietato fare i pupazzi di neve
Cronaca 13 Gennaio 2015 ore 13:58

In questi giorni il Medio Oriente e la penisola arabica sono stati colpiti dal maltempo. L’inverno è arrivato anche lì, e con esso la neve. Fenomeno abbastanza raro per la zona ma che ogni tanto fa la sua comparsa, regalando paesaggi di una suggestione unica. Al tempo stesso, però manda tutto in tilt e causa morti per il freddo, soprattutto bambini. È successo a Gaza, ed è successo in Siria, nei campi profughi. In quei paesi, invece, dove le condizioni di vita sono economicamente più stabili, come in gran parte del mondo, i bambini si sono divertiti a fare i pupazzi di neve. E se in Giordania ai pupazzi sono state date le fattezze di un cammello, in Arabia Saudita si sono attenuti all’iconografia più classica. Due grosse palle di neve, una sopra l’altra, carota al posto del naso, bottoni per simulare il cappotto, sciarpe che segnano il collo, e via dicendo. Tempo due giorni e il pupazzo si scioglie, perché le temperature da quelle parti risalgono in fretta, almeno di giorno. Ma c’è chi non gradisce. Il noto teologo Mohammad Saleh Al Minjed ha infatti dichiarato che «fare un pupazzo che rappresenta un essere umano o un animale, che sia per divertimento o per gioco, non è accettabile per l'Islam». Le osservazioni sono state fatte a margine di una richiesta arrivata al teologo sul suo sito web da un papà che chiedeva se fosse o no opportuno costruire pupazzi di neve insieme ai figli.

«Non è permesso di fare una statua di neve, anche a titolo di gioco e divertimento» ha risposto il religioso salafita dicendo che la costruzione di pupazzo di neve è la stessa cosa di creare l'immagine di un essere umano, il quale è considerato un peccato sotto l'interpretazione del regno della legge islamica.

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Per questo nel regno è stata emessa una fatwa (editto religioso) contro i pupazzi di neve e contro chi li fa. Pare si possano realizzare, anche con la neve, solo oggetti inanimati come barche, frutta, case. Altrimenti si incorre in infrazioni religiose. No comment da parte del governo, ma in Arabia Saudita vige il divieto di raffigurare figure umane o di animali, che siano dipinti o sculture e stando alla legge del regno ogni teologo può emettere una fatwa.

Il dibattito si è spostato sui social network, dove qualcuno si è schierato a favore della fatwa: «i pupazzi di neve - scrive un blogger - non hanno alcun valore nella nostra tradizione e chi è affascinato dall'Occidente deve emulare le sue invenzioni, non la sua cultura». Per contraltare c’è anche chi ribatte: «abbiamo neve ancora per pochi giorni, forse ore, e c'è sempre qualcuno che ci vuole privare di gioia e divertimenti. Sembra che l'unica cosa che possiamo fare è stare seduti e berci un caffè». C’è anche chi ha preso le indicazioni in parola e con la neve si è costruito una Ferrari.

Una questione complessa. Il fatto in sé fa sorridere, ma la questione è ben più seria. È un argomento complesso che investe il concetto di rappresentazione, anche artistica, delle figure umane nell’islam, che è vietato. Il principio per cui l’iconoclastia di tutti gli esseri animati è “haram” (proibito) è che si tratta di idolatria contro Allah. Succede anche nell’arte islamica, dove si teme che nell’imitazione della natura, che si tratti di uomini o animali poco importa, si possa intravedere il tentativo di copiare l'opera dello stesso Allah. Per questo motivo, storicamente l’arte islamica si è sempre occupata più che altro di calligrafia rispetto alle figure umane. L’arte per l’islam è un mezzo di culto. L’idolatria, per l’islam, è il primo peccato dell’uomo, nel senso della sua disobbedienza al volere divino.

Per tornare al teologo di cui sopra, nel sito arabofono “Islam domande e risposte” spiega che «non vi è nulla di male a far giocare i bambini con la neve, ma a una condizione: il gioco non deve assumere delle caratteristiche antropomorfe come gli occhi e la bocca. Secondo la scuola sharaitica hanbalita, infatti, la rappresentazione di figure o statue antropomorfe è proibita».

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L’Arabia Saudita tra hanbalismo e wahabismo. L’hanbalismo è una scuola giuridico-religiosa islamica, di stampo sunnita, presente nella penisola arabica, che si occupa delle problematiche connesse alla legge coranica. Il nome deriva dal suo fondatore, Ahmad ibn Hanbal, che si opponeva a qualunque forma di intromissione della ragione umana nell’interpretazione del Corano. Questo perché, per forza di cose, l’interpretazione umana è arbitrariamente soggettiva. È dagli hanbalisti che derivano gli wahabiti, filone a cui appartiene la dinastia regnante in Arabia Saudita. Il wahabismo è una dottrina rigidamente intollerante, fautrice di un ritorno all’Islam delle origini. Il termine deriva da Muhammad bin Abd al-Wahhab, religioso vissuto all’inizio del diciottesimo secolo, alleato di Muhammad bin Saud, principe di un’oasi della regione del Neged, capostipite della casa che nel ventesimo secolo unificherà l’Arabia e che tuttora governa il Paese. I Saud regnano in Arabia Saudita dal 1926.

L’insegnamento di al-Wahhab è una reazione all’Islam imperiale degli Ottomani e un richiamo al nazionalismo arabo. È la prima grande riforma dell’Islam contemporaneo. A partire dal XIV secolo, l’Islam è sempre più assimilato al potere, sia esso dei califfi o dei sultani. La penisola araba, in cui era nata la religione, era ormai la periferia di un impero immenso. Al-Wahab nasce nel 1703 non lontano da dove oggi sorge Riyadh e studia poi a Bassora, Baghdad e Damasco.

L’assunto teologico fondamentale della sua dottrina è l’affermazione del tawhid, l’assoluta unità di Dio e la lotta contro tutte le forme devianti di culto. In particolare, al-Wahhab crede che molti musulmani ignorino il vero significato della fede e vivano di fatto nella jahiliyya, ovvero “epoca dell’ignoranza”, termine con il quale si identifica il mondo prima dell’avvento dell’Islam. Spregiudicato sul piano politico-finanziario, oscurantista su quello dottrinario, il wahabismo nasce come corrente islamica sunnita nel diciottesimo secolo, ma si afferma soltanto nel Novecento, grazie all’appoggio delle grandi potenze occidentali alla monarchia saudita. Oggi si sta diffondendo in tutto il mondo musulmano. Ma deve anche fare i conti con le sue ali più estreme, da cui è nata la rete di Al Quaeda.

Nel Regno dell’Arabia Saudita ancora oggi si applica il diritto sharaitico, secondo la scuola hanbalita, nella sua interpretazione wahabita. Di qui, il motivo per cui i pupazzi di neve sono “haram”.