Dall'Oriente la primavera del football

Il calcio italiano scopre gli yuan Il Pavia acquistato dai cinesi

Il calcio italiano scopre gli yuan Il Pavia acquistato dai cinesi
08 Luglio 2014 ore 09:39

La sera del 3 luglio ha segnato, in una certa maniera, un passaggio storico per il calcio italiano. Il Pavia, squadra militante in Lega Pro, è stata ufficialmente acquisita da Zhu Xiaodong, uomo d’affari cinese a capo del fondo d’investimenti Pingy Shangai Investment. La famiglia Zanchi, da 5 anni proprietaria unica del club, ha ceduto le proprie quote al magnate cinese, anche se la gestione è stata presa in carico dall’Agenzia per l’Italia, succursale italiana del fondo Pingy e amministrata da Wang Qiangming. Il Pavia ha già presentato iscrizione al prossimo campionato di Lega Pro, ma ora Xiaodong dovrà completarla con la presentazione della fideiussione bancaria richiesta. Solamente a quel punto il Pavia sarà ufficialmente il primo club professionistico italiano di proprietà di un imprenditore cinese. I tifosi sono soddisfatti, ma tanti preferiscono attendere i fatti. Molti ritengono infatti che l’acquisto del club calcistico sia solamente un escamotage per riuscire ad entrare in altri, ben più lucrosi, business della città, come quello dell’Università (tra le migliori d’Italia), il settore enologico ed il policlinico San Matteo, polo ospedaliero all’avanguardia in diversi campi della medicina.

La nuova primavera cinese del calcio. In Cina la passione per il calcio sta crescendo sempre più. Il presidente Xi Jinping è un grande appassionato ed è molto deluso dal fatto che la Nazionale cinese occupi solamente la 103esima posizione del ranking FIFA. La Chinese Super League ha avuto una crescita incredibile negli ultimi anni: nata nel 1951, è diventata lega professionistica nel 1994 e nel 2004 ha assunto l’attuale formula a 16 squadre. Il campionato cinese vanta molti seguaci, basti pensare che lo stadio della squadra più forte di Cina, il Guangzhou allenato da Marcello Lippi, in cui milita Alessandro Diamanti e in cui  a breve giocherà anche Alberto Gilardino, registra in media 50mila spettatori a partita. Numeri che gli stadi italiani si sognano. Sempre più giocatori scelgono la Cina per chiudere la carriera, ma recentemente è cresciuto il numero di calciatori sudamericani disposti a militare nel campionato cinese, come ad esempio la stella del Guangzhou Elkeson, 24enne attaccante ex Botafogo. Inoltre, nei mesi scorsi, il presidente della Federcalcio cinese Wei Di ha ammesso di voler portare la Coppa del Mondo a Pechino nel 2026.

Gli imprenditori cinesi nel pallone. Sono sempre di più anche gli imprenditori disposti ad investire nel pallone, anche se fino ad oggi senza grandi fortune: nel 2009, il magnate di Hong Kong Carson Yeung, comprò il club inglese del Birmingham, ma nel febbraio di quest’anno ha lasciato tutte le cariche, subendo anche una condanna a sei anni di carcere per riciclaggio. In Portogallo il Mafra, club di seconda divisione, è di proprietà dell’imprenditore Yang Qi. Le voci di ricchissimi uomini di Pechino interessati anche a grandi club europei si susseguono da anni, ma fino ad oggi nessuno di loro ha realmente fatto il grande salto.

L’altra squadra italiana in mano ai cinesi. Il Pavia sarà il primo club italiano professionistico di proprietà cinese, ma in Italia esiste già una squadra cinese: è la Sesto 2012, club dilettantistico di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, militante in seconda categoria e di proprietà di Lung Rong Yi. Titolare di un bar della cittadina, Yi ha fondato il club insieme ad alcuni soci italiani ed è per tutti (tifosi, dirigenti e giocatori) “il pres”. Ha 53 anni, è nato in Cina ma vive da trent’anni in Italia ed è sempre stato un appassionato di calcio, tifoso sfegatato del Milan. Seppur il club sia una piccola realtà, per il presidente è un investimento con grandi margini di crescita perché può diventare un ponte tra l’Italia e la Cina, come dimostra lo stemma sociale dove campeggiano sia il tricolore che la bandiera di Pechino. In Cina, la Sesto 2012 è già molto conosciuta (vanta più di 18 milioni di like su QQ, il più noto social cinese) ed il sogno di Yi sarebbe quello di permettere alle squadre cinesi di venire qua in Italia ad imparare i segreti del gioco più amato al mondo affinché anche nella sua terra natia il calcio possa migliorare. E chissà mai che anche grazie alla passione di Lung Rong Qi la Cina non possa diventare in futuro una superpotenza non solo economica, ma anche del calcio mondiale.

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