Da un'analisi de L'Espresso

Come cambia la famiglia italiana raccontato attraverso i numeri

Come cambia la famiglia italiana raccontato attraverso i numeri
24 Febbraio 2015 ore 07:30

È strano constatare come sia possibile che uno Stato intraprenda strade diametralmente opposte a quelle che, numeri alla mano, decidono di intraprendere i propri cittadini. Eppure l’Italia è, da sempre, il perfetto emblema di quanto detto. L’ultimo esempio è quello della famiglia: mentre Roma continua a restare saldamente ancorata ai valori morali ed etici frutto di anni e anni di tradizione fortemente cattolica, la popolazione sta invece radicalmente cambiando la propria concezione di famiglia. Negli ultimi 20 anni, infatti, gli italiani hanno compiuto nei fatti quella riforma etica che i legislatori continuano invece a rimandare, legislatura dopo legislatura.

Ad averlo reso noto sono stati i dati Istat, i quali, però, rimangono pur sempre specchio di freddi numeri. Mere statistiche, che dicono tutto e non dicono niente. Fotografano semplicemente lo stato dei fatti. A fare il punto della situazione su come l’Italia, quella vera e che vive al di fuori dei palazzi romani, abbia concretamente cambiato la propria concezione di famiglia, ci ha pensato allora L’Espresso, con un’interessante analisi del cambio della scala di valori nel Belpaese, «sempre meno legato all’idea tradizionale di famiglia e allergico ai legami “per sempre”».

 

grafico matrimoni espresso

[Il grafico sui dati dei matrimoni in Italia creato da L’Espresso. Clicca sull’immagine per andare alla pagina interattiva]

 

Ci si sposa meno? Già si sapeva. Il punto di partenza è che in Italia ci si sposa sempre meno. Niente di nuovo visto che da anni viene rimarcata questa statistica e gli ultimi dati diffusi dall’Istat ne sono solo la riprova. Nel 2013 si sono sposati solamente 32 italiani ogni 10mila abitanti, un calo del 59% rispetto ai 79 ogni 10mila del 1961. Confrontando il dato con quello di anni più vicini, il risultato cambia poco: rispetto al 2008 c’è un calo del 22%, che sale al 30% se andiamo al 2003. L’Istat sottolinea come, in parte, questi numeri siano dovuti al cosiddetto “effetto struttura”, ovvero il forte calo delle nascite che sta interessando il nostro Paese sin dagli anni ’70. Essendo l’età media dell’Italia decisamente più alta, è drasticamente calato anche il numero di persone nell’età delle prime nozze (20-30 anni). Più interessante capire invece il motivo per cui il calo è iniziato intorno agli anni ’70: L’Espresso sottolinea come nel dicembre del 1970 fu promulgata la legge sul divorzio, che aprì le porte a una nuova consapevolezza degli italiani. Il “sì” non era più per sempre. Quella legge, sebbene non abbia avuto conseguenze dirette sul crollo dei matrimoni dei successivi 30, 40 anni, diede il senso del cambiamento culturale in atto nel nostro Paese.

Seguendo i grafici ideati da L’Espresso, è possibile anche visionare i dati regione per regione: è il Friuli Venezia Giulia a registrare il calo più significativo tra 2000 e 2011, con un meno 46%. Seguono Umbria (-43%), e Campania (-36,5%). Tiene la Calabria, con il numero più alto di matrimoni per abitante (41 ogni 10mila persone) e un calo di “soli” 11 punti percentuali rispetto al 1999. Maglia nera per numero di matrimoni, invece, è la nostra Lombardia, che detiene il minor numero di matrimoni per abitante: 27 ogni 10mila.

 

matrimoni civili espresso

[Il grafico de L’Espresso sui matrimoni civili in Italia. Clicca per andare al grafico interattivo]

 

Il “sì” in chiesa? È fuori moda. Se i dati riportati, come esposto, non sono una novità, è certamente una sorpresa il fatto che sempre più italiani, oggi, decidano di dire il fatidico “sì” davanti a un ufficiale di stato civile piuttosto che a un prete. In totale, nel 2013, il 43% dei matrimoni avvenuti sono stati celebrati con rito civile. Una differenza abnorme rispetto alla società di appena 20 anni fa. In questo caso, le differenze tra Nord e Sud sono abnormi: nel Settentrione i matrimoni civili superano di gran lunga quelli religiosi, mentre nel Mezzogiorno la tradizione resta salda e il “sì” si pronuncia ancora, per la maggior parte, in chiesa. Lo confermano i dati dei singoli capoluoghi di provincia: i matrimoni celebrati nel 2013 a Siena e Bolzano, per l’83%, sono avvenuti davanti a un ufficiale di stato civile. E si resta oltre il 70% in altre 13 grandi città, tra cui Milano, Firenze, Bologna, Trieste e Aosta. Tutte al Nord. Bergamo resta una città molto legata alla propria tradizione cattolica, ma anche qui i matrimoni civili hanno superato quelli religiosi: sono stati, nel 2013, il 52,5% del totale.

Restano invece tutte nel Sud Italia le città in cui il matrimonio in chiesa è ancora un pilastro della società: Andria è all’89,6%, seguita da altre 7 capoluoghi del Mezzogiorno, tutti con una percentuale di matrimoni celebrati in chiesa sopra l’80%. Nessuna città del Sud supera il 50% di matrimoni civili. Catania è quella dove se ne celebrano di più fuori dalle chiese: il 43,3%.

Meglio convivere. Se non ci si sposa più, o comunque ci si sposa sempre meno, le coppie d’innamorati vogliono in ogni caso vivere assieme. Non stupisce dunque che siano cresciute a dismisura le convivenze: nel Nord rappresentano oramai il 10% delle coppie; al Centro si attestano al 7%; al Sud sono, invece, solo il 3%. In ogni caso, sia al Nord che al Sud, nel giro di 10 anni le percentuali sono più che raddoppiate.

 

separazioni divorzi espresso

[Il grafico de L’Espresso sulle separazioni e i divorzi in Italia. Clicca per andare al grafico interattivo]

 

C’eravamo tanto amati… Da quando è stata promulgata la legge sul divorzio, i numeri sono cresciuti enormemente, fino al 2011, vero e proprio anno nero per la fine delle unioni: per 100 matrimoni, ci sono state 43,4 separazioni e 26,3 divorzi. Il 2012 e il 2013, invece, hanno segnato un calo rispetto ai numeri di 4 anni fa. Gli italiani son tornati ad amarsi? Non proprio: in realtà, secondo l’Istat e L’Espresso, il motivo è da rinvenire nella crisi economica che ha colpito il nostro Paese. Divorziare, infatti, costa, e pure tanto. Volendoci tre anni per portare a termine la pratica del divorzio, le coppie che si sono dette definitivamente addio nel 2011 avevano deciso di lasciarsi almeno nel 2008, prima che la crisi colpisse duramente l’Italia. Successivamente i numeri sono diminuiti, probabilmente perché molti italiani non avevano più le possibilità economiche per sostenere tutte le spese legali. Un’ulteriore riprova è data dal fatto che in realtà, a calare rispetto al 2011, sono stati i divorzi, mentre le separazioni sono rimaste stabili, o al massimo aumentate di poco.

 

crescita separazioni divorzi espresso

[Il grafico de L’Espresso mostra la crescita delle percentuali di separazioni e divorzi in Italia dal 1961 al 2013]

 

Curioso notare che mentre il Nord resta, storicamente, il territorio più interessato da separazioni e divorzi, è al Sud che si riscontra la crescita maggiore negli ultimi anni. Campania e Sardegna si attestano addirittura su dati pari a quelli presenti al Nord, fenomeno in netta controtendenza rispetto al passato. Cosa significa questo? Che se nel Mezzogiorno la tradizione vince ancora per quanto riguarda il rito del matrimonio, la cultura cristiana viene invece accantonata nel momento in cui l’amore non c’è più e la coppia decide di dirsi addio. Ennesima dimostrazione di come la popolazione guardi oramai avanti.

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