La posizione della Diocesi

Il cancelliere della Curia: non consta non significa che non sia avvenuto

Il cancelliere della Curia: non consta non significa che non sia avvenuto
Cronaca 18 Settembre 2017 ore 07:00
In copertina, Mons. Bernareggi e il suo seguito s'incamminano verso il luogo delle presunte apparizioni il 27 luglio 1944.

 

«La posizione della chiesa non è mai cambiata, ha sempre guardato alle Ghiaie di Bonate con rispetto e affetto, lo considera come un luogo di devozione, vuole che resti un’oasi di religiosità». Don Gianluca Marchetti è il cancelliere della curia vescovile, successore di don Antonio Pesenti che alla guida dell’archivio era rimasto per decenni. L’archivio e la cancelleria sono la memoria della Chiesa bergamasca.

Il vescovo Bernareggi decise che alla Ghiaie non si era verificato alcun evento sovrannaturale.
«È vero, scrisse con la formula tradizionale “Non consta della soprannaturalità”. Ma attenzione, “non consta” non significa “non è vero”, significa più modestamente che non ci sono elementi di sicurezza per proclamare la sovrannaturalità dei fatti accaduti. Il vescovo espresse il giudizio sulla base del processo diocesano, ma non fu una decisione facile. Anche perché monsignor Bernareggi era partito con l’idea che davvero alle Ghiaie di Bonate fosse apparsa la Madonna. Ma gli atti del processo fecero emergere dubbi».

 

Il non consta di Monsignor Bernareggi.
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Eppure qualche cosa di straordinario in quei giorni accadde.
«Lo penso anch’io, anche perché Adelaide Roncalli si è dimostrata sempre una donna di grande serietà, levatura morale. Io ho parlato con lei. Diceva di avere vissuto questa esperienza straordinaria e che voleva consegnarla alla Chiesa, che la Chiesa decidesse poi di che cosa poteva trattarsi. La sua obbedienza alla Chiesa, la sua condotta sono sempre state irreprensibili».

Per la Chiesa bergamasca la vicenda è chiusa?
«Ogni vescovo ha sempre preso in considerazione questa storia con grande attenzione, perché in effetti fu un evento grandissimo, che coinvolse e che continua a coinvolgere tanti fedeli. Ma non sono emersi altri elementi che abbiano portato a una revisione della decisione di monsignor Bernareggi. Tuttavia la Chiesa riconosce il valore religioso che nel concreto questi fatti hanno assunto alle Ghiaie di Bonate e vuole essere vicina a questa realtà, ai fedeli, cercando di proteggere questo luogo, evitando speculazioni».

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Che cosa significa?
«In poche parole: alle Ghiaie ancora vanno migliaia di fedeli, c’è chi aveva pensato di costruire un albergo e aveva comprato un’area attigua, c’è chi si fa vedere in zona e millanta doti particolari, chi vende il riso cucinato dalla Madonna... si trovano nuovi veggenti... il fatto è che dove si verificano eventi ritenuti miracolosi poi si scatenano anche dinamiche non sempre positive».

E la chiesa di Bergamo come intende agire?
«L’ho detto, vuole proteggere questo luogo perché resti un’oasi di spiritualità. La diocesi conserva ogni documento del processo e di quanto avvenne in quegli anni, registra ogni novità. Abbiamo testimonianze, deposizioni, perizie, fotografie... l’attenzione è sempre alta. Non moltissimi anni fa anche monsignor Chiodi venne incaricato dal vescovo Oggioni di riconsiderare i documenti del processo diocesano, di riesaminare i verbali, il lavoro di monsignor Luigi Cortesi».

 

Don Cortesi con Adelaide, quando fu mandata in collegio dalle Orsoline, dopo le apparizioni.

 

Ancora oggi si sentono critiche anche accese sull’operato di monsignor Cortesi.
«Guardi, don Cortesi era professore del seminario, anche lui, come Bernareggi, era partito pensando che davvero alle Ghiaie fosse accaduto qualcosa di sovrannaturale. Ma voleva esserne certo. Il fatto è che allora si scatenarono situazioni non sempre adeguate, la bambina strattonata, condizionata... c’erano anche tanti preti “devozionisti” che esageravano, che la tiravano per la giacchetta... Cortesi invece era un uomo rigoroso, un razionalista, anche severo. Adelaide ebbe delle incertezze e dei tentennamenti, volte si contraddisse. Però non è vero che don Luigi Cortesi la trattò male; infatti Adelaide rimase in buoni rapporti con lui e lo invitò al suo matrimonio. Il fatto è che alcune delle profezie non ebbero riscontro. Ci fu della confusione. Alla fine don Cortesi ritenne che non ci fossero sicurezze. Del resto, la Chiesa ha riconosciuto in via ufficiale come eventi sovrannaturali soltanto una dozzina di apparizioni, nei secoli».

Lei ha incontrato Adelaide.
«Sì e mi fece un’ottima impressione. Mi ripeté con molta umiltà che lei riteneva di avere davvero visto la Madonna e che questa sua esperienza la dava nelle mani della Chiesa. Era una donna di vera fede, per sé non ha voluto mai nulla».

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Il terreno dietro la cappella costruita dalla parrocchia è stato venduto a una onlus.
«È vero. Si tratta di quei fenomeni di cui parlavo, che cerchiamo di evitare; in questo, diocesi, parrocchia e comune sono pienamente d’accordo».

Ci sono altri casi di apparizioni in Bergamasca?
«Sì, ci sono altre realtà come quella del monte Misma o di Paratico dove si dice siano avvenute delle apparizioni mariane. E i veggenti in provincia non mancano, soltanto in questo ultimo periodo me ne vengono in mente sette o otto».

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Che cosa significa?
«Che viviamo in un paradosso. Da un lato, la gente si allontana dalla Chiesa e dal Cristianesimo, dall’altro c’è un grande bisogno del sovrannaturale, di Dio, del cristianesimo. Lei non sa quante persone chiamano perché vogliono avere colloqui con i nostri esorcisti. Tante persone. Nessuno di loro è posseduto, esprimono comunque un desiderio, una tensione verso il sovrannaturale. E tanta sofferenza, bisogno di ascolto».

Sulle pareti della cappella delle Ghiaie ci sono tanti cuori “per grazia ricevuta”.
«Lo so, e la Chiesa ha estremo rispetto per queste espressioni di gratitudine. In ogni caso è la fede delle persone, la loro devozione a favorire guarigioni e accadimenti magari insperati»