Lo dicono i ricercatori inglesi

La cannabis rende tristi

La cannabis rende tristi
19 Luglio 2014 ore 08:17

Annoso scontro, quello tra chi sostiene che l’uso della cannabis non rechi alcun tipo di danno, o quantomeno non più del normale consumo di alcolici, e chi invece ritiene la cannabis una droga tanto quanto altre sostanze psicotrope. Un recente studio del National Institute on Drug Abuse e dell’Imperial College of London dà nuovi argomenti a favore dei sostenitori di questa seconda tesi, affermando che l’uso di cannabis ed hashish aumenta il rischio di cader vittima di depressione o ansia. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Science e si aggiungono a quelli meno recenti che avevano già dimostrato come il consumo di cannabis producesse apatia e letargia, soprattutto se fumata in quantità cospicue.

Succede perché la cannabis disattiva gli ormoni del piacere. I motivi per cui l’uso di cannabis può portare a stati di ansia, o addirittura depressivi, sono da rinvenire nel fatto che essa va a disattivare gli “ormoni del piacere”, ovvero quelli che secernono la dopamina, un neurotrasmettitore che svolge un ruolo fondamentale nel nostro organismo perché regola l’umore e ci permettere di provare sentimenti positivi quali la soddisfazione, l’eccitazione ed il piacere. Inoltre la dopamina aiuta la nostra memoria e la regolazione del sonno, quindi la cannabis, disattivandola, va ad influire negativamente anche sulle nostre capacità mnemoniche ed il nostro ciclo di sonno. La sperimentazione dei ricercatori inglesi è avvenuta su 48 diversi pazienti, a metà dei quali è stata somministrata la sostanza psicotropa mentre i restanti sono stati usati come gruppo di controllo e di paragone. L’atteggiamento e le scannerizzazioni cerebrali hanno mostrato che in coloro che avevano assunto la cannabis le risposte alla dopamina risultavano molto più deboli rispetto a quelle di coloro che non l’avevano assunta. La sostanza dunque, andando a bloccare la secrezione di dopamina, induce nella persona uno stato di apatia che, se prolungato nel tempo, può peggiorare, fino a generare ansia e depressione.

 

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Il consumo di cannabis nel mondo

 

Il consumo (in aumento) tra i giovani. La ricerca era tesa a controbilanciare la tendenza, sempre più diffusa oggi, che non ritiene la cannabis una droga, bensì una sostanza terapeutica. Ma, se è vero che il suo consumo può avere dei benefici per la salute di soggetti affetti da sclerosi multipla, glaucoma, anoressia o asma, allo stesso tempo questa “liberalizzazione” mediatica non aiuta certamente a combattere la sua diffusione tra i più giovani. A marzo 2014 fecero notizia i dati raccolti da Ifc-Cnr di Pisa per Espad-Italia, che parlavano di 75 mila adolescenti quotidianamente consumatori di sostanze stupefacenti. Tra questi, l’1 percento è dipendente da droghe pesanti, mentre 580 mila studenti italiani hanno fumato almeno una volta nella propria vita una canna. L’età media a cui i giovani di oggi hanno il loro primo contatto con la droga è scesa a 15 anni, molto più bassa rispetto al passato. Questi numeri in costante ascesa sono una tendenza presente in tutto il mondo ed è per questo che il dibattito tra quelli che ritengono la cannabis pressoché innocua e scevra di effetti collaterali e chi invece la considera particolarmente pericolosa per la salute, soprattutto a causa della potenziale dipendenza che può causare, si è recentemente riaperto.

 

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