La caduta dell'eminenza grigia Trigona

Il caso Fiera sta cambiando la mappa del potere in città

Il caso Fiera sta cambiando la mappa del potere in città
15 Luglio 2019 ore 05:30

«Qui non c’è di mezzo un’azienda, ci sono di mezzo tutte le associazioni, tutte… Perché questo ente è amministrato dalle associazioni e dal sistema economico bergamasco e quindi voi capite che se questa cosa, diciamo pure uno scandalo, esce a Bergamo, ti resta sempre appiccicato»: sono state queste, probabilmente, le ultime parole di Luigi Trigona da uomo forte di una Bergamo che, oggi, non c’è definitivamente più. Le ha pronunciate il 30 maggio scorso durante il Cda di Promoberg, ente gestore della Fiera di Bergamo. L’ultimo Cda prima che l’inchiesta travolgesse lui e l’ente. Un discorso nervoso, ricco di interruzioni, pronunciato con preoccupazione e ripreso, a sua insaputa, dalle videocamere nascoste installate negli uffici di Promoberg dalla Guardia di Finanza.

 

[Luigi Trigona]

 

Un discorso nel quale, di fatto, Trigona chiedeva a tutti di tacere sulla «negligenza degli amministratori o della cattiva amministrazione» da parte del direttore dell’ente, Stefano Cristini, oggi ai domiciliari con l’accusa di essersi intascato dei soldi di Promoberg attraverso falsi rimborsi spese (il reato contestato è il peculato). Trigona chiedeva di risolvere la cosa “in casa”, di non tirare in ballo la Procura. Lo faceva in modo sibillino, ma senza la sicurezza che lo ha sempre contraddistinto nelle sue mosse nel mondo dell’associazionismo bergamasco (e non solo).

Il segretario generale dell’ente gestore della Fiera è stato sospeso dalla carica per volere del gip. Di fatto, è accusato di aver sempre saputo ciò che stava facendo Cristini e di averlo anche aiutato a fare in modo che tutto filasse liscio. Trigona nega, lo ha fatto anche attraverso una lettera inviata a tutte le testate e nella quale dice di essere stato «unicamente mosso, nel proprio operato, dalla volontà di perseguire il bene di Promoberg». Se così è stato, sarà la Procura a dirlo. Ma quel che è certo è che, quel 30 maggio, davanti al Cda dell’ente, Trigona ha detto una cosa vera: «Uno scandalo ti resta sempre appiccicato». Ed è probabile, quindi, che questa vicenda, al di là di come finirà, rappresenti la sua fine (professionale, s’intende). Così come la fine di un mondo che da decenni si muoveva nel sottobosco politico ed economico di Bergamo e che rappresentava l’ultimo muro di una città che era ma che non è più.

 

 

La caduta di Trigona, e con lui anche quella di Cristini e di Ivan Rodeschini, ex presidente di Promoberg (si è appena dimesso) anche lui indagato, rappresentano infatti anche la più grande sconfitta dell’Ascom e di Imprese & Territorio, ovvero le due associazioni (di commercianti e artigiani) che, il decennio scorso, si erano erte a “potere alternativo”, in città, a quello rappresentato da Confindustria. Non a caso Trigona divenne direttore dell’Ascom addirittura nel 1979 e, da allora, ha sempre mosso i propri passi (e le proprie pedine) tenendo le radici ben piantate nell’associazione dei commercianti. Come ha giustamente sottolineato il Corriere Bergamo, Promoberg è un ente nato principalmente per sua volontà, e dunque anche dell’Ascom, e che per questo, negli anni, è sempre stato in mano a rappresentanti di quel mondo e mai a industriali o ad altri rappresentanti di istituzioni pubbliche. Come se ci fosse un tacito accordo: delle banche e della politica non…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 4 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 18 luglio. In versione digitale, qui.

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