Con un mini glossario per fare chiarezza

Il caso di Vincent Lambert riapre il dibattito sull’eutanasia

Il caso di Vincent Lambert riapre il dibattito sull’eutanasia
24 Giugno 2014 ore 14:48

38 anni, tetraplegico dal 2008 a causa di un incidente in moto, e per questo ridotto a uno stato di coscienza minima. È Vincent Lambert, protagonista di un acceso dibattito sull’eutanasia che divide, da anni, la Francia. Il 25 giugno, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha deciso che Vincent deve rimanere in vita.

La prima sentenza. Solo un giorno prima, il 25 giugno, il Consiglio di Stato francese aveva autorizzato l’interruzione dell’alimentazione artificiale. Vincent sarebbe quindi morto di stenti in «non più di tre-cinque giorni dalla sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione», hanno spiegato i tre esperti di neuroscienze che hanno effettuato una perizia sulle condizioni dell’uomo nel febbraio 2014.
I 17 giudici, nel formulare la loro sentenza, hanno tenuto conto delle raccomandazioni del relatore del Consiglio di Stato, Remi Keller, che ha aderito alla richiesta della moglie e dei medici dell’ospedale di Reims, entrambi convinti dell’impossibilità di guarigione di Vincent. Hanno ritenuto che «continuare l’idratazione e la nutrizione dell’uomo costituirebbe un accanimento irragionevole», quindi contrario alla legge. Il vice presidente del Consiglio, Jean-Marc Sauvè, sostiene che «la decisione della Corte rientra nella legge Leonetti. Se anche lo stato medico più grave, compresa la perdita irreversibile della coscienza, non è sufficiente a giustificare l’interruzione del trattamento un’attenzione particolare deve essere data alla volontà del paziente». E pare che Vincent Lambert, prima dell’incidente, avesse più volte ribadito la sua contrarietà all’accanimento terapeutico.

 

 

La seconda sentenza. I genitori si erano strenuamente opposti alla sentenza del Consiglio di Stato, chiedendo un intervento d’urgenza da parte della Corte europea dei Diritti dell’uomo. Che ha annullato la sentenza precedente, ponendo inoltre il divieto di spostare l’uomo dall’ospedale in cui è ricoverato, per evitare che sua moglie Rachel lo trasferisca in Belgio, dove lei vive da circa un anno e dove l’eutanasia è legalizzata.

La battaglia giudiziaria tra la moglie e i genitori. La vicenda dura da un paio di anni, ed è una battaglia giudiziaria che ha per protagonisti la moglie dell’uomo da un lato e i suoi genitori dall’altro: la prima, in accordo coi medici dell’ospedale di Reims dove è ricoverato Vincent, vorrebbe interrompere l’alimentazione forzata; la madre e il padre, cattolici, chiedono invece che il figlio possa continuare a vivere. Un caso che ricorda la storia di Terry Schiavo e di Eluana Englaro.

L’eutanasia in Francia. In Francia, nonostante il presidente François Hollande abbia ripetutamente promesso una norma per attuare la “dolce morte”, l’unica normativa sul fine vita è stabilita dalla legge Leonetti, vigente dal 2005, che, pur non autorizzando l’eutanasia, stabilisce la possibilità di sospendere i trattamenti medici qualora le cure rappresentino forme di accanimento terapeutico.
La decisione del Consiglio di Stato sul caso Vincent Lambert era molto attesa negli ambienti che praticano le cure palliative, poiché in Francia ci sono circa 1700 pazienti in condizioni simili a quelle di Vincent, e la sentenza avrebbe potuto fornire importanti linee guida.
Soprattutto in questi giorni in cui, sempre dalla Francia, arriva la notizia che Nicolas Bonnemaison, ex medico d’urgenza dell’ospedale di Bayonne che ha ammesso di aver praticato l’eutanasia su 7 pazienti, è stato assolto dall’accusa di omicidio. I giudici del tribunale di Pau hanno ritenuto che la somministrazione di sedativi ad alcuni degenti, al fine di “accompagnarli” al decesso senza farli soffrire oltre abbia solo «accorciato l’agonia».

 

Eutanasia, dove e come è legale in Europa. Sono tre le pratiche previste dalla legge per dare corso all’interruzione della vita nelle nazioni europee:
1. Eutanasia attiva: su richiesta consapevole di un paziente, il medico ne causa direttamente la morte attraverso la somministrazione di un farmaco letale. È legale solo in Belgio, Paesi Bassi (dove si può praticare anche su pazienti giovanissimi, dai 12 anni in su) Olanda e Lussemburgo.
2. Eutanasia passiva: si procura la morte del malato indirettamente, sospendendo le cure. È ammessa in Spagna, Germania e Svezia.
3. Suicidio assistito: l’atto autonomo compiuto da un malato, in grado di intendere e di volere. Il medico fornisce il farmaco ma non può somministrarlo. È legale in Svizzera e Spagna.
Nel Regno Unito, invece, il suicidio assistito è illegale e la pena per chi aiuta o incoraggia qualcuno a togliersi la vita può arrivare fino a 14 anni di carcere.

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