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Terza settimana

Caso Yara/2. Giorno per giorno le indagini e le dichiarazioni

Caso Yara/2. Giorno per giorno le indagini e le dichiarazioni
Cronaca 02 Luglio 2014 ore 12:40

Ripercorriamo giorno dopo giorno i fatti e le dichiarazioni riguardanti le vicende relative all’omicidio di Yara Gambirasio e all’individuazione del presunto assassino, l’artigiano edile di Mapello, Massimo Giuseppe Bossetti, in carcere a Bergamo da lunedì 16 giugno.

VENERDI’ 4 LUGLIO

Non ci sono i peli di «Ignoto 1», cioè di Massimo Bossetti, fra le 200 tracce pilifere trovate sugli indumenti di Yara e analizzate dagli esperti dell’Università degli studi di Pavia. Anche se la relazione conclusiva del professor Carlo Previderè, consulente della Procura, sarà consegnata al magistrato verso la fine di luglio, il lavoro è sostanzialmente concluso. Si sa che sono state trovate tracce di peli animali, ma anche umani. Nessuna di loro è però riconducibile all’artigiano di Mapello in carcere. Restano invece da esaminare le tracce rilevate con il Luminol sui veicoli che gli sono stati sequestrati, una Volvo station wagon e un furgone Iveco Daily: potrebbe essere sangue di Bossetti, come potrebbe essere ruggine.

GIOVEDI’ 3 LUGLIO

Non sono emerse novità di rilievo

MERCOLEDì 2 LUGLIO

Non sono emerse novità di rilievo.

MARTEDI’ 1 LUGLIO

Le analisi sulle auto. Hanno preso il via a Parma le analisi sui due veicoli di Massimo Bossetti: una Volvo V40 e il furgone Iveco Dayli cassonato, usato per lavoro dal muratore di Mapello. All’esterno della sede dei Ris ci sono decine di giornalisti in attesa di notizie. L’obiettivo è trovare tracce eventualmente riconducibili a Yara.

Visita in carcere. Volto scavato e barba sfatta: così è apparso Bossetti al consigliere regionale che è andato a visitarlo domenica al carcere di via Gleno. «Mi sento depresso, sono giù di morale per quello che mi è capitato. Qui dentro il tempo non passa mai» ha detto l’artigiano di Mapello. Che ha aggiunto di voler vedere presto i suoi figli: «Mi mancano e vorrei tanto incontrarli». Bossetti in carcere sarebbe stato oggetto di insulti a distanza lanciati da altri detenuti.

LUNEDI’ 30 GIUGNO

Niente tribunale del riesame. I legali di Bossetti hanno scelto di non rivolgersi ai giudici del Riesame per chiedere la scarcerazione del loro assistito. «Abbiamo scelto di non prendere alcuna scorciatoia – hanno spiegato Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni – ma di dimostrare in dibattimento quelle che sono le spiegazioni alternative date dal nostro assistito». «Pur in presenza di un quadro probatorio che sembra portare la sua firma – hanno proseguito gli avvocati – noi crediamo all’innocenza di Bossetti e cercheremo di dimostrarla in un dibattimento». (Fonte: Corriere della Sera).

I consulenti della difesa. La difesa ha nominato i consulenti in vista degli accertamenti programmati per martedì 1° luglio a Parma con i Ris sull’auto e il furgone di Bossetti: saranno Sarah Gino, docente dell’Università di Torino e Monica Omedei del Dipartimento di Sanità della stessa università.

Bossetti a Chignolo d’Isola. Massimo Bossetti, il muratore di Mapello fermato con l’accusa di essere l’assassino di Yara Gambirasio, lunedì 6 dicembre 2010, dieci giorni dopo la scomparsa della tredicenne, era a Chignolo d’Isola, paese nel quale, quasi due mesi dopo, verrà trovato in un campo il corpo della ragazza. È quanto risulta dai tabulati telefonici che gli inquirenti stanno controllando. L’accusato avrebbe spiegato che a Chignolo aveva due punti in cui era solito recarsi: il bar-pizzeria-tabaccheria «Mari e Monti» per una birra o le sigarette, e la ditta «Edil Bonacina» dove si riforniva di materiale per il lavoro. Tra gli investigatori circola però il sospetto che quella sera Bossetti possa aver raggiunto proprio il campo dove era stata abbandonata Yara. (Fonte: Eco di Bergamo)

Due coltellini. Il Corriere della Sera rivela che gli inquirenti hanno posto l’attenzione su due coltellini. Due lame sospette che fanno parte degli attrezzi del sospettato e sulle quali si sta concentrando il Ris di Parma.

SABATO 28 GIUGNO

Altre tracce di Dna? Il Fatto Quotidiano e molti altri giornali, tra i quali L’Eco di Bergamo in apertura della prima pagina, riportano le dichiarazioni – clamorose – del professor Fabio Buzzi, direttore del Dipartimento di medicina legale dell’Università di Pavia, rilasciate durante un’intervista telefonica. Buzzi rivela che “sopra il corpo di Yara, oltre al sangue su slip e leggins, abbiamo identificato altre tracce di Dna appartenenti a Ignoto 1”, ossia a Massimo Giuseppe Bossetti. Si tratterebbe di peli e capelli. “La corrispondenza trovata è univoca”, dice Buzzi. La notizia potrebbe mettere la parola fine alla vicenda, ma venerdì sera gli inquirenti hanno smentito il professore spiegando che a loro “non risultano” dei risultati sulla comparazione di peli ritrovati sul corpo di Yara che siano riconducibili a Bossetti. La relazione ufficiale del dipartimento di medicina legale – a cui ha preso parte anche il consulente della famiglia Gambirasio, Giorgio Portera, è attesa a giorni sul tavolo del pm Letizia Ruggeri. La Procura, però, è già stata informata. Intanto, il giudice Ezia Maccora nei prossimi giorni ha fissato l’incidente probatorio per cristallizzare la cosiddetta “prova regina”. Mentre la difesa di Bossetti annuncia un nuovo test del Dna.

VENERDI’ 27 GIUGNO

La telefonata di Bossetti alla madre. L’Eco di Bergamo rivela che negi atti delle indagini c’è una telefonata sospetta su cui è caduta l’attenzione degli inquirenti. La sera del rinvenimento del corpo di Yara Bossetti ha chiamato sua madre, Ester Arzuffi, proprio da Chignolo d’Isola, paese in cui la ragazza è stata trovata. Il particolare emerge dal verbale del secondo interrogatorio reso dalla moglie di Massimo Bossetti.

Il colloquio con la moglie in carcere. La Stampa riporta alcune frasi del primo colloquio fra Bossetti e la moglie, Marita Comi, nel carcere di via Gleno. «Te lo giuro sui nostri figli che io non c’entro», avrebbe ripetuto più volte il muratore di Mapello, «dì ai bambini che il loro papà tornerà presto a casa…».

Le certezze dell’accusa e il collegio di difesa. Magistrati e investigatori non sembrano avere ripensamenti sul fatto che Bossetti sia l’assassino di Yara. Tutto si giocherà quindi settimana prossima quando davanti al Tribunale del riesame di Brescia i difensori dell’artigiano di Mapello presenteranno istanza di scarcerazione per «totale insussistenza degli indizi». I difensori stanno intanto lavorando per nomina degli esperti che completeranno il pool di difesa. Il primo sarà un genetista, chiamato a smontare la prova regina del Dna. Bossetti non ha mai negato che il profilo genetico trovato sui leggings di Yara possa essere il suo, ma ha provato a dare una spiegazione su come possa esserci arrivato: «Il taglierino che ha lasciato il sangue potrebbe essere il mio. Mi è già capitato che mi rubassero dal furgone gli attrezzi di lavoro. Oppure che qualcun altro in cantiere abbia preso il mio…». In effetti, due anni fa – dopo la scomparsa e il ritrovamento di Yara, ma prima che fosse isolato il profilo genetico di «Ignoto 1» – il muratore di Mapello aveva denunciato il furto degli attrezzi dal furgone. In Procura invece sono convinti che quello trovato sul corpo di Yara sia liquido organico fresco, mescolato al suo, con un errore dello 0,00013%.
Al genetista verrà affiancato un perito informatico (a Bossetti sono stati sequestrati una decina di telefonini e un paio di computer) e un criminologo pronto a smontare l’impianto accusatorio.
Dal canto suo, amche la parte civile si prepara a dare battaglia. Giovedì pomeriggio i genitori di Yara, Fulvio e Maura Gambirasio, sono stati a lungo a colloquio con il loro legale Enrico Pelillo e con il loro consulente Giorgio Portera. A loro hanno chiesto spiegazioni su come procede l’indagine. E cosa succederà martedì a Parma quando nella sede dei Ris inizieranno le analisi sulle auto sequestrate a Massimo Giuseppe Bossetti e a quelle di altri familiari del muratore.

GIOVEDì 26 GIUGNO

Prima visita della moglie in carcere. Marita Comi ha fatto visita al marito Massimo Giuseppe Bossetti. Per evitare le telecamere e l’assalto dei giornalisti, la donna è arrivata in via Gleno probabilmente all’interno di un mezzo della polizia penitenziaria. Il colloquio è durato circa due ore. A metà mattina erano entrati i due avvocati dell’artigiano di Mapello, che sono rimasti fin verso le 14,30. Poche parole all’uscita: «Siamo convinti, come l’altro giorno. Lasciateci lavorare».

Caccia al secondo uomo. Secondo fonti di News Mediaset, Bossetti non sarebbe stato solo a rapire e ad uccidere Yara. Gli inquirenti sarebbero alla ricerca di un secondo uomo coinvolto nella vicenda. Il muratore è infatti ritenuto troppo debole e non sarebbe riuscito a spostare da solo il corpo della ragazza. Inoltre, basandosi sulle tracce ritrovate sotto le scarpe della 13enne, si ipotizza che non sia stata  portata subito nel campo di Chignolo dove è stata trovata morta. (Tgcom24)

Il furgone. Continuano le indagini sui beni di Bossetti, dopo la perquisizione in casa e il sequestro dei suoi dispostivi tecnologici, le ricerche si concentrano ora sul furgoncino del muratore, un autocarro Iveco Daily. Due giorni dopo la scomparsa della ragazza, una testimone di Ambivere aveva denunciato ai carabinieri che mentre era fuori a buttare la spazzatura era stata intimorita da alcune grida di aiuto che provenivano dall’interno di un furgone. Unica divergenza che il furgone che la donna avrebbe visto sarebbe bianco e chiuso non verde e cassonato come quello del Bossetti. (Eco di Bergamo)

I difensori più determinati. Mercoledì l’avvocato Silvia Gazzetti ha nuovamente incontrato in carcere Bossetti. All’uscita ha detto che insieme al collega Claudio Salvagni prenderà in esame “una serie di elementi che fin dall’inizio erano apparsi interessanti alla difesa e che adesso saranno sviluppati”. I difensori si sono detti convinti dell’innocenza del loro assistito.

La moglie: quella sera ha cenato a casa. “Sì quel giorno cenai con mio marito alle nove di sera”. Lo ha dichiarato la moglie  di Bossetti, Marita Comi, che negli ultimi giorni è stata sentita più volte dagli investigatori.

Mozione di sfiducia contro Alfano. I parlamentari grillini ha depositato una mozione di sfiducia contro il ministro dell’Interno Angelino Alfano per «la clamorosa “svista” istituzionale sul caso Yara». «Pur di millantare meriti», dice una nota,«non ha esitato a rivelare notizie riservate» sulla «svolta investigativa nel drammatico omicidio della povera ragazza». «Come denunciato dallo stesso Procuratore della Repubblica di Bergamo – si legge nella nota del Movimento 5 Stelle – con il suo comportamento il Ministro ha messo a rischio tutto l’importante lavoro svolto dai magistrati e dalle forze dell’ ordine in anni e anni di pazienti riscontri e indagini».

MERCOLEDI’ 25 GIUGNO

Colloquio con la moglie. Il pm Letizia Ruggeri ha autorizzato un colloquio fra Massimo Bossetti e la moglie Marita Comi. Nelle ultime ore gli inquirenti hanno sequestrato a casa Bossetti due computer e dieci telefonini. Su chi utilizzasse i pc, la moglie di Bossetti si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Relativamente alla sera della scomparsa di Yara, la donna ha dichiarato che non si era accorta di nulla di strano.

«Il mio Dna su Yara». Secondo quanto riporta L’Eco di Bergamo, il presunto assassino di Yara, Massimo Giuseppe Bossetti, nel lungo colloquio avuto con il suo nuovo avvocato Claudio Salvagni, avrebbe detto di avere delle «possibili spiegazioni che giustificherebbero la presenza del mio Dna» sugli slip della tredicenne. Il legale non si espone, ma il quotidiano bergamasco svela che anni fa il muratore di Mapello sporse denuncia per il furto di alcuni attrezzi da lavoro, che potrebbero essere poi stati usati da un terzo ignoto per aggredire ed uccidere Yara.

L’ex fidanzata di Bossetti. I Carabinieri hanno interrogato un’ex fidanzata di Bossetti, dopo che quest’ultima era intervenuta telefonicamente, nei giorni scorsi, in una trasmissione televisiva su Telelombardia. La donna, residente a Ponte San Pietro, ha raccontato nel programma di come Bossetti non accettasse la fine della loro storia. Entrambi erano però giovanissimi.

Versioni opposte sul centro estetico. Durante l’interrogatorio davanti al gip, Bossetti ha negato di ricorrere abitualmente a lampade solari. Lo stesso ha confermato sua moglie Marita Comi. Eppure la titolare del centro estetico “Oltremare”, nel 2010 situato innanzi all’abitazione dei Gambirasio, dichiara che il muratore era un cliente abituale e che almeno due volte a settimana si recava al negozio. Gli inquirenti ipotizzano che la scelta di quel centro estetico fosse legata al fatto di poter spiare più da vicino la tredicenne. (Corriere della Sera)

MARTEDì 24 GIUGNO

Silenzio stampa. I legali della famiglia Bossetti hanno fatto sapere che «la famiglia Bossetti, comprensibilmente provata per i recenti accadimenti, desidera comunicare che, per evidenti ragioni, anche a tutela dei minori coinvolti, nessuna intervista, dichiarazione o comunicazione di sorta sarà rilasciata a qualsiasi titolo ed a qualsivoglia organo di informazione». La decisione è stata presa anche in conseguenza del tentativo, da parte di alcuni giornalisti, di acquisire informazioni da persone minorenni. L’avvocato Claudio Salvagni, che insieme a Silvia Gazzetti difende l’artigiano di Mapello, dopo aver incontrato Bossetti in carcere ha spiegato che l’uomo accusato dell’omicidio di Yara è «determinato a dimostrare la propria innocenza e ha detto cose che mi hanno convinto della sua innocenza». Il legale ha aggiunto che Bossetti ha chiesto ancora di poter vedere la moglie. Infine si è riservato di decidere se chiedere la scarcerazione del suo assistito.

La moglie di Bossetti. Si è saputo che lunedì 23 giugno Marita Comi, moglie di Bossetti, è stata interrogata di nuovo e di nuovo ha ripetuto agli inquirenti: «Mio marito è innocente, non è un pedofilo, io gli credo». E ha aggiunto: «Non ricordo dove si trovasse la sera del 26 novembre 2010 perché lui è sempre in giro per lavoro». Ad affiancare Silvia Gazzetti nella difesa, ora c’è anche un avvocato di Como, Claudio Salvagni. Le indagini intanto proseguono. I Ris nei prossimi giorni analizzeranno la Volvo V40 e il furgone di Bossetti per cercare eventuali tracce biologiche della vittima e procede l’analisi dei tabulati e dei dati delle celle telefoniche relative all’utenza mobile in uso al presunto assassino. L’obiettivo è capire se l’artigiano edile di Mapello e la piccola Yara fossero già venuti in contatto nei giorni precedenti all’omicidio.

LUNEDI’ 23 GIUGNO
Il punto degli investigatori. Gli inquirenti si sono ritrovati per fare il punto sulle indagini. Tra essi anche il colonnello Giampietro Lago, capo dei Ris di Parma, che non ha escluso la possibilità di rifare il test del Dna su Bossetti. (L’Eco di Bergamo)
Dettori: «Sì al rito immediato». Intervenuto ai microfoni di Radio 24, il procuratore capo di Bergamo Francesco Dettori ha detto: «Il Dna è una prova scientifica, pertanto credo che si possa tranquillamente andare al rito immediato. La decisione spetta però al pm Letizia Ruggeri». Circa i dubbi sollevati da molti sul valore probatorio del Dna all’interno di un processo, il procuratore ha risposto che «non si possono fare correlazioni con altri casi come quello di via Poma, sono diversi. Basti pensare a dove il liquido biologico si trovava, cioè sugli slip di Yara, in prossimità di una lacerazione degli stessi. E poi l’ulteriore contesto che lascio a voi valutare come le sevizie subite con un coltello. Tra l’altro colui che è stato identificato (Bossetti, ndr) non ha niente a che fare con l’ambiente di normale e comune frequentazione della ragazza» (Radio 24)
«Ester sapeva tutto». Pesanti le indiscrezioni riportate dal sito Tgcom24, secondo il quale Ester Arzuffi era già a conoscenza del fatto che gli inquirenti fossero sulle tracce di suo figlio Massimo Giuseppe Bossetti. Per questo motivo gli inquirenti hanno deciso di intervenire il prima possibile onde evitare la fuga del presunto assassino. (Tgcm24)

DOMENICA 22 GIUGNO
Le parole di don Scotti. «Quando pensiamo a un omicida, pensiamo a una persona feroce. Qui siamo in presenza di una persona normalissima, padre di 3 bambini, oso sperare che non sia lui». Queste le parole di don Corinno Scotti, parroco di Brembate Sopra, durante la messa di domenica 22 giugno. Ha poi riportato quanto gli aveva detto Fulvio Gambirasio, padre di Yara, nei giorni scorsi riferendosi al presunto assassino: «Preghiamo per la sua famiglia perché stanno soffrendo ancor più di noi».
Regge o meno l’alibi di Bossetti? Durante l’interrogatorio con il gip, Bossetti ha dichiarato di essere passato spesso da Brembate Sopra, nei giorni della scomparsa di Yara Gambirasio, poiché lì abitano suo fratello minore Fabio ed il suo commercialista. Non è ancora chiaro se i due abbiano confermato o meno le spiegazioni fornite dall’uomo. Secondo il Corriere della Sera sia il fratello che il commercialista avrebbero smentito il racconto dell’uomo. «Con mio fratello ci vediamo di rado. Veniva pochissime volte» avrebbe dichiarato Fabio Bossetti. «Sarà venuto una volta al mese per portare le fatture» sosterrebbe il commercialista. Diversa la versione riportata da La Stampa, secondo cui il fratello Fabio avrebbe confermato le visite di Massimo Giuseppe Bossetti una volta a settimana circa ed anche il commercialista avrebbe detto che una volta ogni venti giorni Bossetti gli portava le fatture.
Proseguono le indagini. Il Corriere della Sera rende noto che Marita Comi, moglie di Massimo Giuseppe Bossetti e madre dei suoi tre figli, avrebbe fatto istanza al pm per andare a trovare l’uomo in carcere. Gli inquirenti, intanto, stanno procedendo con le analisi sui dispositivi informatici di Bossetti, ma al momento nessuna traccia significativa sarebbe stata rinvenuta. Il reparto investigativo dei Carabinieri è tornato nell’abitazione di Mapello del muratore per effettuare ulteriori specifiche indagini sugli indumenti e gli attrezzi da lavoro dell’uomo. (Corriere della Sera)

SABATO 21 GIUGNO
Bossetti è stato male. Massimo Giuseppe Bossetti, dopo aver risposto giovedì 19 giugno alle domande del gip, sabato mattina è stato colto da un lieve malore. Si è trattato di una tachicardia dovuta allo stress ed ai giorni di isolamento a cui è stato sottoposto. L’artigiano di Mapello è stato soccorso dal personale del carcere, senza che fosse stato necessario l’intervento del 118. Sottoposto ad una serie di accertamenti medici, è poi stato riportato nella sua cella. (L’Eco di Bergamo)

I PILASTRI DELL’ACCUSA.
1. Il Dna trovato sugli slip e sui leggins di Yara, che corrisponde al cento per cento con quello di Bossetti.
2. Il cellulare dell’artigiano, che la sera del delitto, un’ora prima, ha agganciato la stessa cella di quello di Yara. È poi rimasto spento da poco prima l’ora della scomparsa fino alla mattina successiva.
3. Le tracce di calce trovate sotto le scarpe e nei polmoni della vittima: Bossetti ha una piccola ditta in proprio e lavora nei cantieri. Nella giornata di giovedì 19 giugno, Bossetti ha risposto alle domande del Gip e «dichiarato con forza la sua innocenza», come ha spiegato all’uscita il legale, Silvia Gazzetti. L’uomo si è detto totalmente estraneo alla vicenda e ha aggiunto di non aver mai visto Yara Gambirasio. Ha aggiunto di non spiegarsi perchè ci sia il suo Dna rilevato dalla macchia ematica sugli indumenti intimi della ragazza. Quanto al cellulare ha affermato che era scarico.

LE CONTROMOSSE DELLA DIFESA.
Sono state ipotizzate dal quotidiano torinese La Stampa e fanno leva anzitutto sull’assenza del movente e dell’arma del delitto. Dubbi vengono sollevati anche intorno ai pilastri dell’accusa.
1. Il Dna. La traccia genetica attraverso cui si è giunti al muratore di Mapello è stata decifrata in maniera corretta? Il residuo organico da cui è stato estratto il Dna era molto piccolo. E non è certo che ci sia ulteriore materiale biologico su cui compiere nuove perizie. Ma anche nel caso in cui ci fosse la certezza che il Dna sugli slip di Yara appartenga a Bossetti, bisognerebbe tenere conto del contesto e degli altri indizi, al momento deboli o addirittura assenti.
2. I tabulati telefonici. Secondo quanto emerso, Bossetti e la ragazzina si sarebbero trovati nella stessa area ad un’ora di distanza l’uno dall’altra, non contemporaneamente. Inoltre la cella studiata è la stessa che viene agganciata anche da casa di Bossetti a Mapello. Infine, il cellulare del muratore non risulta aver mai agganciato la cella di Chignolo d’Isola, ove è stato ritrovato il corpo di Yara.
3. Le tracce di calce. La polvere di calce ritrovata sugli indumenti e nelle vie respiratorie della tredicenne potrebbero essere legata al fatto che Yara praticava ginnastica, sport in cui polveri di gesso e materiali simili vengono abitualmente utilizzati. Inoltre, il padre Fulvio Gambirasio lavora anch’egli nel settore dell’edilizia e Yara avrebbe potuto entrare in contatto con quei materiali a casa propria. Di seguito il riassunto degli ultimi giorni.

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